IL PDL TRA QUENTIN TARANTINO E CAROLINA INVERNIZIO

Nemmeno il più trash degli sceneggiatori anarcoinsurrezionalisti  avrebbe potuto pensare una storia del genere, tutta racchiusa in una settimana: il dirigente PDL che taglia le gomme della macchina all’ invalido dopo avergli fregato il posteggio; quello che ruba i soldi delle vacanze dei bambini ciechi; la santerellina assessore alla assistenza sociale che mantiene una tribù di magna-magna; il surreale Presidente della Provincia che respinge le proprie dimissioni; il consigliere regionale che paga alla n’drangheta voti cari come aragoste; l’assessore PDL novello marxista che vuole dare secondo le sue capacità, ma ricevere secondo i suoi bisogni (mutuo).  Ma è un partito, o un film con Totò e Peppino, girato da Quentin Tarantino e tratto da un libro di Carolina Invernizio (“il bacio di una morta ”) ?

E non è nemmeno tutto il partito, ma solo quello lombardo, il suo fiore all’occhiello, pronto per un triangolare con i colleghi della Regione Lazio e di Reggio Calabria.

Diciamo la verità: Berlusconi, con tutte le sue colpe, questo non se lo merita, come non se lo meritano i tanti amici perbene che ancora ci militano.

Il comandante Kurtz, in Apocalypse now, citando Thomas Eliot afferma di voler cadere “con uno schianto, non con una lagna” (“whit a bang, not with a whimper”): se il PDL deve cadere, e ormai chiaro che cadrà, per rispetto del suo fondatore e dei sogni che anche tra noi il suo progetto seppe a suo tempo generare, forse è il caso che il Comandante Silvio faccia altrettanto.

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2 comments for “IL PDL TRA QUENTIN TARANTINO E CAROLINA INVERNIZIO

  1. giorgio castriota santa maria bella
    20 ottobre 2012 at 18:00

    C’é comunque una “culpa in eligendo” ed una culpa -anche se esagerata dalla stampa avversa- in certe frequentazioni.

  2. Michele Rinaldi
    15 ottobre 2012 at 19:52

    “Diciamo la verità: Berlusconi, con tutte le sue colpe, questo non se lo merita, come non se lo meritano i tanti amici perbene che ancora ci militano”.

    Caro GIANBATTISTA ROSA, questi cosiddetti “amici perbene che ancora ci militano” non si chiamano per caso Mizaru, Kikazaru e Wazaru? Cioè le tre scimmiette, di cui la prima non vede, la seconda non sente, la terza non parla? In più, essendo fatte di legno, sono evidentemente prive di olfatto e di qualsiasi altra sensibilità.Sono non viventi.
    In quanto a Berlusconi, mi sbaglierò, ma ho l’impressione che la sua logica, non di Berlusconi ma la sua, di Gianbattista Rosa, sia affetta dal morbo di Ehlers-Danlos.Dia una controllata.

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