La raffica che sconfigge il tifone

Dopo una interminabile fase di valutazione, fatta di continui rinvii e di silenzi stampa, la vittoria nella “commessa del secolo” indiana ha sorriso al caccia francese Dassault Rafale (Raffica). Alla MMRCA (medium multi-role combat aircraft), tender del valore di 20 miliardi di dollari, hanno partecipato i più importanti costruttori aeronautici a livello globale.

I contendenti sono stati progressivamente ridotti a due, la francese Dassault ed il consorzio europeo Eurofighter (composto da Tedeschi e Spagnoli tramite EADS, dai Britannici della BAE e dalla nostra Finmeccanica). Il pressing diplomatico sul governo Indiano è stato intenso da entrambe le parti, con un diretto coinvolgimento dei vertici istituzionali dei Paesi coinvolti, ben giustificato dall’impatto economico e geopolitico dell’aggiudicazione della commessa.

Se i produttori del Typhoon (Tifone, nome commerciale dell’Ef-2000) hanno ostentato una certa sicurezza, dovuta anche ad incoraggianti risultati nell’export (con forniture già assicurate ad Arabia Saudita ed Austria), la situazione francese era molto più delicata. Un’eventuale sconfitta avrebbe definitivamente sancito il valore commerciale nullo del velivolo (fino ad oggi mai esportato in mercati esteri), decretando quindi l’impossibilità per i cugini d’oltralpe di continuare a produrre autonomamente aerei da combattimento di prima linea, vanto della propria industria aeronautica.

Il risultato della gara indiana, tuttavia, ha premiato l’offerta francese. Nonostante il Rafale sia chiaramente inferiore al Typhoon come inviluppo di volo ed avionica, la versione presentata al governo indiano ha potuto contare su tre importanti plus rispetto al suo concorrente; radar più moderno, possibilità di operare una gamma di armi maggiore, prezzo inferiore.

La sconfitta del caccia multinazionale ha quindi imposto un serio ripensamento delle strategie di vendita. Il premier inglese David Cameron, dopo una attività di lobbying estenuante verso il governo indiano, ha annunciato che per incrementare le chance di aggiudicazione di contratti all’estero è indispensabile l’integrazione del Meteor (missile aria-aria beyond visual range sviluppato dal consorzio MBDA, che già può equipaggiare il Rafale), l’installazione di un radar a scansione elettronica, miglioramenti della suite di autoprotezione e delle capacità aria-terra.

Cameron, presentando questi piani un paio di settimane fa in occasione dell’inaugurazione del Farnborough Airshow (importante vetrina per le aziende operanti nel settore aerospazio e difesa), ha aggiunto che le quattro nazioni partner sono concordi sul tipo di integrazioni da compiere sul velivolo.

Le alte sfere militari ed industriali sembrano poi ancora coltivare qualche speranza sull’affaire India, dove la Dassault si trova in trattativa riservata col governo. Fonti della BAE hanno riferito al Financial Times che il consorzio europeo è disposto ad abbassare il prezzo del Typhoon, spuntando de facto l’arma più affilata a disposizione dei concorrenti Francesi. Anche Finmeccanica, a seguito dello shock emotivo, ha auspicato un completo ripensamento del pricing del caccia. In questo settore, infatti, il prezzo di vendita tiene conto di numerosissime variabili politiche, strategiche e diplomatiche, ed è quanto mai “elastico” in funzione di particolari esigenze o dei Paesi acquirenti.  La rivisitazione delle strategie per l’export del Typhoon potrebbe dare buoni frutti in tre gare che si tanno avviando a conclusione. In Oman, la BAE ha dato per certo l’acquisto di 12 esemplari del caccia.

In Malesia, l’eventuale vittoria dell’ex Ef-2000 nella gara per la sostituzione dei MiG-29 garantirebbe al governo malese un ingente compensazione industriale (John Brosnan, managing director per la BAE nel sudest asiatico, ha affermato che le aziende locali potrebbero virtualmente partecipare alla costruzione del 90% delle componenti dell’aereo). Infine, si prospetta una fornitura di 60 velivoli agli Emirati Arabi Uniti, un contratto del valore di dieci miliardi di dollari in cui i Francesi sembravano in pole position. Tuttavia, il governo emiratino ha ritenuto non competitiva l’offerta della Dassault, riportando in lizza il consorzio quadrinazionale.

Analizzando la situazione da un punto di vista generico, appare chiaro come la ridefinizione degli equilibri internazionali a seguito della fine della guerra fredda abbia imposto un ripensamento delle strategie anche e soprattutto per le aziende della difesa. “Giardini di casa” e Paesi fidelizzati non ne esistono (quasi) più, come provato dalla cocente – per i russi – eliminazione del proprio MiG-35 nella MMRCA. Non basta tuttavia fornire un buon velivolo; il Rafale, come sottolineato dal nome stesso, è inferiore al Typhoon praticamente sotto ogni aspetto operativo, eppure le compensazioni industriali ed il prezzo hanno rivestito una importanza cruciale nell’aggiudicazione della paradigmatica commessa indiana. Rumors giornalistici, ad esempio, hanno attribuito alle serrate politiche statunitensi di controllo sull’export l’esclusione dalla gara del Boeing F/A-18E/F. Acquistare un aereo la cui avionica è sigillata è apparso un non-sense ad i selezionatori indiani (chissà cosa direbbero dell’F-35).

Il consorzio Eurofighter sembra aver imparato la lezione, offrendo contropartite importanti ai possibili clienti del Typhoon. Con i bilanci della difesa sempre più asfittici di Europa e Stati Uniti, i buyers provenienti dai PVS e dagli oil-rich countries sono diventati sempre più strategici per le industrie della difesa occidentali.

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