Cambiare la Politica, Fermare il Declino, Tornare a Crescere

Sabato 30 luglio 2012 è stato pubblicato su una serie di quotidiani un appello sottoscritto da 240 esponenti della società civile – tra cui il nostro direttore Edoardo Croci – che vogliono provare a “cambiare l’Italia”.

Le ricette sono quelle liberali per cui si è sempre battuto anche il nostro giornale. Per questo invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere l’appello.

Siamo convinti che gli italiani abbiano dolorosamente acquisito una piena consapevolezza che non ci sono più “pasti gratis” e che se i progetti e le forze liberali che si sono animati troveranno una convergenza le prossime elezioni politiche del 2013 possono essere il momento di svolta. Per questo sosteniamo il processo di “Costituente Liberale”, avviato a Milano lo scorso 9 giugno grazie ad Enrico Musso, Carlo Scognamiglio, Edoardo Croci e tanti altri liberali autentici e per questo ci riconosciamo nel manifesto che Oscar Giannino, insieme ad illustri economisti italiani trasferiti in America (un certo distacco dalle vicende italiane non fa male) e agli animatori dei think tank “Adam Smith Society” e “Istituto Bruno Leoni” hanno elaborato e ci hanno proposto.

Riproponiamo di seguito il testo integrale dell’appello. Proposte, approfondimenti, sottoscrizioni e donazioni al sito www.fermareildeclino.it.

“La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 – tranne poche eccezioni individuali – ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente.

Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent’anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai.

Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino.

Per questo motivo auspichiamo la creazione di una nuova forza politica – completamente diversa dalle esistenti – che induca un rinnovamento nei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica. Cittadini, associazioni, corpi intermedi, rappresentanze del lavoro e dell’impresa esprimono disagio e chiedono cambiamento, ma non trovano interlocutori. Ci rivolgiamo a loro per avviare un processo di aggregazione politica libero da personalismi e senza pregiudiziali ideologiche, mirato a fare dell’Italia un paese che prospera e cresce. Invitiamo a un confronto aperto le persone e le organizzazioni interessate, per costruire quel soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno.”

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3 comments for “Cambiare la Politica, Fermare il Declino, Tornare a Crescere

  1. Giammarco Brenelli
    4 agosto 2012 at 16:30

    E’ difficile non convenire con il testo intitolato “Fermare il declino”.
    Non a caso esso è sottoscritto da amici liberali, da repubblicani storici rimasti estranei alla politica post ’94 e da liberisti che, per parte loro, hanno tentato di porre contenuti in controtendenza rispetto alla sottocultura burocratica, assistenziale e sindacale che presiede l’amministrazione pubblica, rimasta intatta durante i governi berlusconiani.
    Sul punto va anzi chiarito che tale responsabilità omissiva è tanto più grave se si considera che le maggioranze di cui ha goduto il centro destra sono state le più ampie dai tempi di Cavour.
    Si tratta ora di passare dagli appelli ai programmi e dunque, per cominciare ad accennare qualche aspetto, bisogna definire cosa vendere evitando, magari con l’alibi del liberismo ad ogni costo, le regalie degli anni ’90. In ogni caso contemporaneamente si deve ridimensionare drasticamente la voragine della spesa.
    Qui il discorso è politico e non economico perché si tratta di accettare lo scontro con certa ideologia tutta italiana, ove l’assistenzialismo si è coniugato, sin dalla prima Repubblica, con propositi di scambio del consenso magari nobilitati con richiamo al socialismo. Così si è consolidato il dogma per cui nel settore pubblico si può sempre assumere (vedi da ultimo il caso Sicilia) e nel privato non si può licenziare. Sul tema il Governo Monti ha svolto una funzione politica, in primo luogo, nell’affermare almeno in linea di principio, la licenziabilità degli impiegati pubblici, secondariamente, in concreto, con un primo ridimensionamento dell’art. 18 (ricordo di passata, tanto per tenere presente il clima, che al TG2 la dichiarazione del Ministro Fornero era stata presentata nei titoli come una “gaffe”).
    Si deve poi cominciare a rivedere il mito dell’intoccabilità delle autonomie locali, partendo dal ridimensionamento della funzione regionale, che dopo quarant’anni, si è rivelata una esperienza di grave moltiplicazione di burocrazia e di spesa. Prendiamo l’esempio degli appalti delle forniture dei presidi paramedici e sanitari in genere: è assurdo che tali forniture vengano acquistate dalle diverse regioni con prezzi molto diversi, riferiti agli stessi prodotti. Va poi drasticamente bloccato il ricorso all’indebitamente delle regioni stesse, sia a statuto ordinario che speciale.
    Per altro riguardo si è visto, sempre con il Governo Monti, che per la prima volta è stato posto in discussione il mito della concertazione che, con l’andare degli anni, si è risolto in una vera e propria lesione del sistema parlamentare, talché alcune categorie forti ed alcune organizzazioni, dall’incerta democrazia interna e da bilanci misteriosi, si arrogano una sorta di diritto di veto, anche in campi estranei alla loro rappresentanza.
    Bisogna evitare una rappresentanza contemporanea di tutti gli interessi piuttosto che degli interessi di tutti, che rimane di competenza esclusiva del Governo e del Parlamento che lo esprime.
    Credo dunque, dopo gli appelli, che sia venuto il momento di stendere un programma politico da parte di tutti quelli che vogliono fermare il declino con ricette liberali. Ovviamente l’occasione è importante per tutti i liberali mantenendo tuttavia una certa diffidenza verso chi ha chiesto voti addirittura per il più spinto liberismo ed ha poi condiviso fino all’ultimo il partito, dal nome cangiante, di Berlusconi.
    Giammarco Brenelli.

  2. pierangelo rossi
    30 luglio 2012 at 15:56

    D’accordissimo con il manifesto “Cambiare la politica, Fermare il declino, Tornare a crescere”.

  3. 29 luglio 2012 at 11:15

    Segnalo anche il seguente libro ” Antipolitica o altra politica? -Combattere la corruzione, abbattere il sistema dei partiti, rilanciare l’Italia”
    http://www.ibs.it/code/9788863472974/laccisaglia-massimo/antipolitica-o-altra-politica.html

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