Il “modello Moleskine” per la PMI italiana

Produce per lo più carta da scrivere, accessori per la lettura e oggettistica da disegno ma nell’ultimo periodo si è prodigata anche nelle fodere per tablet, nell’occhialeria e nelle lampade da letto, per i buongustai della lettura in notturna. Nei suoi corner sparsi tra Milano, New York e Hong Kong puoi trovare anche borse, city notebook, penne e gusci porta oggetto. La buona manifattura italiana mista al design milanese, insomma.

Il fodero delle sue agende, per cui è famosa nel mondo, è nero. Un filo di elastico sottile unisce i lembi del taccuino, quasi a racchiudere e proteggere, in un gesto di eleganza, le idee, gli schizzi e i bozzetti degli intellettuali di mezzo mondo. Sull’ultima di copertina, se capita di scorrere lo sguardo, è incastonata la scritta Moleskine, emblema dell’omonima azienda italiana che dal ‘97 naviga la scena dello scrittore pret a porter e del giornalista free lance.

Il gruppo Moleskine, dopo un decennio di ascesa produttiva, ha da poco impresso un’accelerata al proprio business e si è calata alla Borsa di Milano. Proprio lì da dove era partita e proprio lì da dove intende ripartire per incrementare i fatturati e duplicare il portafoglio dei prodotti. Un salto cieco nella selva degli affari e un balzo a piedi pari nel crogiolo della finanza che conta, quella delle capitalizzazioni di peso, dei fatturati a nove zeri e delle imprese Blue chip, a cui tra poco più di un mese si aggiungerà anche lei, l’inquilina della carta meneghina.

L’impresa italiana delle agende sta infatti chiudendo le ultime pratiche per il lancio dell’Ipo a Piazz’Affari e ha ingaggiato Goldman Sachs, Ubs e Mediobanca per sondare gli umori dei trader e sviluppare il collocamento dei titoli sul mercato. Il tutto con un grande sogno: attrarre i capitali e internazionalizzare il brand.

Ma ecco qualche numero: nell’ultimo anno il “taccuino di Hemingway” ha prodotto un fatturato consolidato di 66,6 milioni di euro (+24,8% sul 2010). Il margine operativo lordo è di 28,6 milioni (+26,9%), l’utile netto consolidato conta 15,8 milioni (+31,1%) e la posizione finanziaria netta negativa è di 52,1 milioni di euro (contro i 55,9 dell’anno precedente). Il tasso medio di crescita dal 2006 in avanti è stato del 26,2% per i ricavi e del 29,8 per il margine operativo lordo.

Secondo quanto affermato in uno studio di Borsa Italiana, per le imprese quotate a Milano il fatturato cresce pre-quotazione del 22% annuo e del 18% negli anni successivi. Quattro imprese su cinque dichiarano che senza la quotazione il tasso di sviluppo aziendale sarebbe stato inferiore mentre il 40% delle risorse raccolte in sede di Initial Public Offering (Ipo) sono destinate all’attività di crescita. Il 70% delle imprese quotate effettua almeno un’acquisizione post-quotazione e mediamente si osservano quattro acquisizioni per impresa in corrispondenza dell’accesso al mercato azionario. Le imprese quotate, poi, effettuano mediamente significativi investimenti passando da un tasso annuo del 15% pre-quotazione ad uno del 23% negli anni successivi.

E’ facile a questo punto pensare che il “modello Moleskine” sia una bella iniziativa di mercato che può far bene all’azienda dei taccuini. Un modello che volentieri vorremmo si replicasse anche per le centinaia di piccole e medie imprese italiane di qualità, specie per quelle innovative e di genio che generosamente intessono il tessuto italiano e che, vuoi per struttura, vuoi per impronta familiare, vuoi per cultura manageriale spesso restano ai margini della finanza e si perdono quello che di buono il mercato telematico può offrire all’impresa: controllo, efficientamento, organizzazione e cash.

Un modello, quello di Moleskine, che è molto piaciuto agli operatori di Milano e che pensiamo debba essere diffuso al grande magma delle PMI italiane. Perchè in tempi di vacche magre e di crisi degli ordini, una buona riorganizzazione interna, una spinta all’internazionalizzazione e una raccolta di nuove finanze per il tramite dei mercati può aiutare l’impresa italiana a uscire dalla crisi.

Parafrasando Maurizio Costanzo in una nota reclame di camicie degli anni 90: “se fa bene a Moleskine, fa bene a tutti”. Ce lo auguriamo.

1 comment for “Il “modello Moleskine” per la PMI italiana

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