IL “VOLKSGEIST” ED I PROBLEMI DEGLI INTERVENTI PER IL SALVATAGGIO DELLE ECONOMIE DI ALCUNI PAESI EUROPEI

Nella tormentata vicenda che si trascina da oltre un anno e che riguarda gli interventi degli Stati membri dell’Eurozona e della Banca Centrale Europea a sostegno della Grecia, della Spagna, dell’Italia, del Portogallo e dell’Irlanda in cui si è assistito alla contrapposizione, non ancora del tutto superata, tra gli Esecutivi tedesco, olandese e finlandese ed i governi dei paesi in crisi ha giuocato, a nostro avviso, un ruolo che non è stato messo in luce ovvero quello psicologico e storico che, per brevità, chiameremmo il «Volksgeist» e che influenza più o meno consciamente l’atteggiamento di quei governanti, banchieri centrali, opinioni pubbliche soprattutto tedesche.

Il termine, che in tedesco indica lo spirito, il genio peculiare di ciascuna nazione, è un concetto, già presente in Montesquieu, utilizzato in età romantica da Hegel e soprattutto dagli esponenti della Scuola Storica del Diritto (von Savigny, G.F. Puchta ed altri), per individuare, in contrapposizione ai Giusnaturalisti che ritenevano che la legge naturale fosse la fonte del diritto, nel genio di ciascuna nazione il fondamento dell’unico, autentico diritto ovvero quello positivo storico proprio dei singoli popoli.

Chi ha dimistichezza con i popoli germanici sa che – per semplificare – nella “visione della vita” (Weltanschauung) dei medesimi non esiste il colore “grigio” ma solo il “nero” ed il “bianco”. In altri termini la “flessibilità” nei comportamenti, nei giudizi e nella ricerca delle soluzioni ai problemi, siano essi politici, sociali od economici, è uno strumento scarsamente utilizzato e ciò li porta, talora, ad adottare rimedi estremi che possono anche tradursi, come si è visto nell’epoca nazista, in comportamenti collettivi assimilabili ad un “cupio dissolvi”.

Hanno contribuito a forgiare questa mentalità la dottrina protestante che, tra l’altro, non prevede la confessione e l’eventuale assoluzione liberatoria.

In questa chiave di lettura si comprende perché furono Adenauer e Kohl, entrambi cattolici ed originari di Laender meridionale di frontiera, i principali fautori in Germania della costruzione europea.

La Cancelliera Merkel è, per contro, una protestante, figlia di un pastore della Germania del Nord allevata nella D.D.R. ed è quindi rigida e nel contempo sensibile, non avendo la statura di uno statista, agli umori del suo elettorato, tradizionalmente sparagnino, ed al timore di perdere, perciò, le prossime elezioni. A ciò si aggiunga la ritrosia della “Bundesbank” a perdere, in parte, i suoi poteri a favore della B.C.E. segnatamente in materia di controllo delle Casse di Risparmio e delle banche regionali in cui l’influenza politica è forte.

Secondo la mentalità del rigore, che abbiamo, forse semplificando, cercato d’illustrare, chi è stato scialacquatore non ha titolo per pretendere un aiuto.

Non sarebbe giusto anche se tali paesi compiono sforzi notevoli per rimediare e se le condizioni obiettive degli stessi (scarse materie prime e mezzi di comunicazione a buon mercato – v. fiumi – distanze dal centro economico d’Europa etc.) rendono più arduo ripristinare una situazione economica virtuosa.

Devono pagare il fio per le loro colpe!

Nella “communis opinio” delle popolazioni nordiche inoltre i popoli meridionali sono anche simpatici ma scarsamente affidabili.

Conclusioni: è opportuno che paghino per le loro colpe anche se, non aiutati, possono fallire e se questo possa tradursi in un danno irreparabile per la costruzione europea e, per conseguenza, anche per i c.d. paesi virtuosi.

A questo punto qualche lettore potrà obiettare che la nostra analisi è eccessivamente semplicistica ma ci sia consentito ricordare che le masse, se non guidate da menti illuminate (e non ne vediamo troppe nel panorama politico europeo attuale), non elaborano pensieri troppo sofisticati ed i politicanti in ciò le assecondano avendo una visione di breve momento (in genere le elezioni).

Cicerone d’altronde scrisse: «Sic est vulgus: ex veritate pauca, ex opinione multa destimat» (= Così è fatto il volgo: poco giudica in base alla verità, molto basandosi sull’opinione; v. “Pro Roscio Com.”, 10, 120).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *