Mese: luglio 2012

Il “modello Moleskine” per la PMI italiana

Produce per lo più carta da scrivere, accessori per la lettura e oggettistica da disegno ma nell’ultimo periodo si è prodigata anche nelle fodere per tablet, nell’occhialeria e nelle lampade da letto, per i buongustai della lettura in notturna. Nei suoi corner sparsi tra Milano, New York e Hong Kong puoi trovare anche borse, city notebook, penne e gusci porta oggetto. La buona manifattura italiana mista al design milanese, insomma.

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De Gaulle non aveva tutti i torti

Il gen. de Gaulle era indubbiamente un uomo di genio anche se, come tutti, commise qualche errore. Gli Europeisti giudicarono severamente il suo duplice rifiuto all’adesione negli anni ’60 del Regno Unito alla Comunità Europea. Sembrò, infatti, un’ennesima dimostrazione del nazionalismo gallico. Col senno di poi non ce la sentiamo di criticarlo.

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Che fine ha fatto il fiscal compact?

Lo scorso 30 gennaio i Capi di Stato o di Governo dei Paesi dell’Unione europea hanno approvato, riuniti in concilio a Bruxelles, un nuovo Trattato sui bilanci dei Paesi membri: il fiscal compact. Un nuovo marchingegno giuridico-economico che prevede, tra le altre cose, il pareggio di bilancio (la cosiddetta golden rule) in Costituzione, per quei paesi con debito pubblico superiore al 60%, e un piano di rientro di 1/20 della parte di debito eccedente il 60%.

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Finlandia, terra di conquista

L’Europa nord-orientale sta sempre più assumendo il ruolo di frontiera geopolitica fra i due blocchi storicamente contrapposti, che hanno lasciato alle spalle il (breve) idillio cooperativo della fine del secolo scorso per dare inizio ad una nuova fase competitiva. Rispetto al rigido e burocratico frontiera, sarebbe più corretto parlare di marca, termine dalla sfumatura medievale che restituisce meglio l’indeterminatezza di zone di influenza sovrapposte e la confusa giustapposizione di poteri e vincoli geostrategici.

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La storia insegna

Finora il dibattito sul tema degli eurobond ha visto scontrarsi due fazioni contrapposte. Da un lato i fautori che ne esaltano le proprietà taumaturgiche rispetto alla crisi dei debiti sovrani e dall’altro i contrari che oppongono motivazioni etico-politiche all’opportunità di collettivizzare i debiti dei paesi più e meno virtuosi dell’Uem (Unione economica e monetaria).

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