IN MORTE DI FIORENZO MAGNI

In uno dei vecchi album di fotografie che conservo in studio, datata 1953, una bella immagine in bianco e nero.

Riguarda la Tre Valli Varesine di quell’anno tanto lontano, specificamente un festoso dopo corsa.

In primo piano, sorridente, felice, Fiorenzo Magni.

Sta indossando la maglia di campione d’Italia di ciclismo, ovviamente su strada.

Lo aiuta alla bisogna l’allora ‘presidentissimo’ per eccellenza Adriano Rodoni, a capo sia della Unione Ciclistica Italiana che di quella mondiale.

Appena dietro i due, mio padre Manlio, organizzatore, nella veste di direttore dell’Ente Provinciale per il Turismo di Varese, della corsa.

A quel gioioso evento, partecipavo, visto che – ben lo rammento – ero esattamente posizionato al momento del predetto scatto accanto all’autore, il fotoreporter Camillo Faoro.

E, d’altra parte, non era la prima volta che mi toccava in sorte di vedere il ‘terzo uomo’ delle due ruote – dopo, ahimè per lui pure grandissimo, dopo, dicevo, Fausto Coppi e Gino Bartali – tanto da vicino.

Due anni prima, infatti, assiso in quel dell’Ippodromo Le Bettole di Varese, apparecchiato e trasformato per la grande occasione, proprio sul traguardo, l’avevo visto soccombere in volata piazzandosi amaramente secondo nel Campionato del Mondo su strada.

Centinaia di migliaia di persone – era allora lo sport ciclistico largamente preferito dal pubblico rispetto al calcio – lo avevano incoraggiato e sostenuto vedendolo nel gruppetto in fuga.

Con lui, purtroppo, anche il veloce e furbo elvetico Ferdy Kubler al quale, largamente per il vero, andarono vittoria e maglia iridata.

Penso che quella oramai antica corsa, quei Campionati delle Bettole, abbiano davvero portato ‘fortuna e lunga vita’ ai protagonisti.

Ove si escluda, difatti, l’allora terzo classificato Antonio Bevilacqua, morto in un incidente stradale nel 1972, il citato Kubler è vivo e vegeto alla bella età di novantatre anni, Giuseppe Minardi – il terzo italiano presente nel gruppo di testa – è ben oltre gli ottanta e Fiorenzo era, al momento della dipartita, vicino ai novantadue.

Un vero elisir!

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