DEMOCRAZIA “MALATA”

Anche i giornalisti che scrivono per i quotidiani più diffusi fanno parte, a pieno titolo, della classe dirigente di un Paese. Svolgono il fondamentale compito di orientare l’opinione pubblica.

Ezio Mauro, direttore del quotidiano “La Repubblica“, è calato perfettamente nel ruolo del “grande” intellettuale che orienta; si intende che la grandezza va valutata in relazione al livello attuale della classe politica investita di responsabilità istituzionali. E’ un “Maître a penser” perfetto per questi tempi di decadenza.

Il suo ultimo editoriale, “Come difendere la democrazia malata” (del 12 ottobre 2012), affronta un argomento che dovrebbe far tremare le vene ai polsi. Le condizioni in cui si trova l’Italia dovrebbero indurre un democratico sincero e sufficientemente “colto” a considerazioni molto pessimistiche. Per intenderci, non oso pensare quali analisi potrebbe fare oggi un Gaetano Salvemini. Lui che, nella crisi del 1922, pensò inizialmente che non fosse cattiva cosa che l’ex socialista massimalista Mussolini svolgesse la funzione storica della “scopa” che fa pulizia. Farei torto alla memoria di Salvemini se non ricordassi che, nel giro di un paio d’anni, valutata più attentamente l’esperienza fascista, divenne l’intransigente e coerente antifascista che conosciamo. Ho l’impressione che il sentimento profondo del Paese chieda soprattutto una cosa: bisogna finalmente punire in modo esemplare, punire con tutta la durezza necessaria, punire in modo tale che se fra trecento anni esisterà ancora il genere umano i libri di storia continuino a parlarne, la classe dirigente che ha portato l’Italia nella miserabile situazione in cui versa oggi. Questo desiderio che chi ha mal governato e mal amministrato, oppure si è approfittato del pubblico denaro, abbia una punizione esemplare, viene prima di qualsiasi altra esigenza: prima della ripresa dell’economia, prima della creazione di nuove opportunità di lavoro, prima del ritorno ad un benessere diffuso. Perché è la pre-condizione affinché tutti gli altri obiettivi possano realizzarsi. Ci vorrebbe non il comico Grillo, ma dei redivivi Robespierre e Saint Just. La “democrazia malata” continuerà a trascinarsi stancamente e continueremo tutti a galleggiare nella melma, soltanto perché, al momento, non ci sono alternative realistiche. La logica spartitoria, propria della partitocrazia, ha pervertito e corrotto tutti gli apparati dello Stato; dunque, è inconcepibile un colpo di stato. Del resto, che cosa ci si può aspettare da “servitori” dello Stato che trattavano con la mafia di Reina, per il tramite del “politico” Ciancimino? La politica di austerità imposta dall’Unione Europea e la logica predatoria propria della finanza internazionale suscitano malcontento sociale e sempre più ne susciteranno con il passare del tempo; ma mancano i quadri di un partito rivoluzionario. Ci vorrebbe gente “seria”, gente temprata nell’acciaio: i Lenin ed i Trockij possono essere espressi soltanto da un pensiero che abbia una sua consistenza teorica e che sia animato da genuina passione ideale. Lo scadimento del nostro sistema educativo, scolastico e universitario, fa sì che nell’Italia odierna non si possa disporre neppure di rivoluzionari credibili, determinati ed efficienti.

Tutto ciò premesso, l’editoriale di Ezio Mauro persegue un compito piccino piccino, a servizio degli interessi del Partito Democratico (PD): «come si può riportare sulla scheda elettorale le preferenze»?

Se non fossimo in piena tragedia, ci sarebbe da ridere. Contro le preferenze, Mauro ricorda gli ultimi scandali in ordine di tempo: il malcostume riscontrato nella gestione del denaro pubblico da parte dei Gruppi del Consiglio regionale del Lazio; il voto di scambio in Lombardia, laddove a vendere i pacchetti di voti era la ‘ndrangheta calabrese. Possibile che gli Italiani siano privi di memoria? Non è forse vero che, durante la lunga stagione berlusconiana, proprio il quotidiano “La Repubblica” non ha perso occasione di stigmatizzare comportamenti non virtuosi di politici membri del Parlamento? E quei politici come erano stati eletti? Con le preferenze? No, grazie alla oculata ed illuminata scelta delle Segreterie dei vari partiti.

Ad esempio, il tesoriere dell’ex partito della Margherita era un parlamentare “nominato”, o era stato eletto con le preferenze? Sarebbe stucchevole fare l’elenco dei deputati e dei senatori che negli ultimi anni sono stati protagonisti (negativi) delle cronache, anche giudiziarie. Mauro lo sa bene; ma se ne ricorda soltanto nei confronti del Partito dell’Italia dei Valori: «Di Pietro dovrebbe prima o poi spiegare alla sua gente quel tocco di Re Mida che gli fa scegliere ogni volta ladroni o voltagabbana da infilare sorridendo nelle sue liste». Affermazione da sottoscrivere; ma questa circostanza dimostra proprio che il metodo della nomina dei parlamentari non dà alcuna garanzia, meno che mai dal punto di vista dell’esigenza di consolidare l’etica pubblica.

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