Che fine ha fatto il fiscal compact?

Lo scorso 30 gennaio i Capi di Stato o di Governo dei Paesi dell’Unione europea hanno approvato, riuniti in concilio a Bruxelles, un nuovo Trattato sui bilanci dei Paesi membri: il fiscal compact.  Un nuovo marchingegno giuridico-economico che prevede, tra le altre cose, il pareggio di bilancio (la cosiddetta golden rule) in Costituzione, per quei paesi con debito pubblico superiore al 60%,  e un piano di rientro di 1/20 della parte di debito eccedente il 60%.

Il fiscal compact diventerà operativo dal 1° gennaio 2013, se verrà ratificato da almeno 12 paesi membri sui 25 sottoscrittori – ricordiamo che Inghilterra e Repubblica Ceca non hanno dato il loro benestare.

Allo stato attuale sono sette i paesi che hanno ratificato il trattato: Irlanda, tramite referendum , Portogallo, Danimarca, Slovenia, Lettonia, Romania e Grecia.

Di pari passo con il fiscal compact, sul tavolo dei  Parlamenti europei viaggia anche il via libera al nuovo fondo salva Stati ESM (European Stability Mechanism) che prenderà il posto del EFSF (European Facility Stability Mechanism) e la cui istituzione era stata decisa definitivamente durante il summit europeo di fine gennaio. Il fondo ESM da 500 miliardi, che dovrà essere ratificato soltanto dai membri dell’Eurozona, sarà un’istituzione finanziaria internazionale con sede in Lussemburgo e lo statuto su cui poggia – come il fiscal compact, d’altronde – è considerato come un vero e proprio Trattato internazionale.

Il nuovo fondo salva Stati ESM doveva entrare in vigore lo scorso 1 luglio ma a quella data soltanto 8 paesi su 17 avevano ratificato il Trattato a tal punto da traslare la data al 9 luglio. Anche in questo caso, però,  la mancanza del numero necessario per l’entrata in vigore ha fatto saltare il banco.

In più, qualche giorno fa, la Corte Costituzionale tedesca, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del fiscal compact e dello ESM, ha bloccato la ratifica dei due trattati, condizionandola alla data in cui verrà emessa una sentenza a riguardo, il che potrebbe avvenire tra due o tre settimane, complicando forse in modo irreparabile l’attuazione delle decisioni prese per salvare la moneta unica.

Per quanto riguarda l’Italia, entro fine mese il Parlamento dovrebbe approvare entrambi i Trattati: il via libera del Senato è atteso entro questa settimana, o al massimo la prossima, mentre la Camera – ha detto il Ministro per gli Affari europei Enzo Moavero – “dovrebbe seguire un iter velocizzato”.

Queste passaggi democratici (referendum, sentenze di costituzionalità) sono sì legittimi e necessari nell’attuale ordinamento europeo, ma possono essere anche visti come un sintomo di come l’Unione, così come la conosciamo, non sia più in grado di reggere il confronto con i tempi e con i mercati finanziari.

Testimoniano, infatti, come l’architettura dell’Unione europea necessiti di un’unione politica vera per riuscire ad agire efficacemente e in lassi di tempo ragionevoli, che le permettano di non essere in balia dei mercati, ma anzi di poterli controllare e di poter prendere le decisioni politiche ed economiche che servono nei momenti giusti. Ecco perché l’unica strada per la sopravvivenza è verso un’unione politica, questo cambiamento epocale deve essere incluso tra le priorità degli Stati membri e ogni volta che essi affrontano il tema della cessione di sovranità all’Unione, quest’ultima non deve essere vista come un corpo estraneo imposto dall’esterno, ma come qualcosa di cui tutti gli Stati membri fanno parte, hanno contribuito a creare e viene da loro governato.

In tal modo il prossimo fiscal compact o il prossimo ESM potrebbero essere creati ed entrare in vigore in poche settimane.

3 comments for “Che fine ha fatto il fiscal compact?

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    del Trattato ?Forse sarebbe stato piu’ saggio prevedere un periodo piu’ lungo.

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