I RAZZISTI VOTANO OBAMA

Viene da lontano, da molto lontano, l’esprimersi e il conseguente voto di larga parte dei democratici bianchi a favore di Obama, il presidente ‘nero’.
E’ figlio di una colpa, meglio, di un sentirsi in colpa e del conseguente, inconfessato anelito all’espiazione.
Dentro di loro – senza che ne abbiano contezza ma dentro di loro – i centocinquanta e passa anni nei quali i padri e gli avi hanno voluto e strenuamente difeso lo schiavismo prima e la segregazione razziale dopo.
Il partito oggi di Mitt Romney, non dimentichiamolo, viene fondato nel 1854 soprattutto per combattere ed abolire appunto lo schiavismo e il primo presidente repubblicano è Abraham Lincoln.

Gli Stati del Sud che escono dall’Unione e causano la Guerra di Secessione sono tutti in mano democratica.
Sconfitti, resisteranno duramente fino agli anni Settanta del Novecento su posizioni retrograde e segregazioniste nei confronti delle minoranze razziali e in specie dei neri.

E basti qui ricordare un personaggio quale George Wallace, governatore dell’Alabama espresso dal partito democratico e candidato nel 1968 a White House, sia pure da indipendente, che da razzista convinto ed esplicito ha conquistato nell’occasione fior di Stati (cinque e con quasi dieci milioni di voti) nel Sud amministrato dai suoi amici.

E per quanti non sanno (e ciononostante discettano dottamente – per carità – e giudicano), per quanti hanno dimenticato o voluto dimenticare, non è forse il presidente repubblicano Eisenhower – anni Cinquanta – a mandare nel predetto Sud la Guardia Nazionale per ottenere che vengano rispettate le sentenze anti segregazione emanate dalla Corte Suprema presieduta dal repubblicano (ma guarda!) Earl Warren?

E’ in parte con Franklin Delano Roosevelt, il cui New Deal per qualche verso piaceva alle minoranze, che i neri cominciano il cammino che li farà approdare alle rive democratiche.

Sarà poi il grande Lyndon Johnson (non il pericoloso parolaio John Kennedy che tanto piace a quanti hanno studiato la storia sui rotocalchi e che Martin Luther King accusava pubblicamente di non avere concluso niente in proposito), con le sue profondissime aperture e con le leggi fatte approvare a forza o quasi ad un Congresso nel quale i suoi amici di partito ancora si opponevano, a far convergere definitivamente sui democratici le simpatie appunto dei neri.

Voto di figli e nipoti di razzisti incalliti, pertanto, quello dei bianchi democratici d’oggi.

Voto anche di razzisti inconsapevoli o quasi, come sono indubbiamente quanti, in particolare tra i ‘radical chic’ e le ‘anime belle’, si appalesano pro Obama per obbedire alla ‘religione’ del politicamente corretto.

Il ‘vero’ non razzista sa di potersi opporre ad Obama per averlo visto all’opera, per le sue inadeguatezze ed incapacità.

Se ne impippa del colore della sua pelle e guarda ai fatti, alla politica, all’ideologia.

Difficile, in conclusione e quindi, anche se non impossibile, per chiunque in questa campagna avere il sopravvento su un candidato che conta non solo sul voto di quanti lo apprezzano o la pensano come lui ma anche di milioni e milioni di razzisti!

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