Finlandia, terra di conquista

L’Europa nord-orientale sta sempre più assumendo il ruolo di frontiera geopolitica fra i due blocchi storicamente contrapposti, che hanno lasciato alle spalle il (breve) idillio cooperativo della fine del secolo scorso per dare inizio ad una nuova fase competitiva. Rispetto al rigido e burocratico frontiera, sarebbe più corretto parlare di marca, termine dalla sfumatura medievale che restituisce meglio l’indeterminatezza di zone di influenza sovrapposte e la confusa giustapposizione di poteri e vincoli geostrategici.

Sulla linea di faglia si è venuta a trovare la Finlandia, piccolo Paese di poco più di 5 milioni di abitanti (dei quali appena lo 0,5% di etnia russa), ma con 1313 km di confine con il gigante eurasiatico. Le relazioni russo-finlandesi hanno da sempre rivestito un’importanza cruciale nel percorso di emancipazione e sviluppo della repubblica nordica. Durante la Guerra fredda venne coniato ad hoc il termine finlandizzazione, ad indicare l’influenza geopolitica che può essere esercitata da una grande potenza nei riguardi di un piccolo confinante. Il concetto è sentito in maniera peggiorativa dai Finlandesi, che al contrario hanno visto nella finlandizzazione uno strumento di realpolitik necessario per preservare la propria indipendenza – evitando di sperperare tale attributo in inutili fronde contro l’Unione Sovietica.

Questa scelta politica compromissoria quanto realista ha ovviamente portato la Finlandia a non aderire alla NATO, nonostante questa partecipi al programma Partnership for Peace dal 1994 ed abbia fornito contingenti per le missioni in Afghanistan e Kosovo. Inter alia, rileva osservare come tale scelta neutralista sia fortemente condivisa dalla popolazione: lo scorso Dicembre, un sondaggio della Gallup ha rilevato come il 68% dei Finlandesi sia ancora contrario all’adesione all’Organizzazione, contro un misero 16% a favore.

A dispetto di questi dati, la materia è divenuta improvvisamente d’attualità. Nonostante nessun partito Finlandese supporti apertamente l’ingresso nella NATO, il Primo Ministro Jyrki Katainen ed il Ministro per gli Affari Europei Alexander Stubb hanno affermato che un eventuale adesione rafforzerebbe la sicurezza del Paese.

Il Capo di Stato Maggiore Generale delle forze armate russe Nikolaj Makarov, parlando il mese scorso all’Università di Helsinki, aveva ravvisato nell’avvicinamento in atto fra Finlandia e NATO una reale minaccia alla sicurezza nazionale russa, auspicando di converso una maggiore integrazione militare fra i due Paesi confinanti. Il neopresidente Putin, durante un incontro con il suo omologo Sauli Niinistö avvenuto il 22 giugno, ha poi ribadito la posizione russa sugli “abboccamenti” atlantici dei Finlandesi, aggiungendo che un eventuale ingresso del piccolo Paese nella NATO priverebbe il Paese di una fetta importante della propria sovranità che sarebbe ceduta a livelli decisionali più elevati, e che la Federazione prenderebbe adeguate contromisure nel caso di un rischieramento di missili NATO sul territorio finnico. Il presidente ha poi provocatoriamente chiesto nell’interesse di chi possa andare una simile escalation di tensione fra i due vicini nordici.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono arrivate ad inizio luglio le dichiarazioni di Carl Haglund, appena nominato Ministro della difesa finlandese, il quale ha affermato che il suo Paese non intende prendere ordini dalla Russia in materia di difesa. Il Ministro ha espresso il suo disappunto per le dichiarazioni di Makarov, ritenute fuori luogo ed offensive. La Finlandia, a suo dire, perseguirebbe una politica di buon vicinato con la Federazione, laddove la sfera del decision-making dovrebbe rimanere di esclusivo appannaggio nazionale e non condizionata da fattori esogeni.

La determinazione di Washington nel costruire in Europa orientale un sistema missilistico di difesa lungo i confini russi (senza la partecipazione della Federazione) ha sconquassato il cosiddetto reset delle relazioni russo-statunitensi, minacciando di scatenare un’altra corsa agli armamenti tra i due ex-rivali della Guerra Fredda. L’accoglienza della popolazione Finlandese nei confronti di una “militarizzazione” del proprio territorio rimane peraltro tiepida, come testimoniato da un recente sondaggio della Gallup che ha replicato quello somministrato a dicembre. I contrari alla NATO rimangono al 62%, ed i favorevoli salgono di un misero punto attestandosi al 17%. Non sarebbe certo un caso eccezionale, che la cittadinanza si dimostri più saggia dei suoi rappresentanti eletti.

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