Spread e Politica

Dopo aver trascorso gli ultimi mesi a studiare i sondaggi e analizzare gli scenari per il voto nel 2013, Silvio Berlusconi ha deciso di prendere in mano le sorti del Centrodestra e ricandidarsi a premier.

In molti hanno sentito un brivido correre lungo la schiena. E se quel gatto sornione non avesse ancora esaurito le sue nove vite? E se vincesse di nuovo?

Incubi a parte, i più accorti hanno iniziato a chiedersi come potrebbero reagire i mercati di fronte all’eventualità di un “Berlusconi V il ritorno”. Le sensazioni non sono affatto positive. Soprattutto dopo che l’annuncio della ridiscesa in campo del Cav è stato seguito con impressionante tempismo dal declassamento del rating del nostro debito pubblico da parte di Moody’s.

Altri si sono chiesti che fine farebbe la ritrovata autorevolezza dell’Italia in campo internazionale. A rispondere ci ha pensato l’Economist. «Poche cose potrebbero essere peggiori per la credibilità (e la stabilità finanziaria) dell’Italia che lasciare gli investitori a ponderare per i prossimi nove mesi il possibile ritorno di Silvio Berlusconi al governo. Eppure è sempre più probabile», questo lo sprezzante commento dell’autorevole settimanale economico d’oltremanica subito dopo l’annuncio dell’ex premier.

La risalita dello spread oltre quota 500, il contagio in atto da Grecia e Spagna, l’ostruzionismo della Germania sui possibili aiuti europei e l’incertezza del quadro politico per il dopo Monti rendono il periodo particolarmente complicato. I mercati sono intimoriti, ma anche gli italiani non dormono sonni tranquilli.

Ovviamente non è tutta colpa di Berlusconi. Il Cavaliere non è la causa di tutti i mali del nostro Paese, tutt’al più ne è l’effetto. Quel che più disturba, però, è la percezione della mancanza di un’alternativa.

L’illusione del partito liberale di massa si è dissolta nei vent’anni di berlusconismo e il popolo dei liberali è disperso in mille feudi, partitini e associazioni. Oggi più che mai si sente la necessità di un soggetto politico liberale forte che sia in grado di aggregare consensi, intercettare chi propende per l’astensionismo e dar seguito alle riforme strutturali avviate dal Governo Monti.

Non si può affrontare la crisi di oggi con strumenti di ieri. Urge un cambio di passo. Servono idee e facce nuove.

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