Nubi fosche si stanno addensando sui nostri Marò detenuti in India

Come era da temere (ne scrissi il 20 maggio u,s. su Cartalibera) il processo ai nostri Marò detenuti in India sta prendendo una brutta piega. Rinvii da parte della Corte indiana, la scialuppa sulla quale erano imbarcati i pescatori indiani e che aveva sul fasciame i fori dei colpi non viene riparata e, stranamente, lasciata calare a picco ed altri comportamenti non certo amichevoli ad opera delle autorità di polizia e giudiziarie di quel paese. Secondo una consolidata prassi ” buonista” dei Governi italiani e del nostro Ministero Affari Esteri il metodo utilizzato in questi casi é quello di” incassare” sperando che così agendo si ottengano esiti positivi.

Risultati “brillanti” ottenuti nel passato grazie a questo “modus operandi” sono stati i seguenti: in Francia si sono rifugiati ed hanno vissuto indisturbati e riveriti dall’intellighenzia di sinistra diecine di terroristi rossi italiani protetti dalla c.d. dottrina Mitterand; piloti statunitensi effettuando manovre spericolate ( e non era la prima volta ) tranciarono in Trentino i cavi di una funivia sul monte Cermis provocando vari morti; piu’ di recente il governo brasiliano si é rifiutato di estradare il pluri-omicida Cesare Battisti scappato in quel paese (nel quale-si noti-milioni di cittadini sono di origine italiana )dall’accogliente residenza parigina; il nostro agente Calipari fu ucciso in Iraq da un soldato statunitense ( si disse per errore ma la cosa è molto dubbia perché il tragitto verso l’aeroporto di Bagdad era stato segnalato al comando americano e l’automobile viaggiava ad andatura ridotta) e subito il luogo dell’omicidio venne ripulito accuratamente dagli “amici ” americani così come il veicolo che trasportava Calipari e la Sbrena. Ci furono delle scuse nel caso del Cermis ed indennizzi ma i piloti americani non furono condannati oltreatlantico. Nel caso Calipari, salvo errore, solo scuse. In pratica Francia, Brasile, Stati Uniti ci hanno trattato come un paese di terza categoria.
In India basiamo sostanzialmente la difesa dei due Marò sul problema della giurisdizione e “puerilmente ” concediamo, quale gesto di solidarietà, ma -giova notarlo- tramite il Ministero della Difesa, un risarcimento alla famiglia del pescatore ucciso. E questo suona contemporaneamente come una “excusatio non petita accusatio manifesta” ed una “captatio benevolentiae”. Risultato generale di tale machiavellica politica nei fori internazionali : si può trattare malissimo l’Italia tanto non reagisce.
Per cercare di salvare i nostri Marò non c’é quindi che da mobilitare rapidamente e massicciamente l’opinione pubblica e le forze parlamentari del nostro paese perché facciano pressione sul Governo affinchè metta e subito in opera tutti gli strumenti disponibili(ad es. richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni, sospendere la concessione di visti di ingresso e permessi di lavoro a cittadini indiani; vietare temporaneamente alle società italiane a partecipazione statale di concludere contratti che consentano ad operatori indiani di esportare beni o servizi nel nostro paese etc. ) onde indurre le autorità indiane a venire a miti consigli e in tal modo salvare da un’ingiusta condanna i nostri militari.
A questo punto inopinatamente mi viene alla mente una scritta scolpita sulla facciata del palazzo Del Bufalo in Largo del Nazareno in Roma:
“Cum feris ferus” (= Con le belve occorre essere una belva).
Ma, come direbbero gli avvocati, “Absit iniuria verbis” (= sia assente da queste parole l’ingiuria).

2 comments for “Nubi fosche si stanno addensando sui nostri Marò detenuti in India

  1. 21 luglio 2014 at 17:33

    Thanks for helping me to see things in a dieefrfnt light.

  2. 6 luglio 2014 at 04:13

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