ALLE ‘ANIME BELLE’ ROMNEY NON PIACE

“Questo Romney non mi piace per niente e poi infila una gaffe dietro l’altra…”

Nel dirmi queste poche parole, la Signora XY ha un’aria imbarazzata.

La imbarazza la per lei evidente ‘rozzezza’ del candidato repubblicano, quel suo essere irrimediabilmente ‘di destra’ e per conseguenza, ovviamente, poco presentabile.

“Ma, insomma”, pensa di certo e lascia capire, ”queste arretratezze culturali, questa dura opposizione all’aborto libero, questo agitarsi contro il matrimonio e le altre aperture nei confronti dei gay, questo amor di patria continuamente sbandierato, questo duro approccio economico, il voler sostenere ad ogni costo un’idea di America tanto superata…

E quel parlare di Dio…

E la difesa della famiglia…

Troppo, troppo davvero”.

“E poi”, sicuramente, dentro di sé, concludendo con una quasi impercettibile smorfia di disgusto, “è ricco: tutti quei soldi”.

La Signora – una buona amica da anni – appartiene (e non so quanto consapevolmente) a quella sinistra abbiente, decisamente molto molto chic, che certamente si distingue dai mille e mille ignorantissimi e beceri ‘sinistri’ che ben conosciamo, ma che, alla fine, si schiera dalla loro stessa parte.

Il classico prodotto della commistione tra i vecchi democristiani non conservatori, i comunisti ‘all’italiana’ e tutta un’infinita varietà di movimentucoli (spessissimo, per il vero, in altri tempi, usi ad imporsi con la violenza) portatori di istanze la cui comune caratteristica è, deve essere oggi, infine, il ‘politically correct’.

Tante e care ‘anime belle’.

I suoi amici – non che lei li conosca necessariamente di persona: quelli che la pensano allo stesso modo – imperversano nei media ovviamente ‘radical chic’.

Sono firme, volti o voci di riferimento la cui principale caratteristica, insopportabile, è quella di non dichiararsi.

Parlano, giudicano, alzano il ditino ammonitore contro quegli zoticoni dei repubblicani ma lo fanno fingendo una inesistente imparzialità che dona loro, nei confronti dei lettori per la grandissima parte non avvertiti, autorevolezza.

Nulla, in verità ed è dimostrabilissimo, sanno della lunga storia dei partiti USA oggi dominanti, nulla sanno delle primarie ideologie e delle mutazioni, delle idee, dei continui movimenti in ragione dei quali le posizioni politiche e geopolitiche dei democratici come dei repubblicani hanno subito e subiscono anche sostanziali variazioni.

E se per caso qualcosa che contrasti con le loro odierne determinazioni (in pochissimi) ricordano, provvedono a cancellarla: un non imposto e gradito processo di rimozione bello e buono.

Ora, a quali concreti risultati conduce tutto questo pensare, agitarsi, parlare, scrivere?

Forse che l’elettore americano di fede repubblicana tiene in qualche modo conto dei dubbi della gentilissima Signora XY, delle prese di posizione dell’autorevole firma di un qualche giornale o del conosciuto volto di uno dei mille canali tv italiani, europei o, addirittura, USA stessi?

Forse che il Gop o Mitt Romney, bacchettati sulle dita dai maestrini della sinistra chic, cambiano idee e atteggiamenti?

L’intento, il fine vero ed ultimo del candidato e del suo ‘running mate’ Paul Ryan è quello di compattare le fila repubblicane, di ottenere che tutte le componenti del partito, da quelle maggiormente centriste (una definizione che individua posizioni politiche particolari: un centrista italiano è tutt’altra cosa e si pensi a Casini) a quelle radicali di destra, dai libertari alla Ron Paul agli indispensabili (se mancano i loro voti il Gop perde e basta) evangelici e ai Tea Party il prossimo 6 novembre si rechino in massa alle urne.

E’ una chiamata, quella di Romney, uguale a quella del 2004, allorquando tutto il mondo voleva e si muoveva per la defenestrazione dell’impresentabile e vituperato George Walker Bush e l’avvento del ‘salvatore’ John Kerry.

Allorquando i sondaggi (come oggi dicono per Obama) davano lo sfidante in testa.

Allorquando l’attacco dei democratici fu respinto alla grande nei seggi dal voto popolare.

E’ vero, nei trascorsi otto anni molta acqua è passata sotto i ponti e, a quel che pare, larga parte dei nuovi e tanti elettori non Wasp (white, anglosaxon, protestant) si schiererà  a favore di Obama.

E’ vero, molti degli Stati da lunghi decenni abitualmente ‘red’ (quelli democratici vengono definiti ‘blue’) hanno visto l’arrivo di nuovi residenti

(come dimostrato dal censimento nazionale del 2010), probabilmente, proprio in quanto non acclimatati, pronti ad esprimersi, se andranno alle urne, per il presidente in carica.

E’ vero, tutto questo e un particolare ‘clima’ che si va da almeno un decennio instaurando mi fa dire che se il partito repubblicano non tornerà ad essere quello che originariamente era si troverà a lungo in difficoltà.

E’ quindi vero, Obama ha la concreta possibilità di conquistare un secondo mandato ma non certamente per i raccapricci della Signora XY, per l’agitarsi dell’analista o del commentatore di questo o quel media.

Non certamente perché Romney o Ryan abbiano commesso quelle che i radical chic considerano gravissime gaffe e che invece gli elettori – contano loro, ricordiamocelo – specie se Gop, non tengono in nessun cale o addirittura apprezzano!

N.B. Rammento che il partito repubblicano è anche chiamato Gop, da ‘Grand old party’

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