MULLER-BARBERA: SPENDERE O SPANDERE?

Si sono spenti, da tre settimane appena, i riflettori sulla sessantanovesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Una Mostra che, come preannunciato in primavera dalla coppia Baratta-Barbera, rispettivamente Presidente della Biennale e Direttore Artistico, ha confermato un netto cambiamento di tendenza rispetto alla precedente direzione Muller, sia dal punto di vista politico-economico che da quello artistico-culturale.

La gestione delle risorse pecuniarie a disposizione, tanto quanto la scelta di eliminare sezioni-accozzaglia come “Controcampo Italiano” , avventata invenzione mulleriana per valorizzare lo stantio panorama cinematografico italiano, hanno decretato il successo della miglior edizione del Festival di Venezia degl’ultimi dieci anni. Più cannense e di ampio respiro la selezione delle pellicole in concorso, con grandi nomi, Terrence Malick, Paul Thomas Anderson e Kim Ki-Duk, alternati con misura ad appassionanti conferme, Ulrick Seidl, Harmony Korine e Olivier Assayas, e ad inopinate sorprese, Daniele Ciprì, Ramin Bahrani e Rama Bursthein. Più snella ed asciutta l’intera struttura festivaliera, distante anni luce dai pletorici effetti speciali, dall’atmosfera pop-ludica, dallo sfarzo ostentato, e anche un po’ pacchiano, dell’era Muller.

Una politica gestionale, insomma, assennatamente in linea con la sobrietà e la compostezza imposte dai tempi di vacche magre ai quali ci stiamo oggi abituando, senza tuttavia rinunciare alla qualità artistica. Un virtuoso esempio di spending review, di come quindi si possa razionalmente investire su ciò che è artisticamente meritevole, e di conseguenza prioritario, evitando gli sprechi e gli eccessi delle precedenti edizioni.

Peccato che la quasi totalità della critica italiana, tranne la Aspesi e il buon Mereghetti, si sia scatenata, con corsivi al vetriolo, contro l’ “eccessiva” morigeratezza del festival barberiano, puntando il dito contro il dimezzamento del numero di film in programma (da 140 a 76), e, soprattutto, contro la sparuta presenza di starlette al Lido. Cose da pazzi, manco fosse un festival di moda o una passerella milanese.

Intanto Muller gongola (la critica è tutta dalla sua parte) e perfeziona i dettagli della sua prima edizione da Direttore del Festival Internazionale del Film di Roma, sprecandosi in ampollosi annunci. 15 film in concorso, cinque o più film fuori concorso realizzati da grandi nomi dell’arte su celluloide, la sezione “Prospettive Italia”, che è, in altre parole, la romanizzazione di “Controcampo italiano”, “Cinema XXI”, dedicata al cinema sperimentale, e “Alice in città” confermatissima parentesi dedicata al pubblico giovanile. Tanti ingredienti bollono in pentola, ma con loro anche il caro prezzi sul costo dei biglietti (fino a 30 euro per le proiezioni più glamour) e un bilancio, stranamente non ancora approvato, di quasi due milioni di euro. E con un Muller in più sarà difficile non spandere…

2 comments for “MULLER-BARBERA: SPENDERE O SPANDERE?

  1. 21 luglio 2014 at 19:04

    I thought that the Times and the Tories stpuorped outsourcing everything to the private sector because it was more efficient and value for money? They would certainly be the first to bitch if civil servants were sitting around playing with Photoshop.

  2. 6 luglio 2014 at 20:13

    Surely the issue is more about whether it was money well spent I don’t rlceal seeing the logo anywhere during the last year. I do agree that it made sense to use a proper designer though, and that level of fee seems very reasonable to me for a PROFESSIONAL.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *