TASSATE I RICCHI, E PAGHERANNO I POVERI

La demagogia costa sempre cara: quella fiscale in particolare, perché la si paga presto ed in contanti. Vediamo alcuni  esempi recenti.

Prima notizia: la tassa sul lusso, sulle imbarcazioni e vetture di pregio in particolare, voluta dal Governo Monti, ha prodotto (ma va là?) meno di un terzo del gettito stimato. Mancano all’ appello circa 250 M€, che verranno recuperati dalle tasche degli italiani che imbarcazioni non hanno. Il primo effetto di questa tassa, la più cretina del secolo nella sua prima formulazione, che prevedeva un aumento esorbitante delle tasse di stazionamento nei porti, è stato ovviamente l’esodo verso i porti dei paesi di confine, ed il secondo è che l’appassionato di vela che volesse acquistare una imbarcazione intestandosela personalmente  sarà d’ora in poi portato d’urgenza in ospedale per un Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Seconda notizia: molte multinazionali operanti in Francia, quelle del settore finanziario in particolare, hanno deciso di trasferire a Londra o in Svizzera le loro sedi parigine, per sfuggire alla aliquota marginale del 75% decisa da Hollande sui redditi oltre il milione di €. Il risultato non sarà dunque un incremento del prelievo fiscale sui più abbienti, ma un calo, perché non solo non arriverà l’introito extra atteso, ma nemmeno ci sarà più quel 44% medio su tutto il reddito già incassato sinora. Se fossero solo in mille, ipotizzando un  reddito medio di 2 Milioni di € ciascuno, l’ erario francese perderà circa un Miliardo di €.

Terza notizia: il già disastrato bilancio dello Stato della California è alla disperata ricerca di nuove entrate o di nuovi tagli, perché il crollo in borsa del titolo Facebook fa svanire la speranza, già contabilizzata nel budget statale di quest’anno, di incamerare diverse centinaia di Milioni di $ derivanti dalla vendita di stock options da parte del management dell’azienda, opzioni che al livello attuale del titolo valgono poco o nulla e che quindi non saranno esercitate. Scopriamo così che le famigerate stock options, la peste del 21° secolo, in realtà una funzione sociale ce l’hanno. A fronte di qualche abuso, che certamente c’è stato negli anni passati, la demagogia fiscale non ha reagito come razionalità vorrebbe, correggendo con regole più severe uno strumento di remunerazione che di per sé è il più equo che ci sia, poiché remunera solamente dove c’è creazione di valore per tutti gli azionisti, ma demonizzandolo e penalizzandolo fiscalmente fino a renderlo di fatto quasi estinto.

Del resto, nessuno ama ricordare che la esplosione dei “bonus” aziendali multimilionari, che ora, ed in certi casi giustamente, suscita scandalo, è dovuta proprio ad un altro esempio di demagogia fiscale: è la conseguenza di una decisione di Bill Clinton nel 1992 di rendere non fiscalmente deducibili per le aziende le retribuzioni fisse oltre il milione di $. Si illudeva di moralizzare le retribuzioni del top management, ed ha invece dato il via ad una fantasmagorica esplosione di bonus e incentivi, in seguito alla quale gli stipendi del top management sono enormemente cresciuti invece di ridursi.

Di fatto, il pensare che giustizia sociale voglia dire, come in un manifesto recente, che “anche i ricchi piangano”, è sentimento molto diffuso. Noi preferiamo ricordare, con Winston Churchill, che ai politici che dicono di amare molto i poveri va riconosciuta una certa coerenza:  ne creano il maggior numero possibile.

1 comment for “TASSATE I RICCHI, E PAGHERANNO I POVERI

  1. 19 febbraio 2016 at 07:24

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