Gli Immortali

8 luglio 2012, Roger Federer si aggiudica per la settima volta il torneo di Wimbledon, ciò facendo, vince il suo diciassettesimo slam, torna al primo posto nella classifica mondiale eguagliando per numero di settimane trascorse in vetta Pete Sampras (e lo supererà lunedì 16 luglio) e aggiunge questi agli altri mille record in suo possesso.
E’ lo svizzero il più grande tennista di tutti i tempi?

Con ogni probabilità, così è, visto che l’unica alternativa è Rod Laver, il cui palmarès è monco essendogli stato impedito per cinque anni, dal 1963 al 1967 – perché passato al professionismo e prima che appunto i professionisti fossero ammessi agli slam – di competere nel circuito e quindi anche nei quattro massimi tornei. (Per quanti ne fossero all’oscuro, i tornei inclusi nel cosiddetto ‘slam’ sono nell’ordine di effettuazione annuale Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Flushing Meadows).
E’, inoltre, l’elvetico degno di figurare tra i pochissimi immortali dello sport? Certamente!

Restando al tennis e guardando alle donne, impossibile scordare Martina Navratilova e Steffi Graf.

Quanto alle altre discipline, quali e quanti possono essere compresi in questa ristrettissima cerchia? Eccone un elenco ragionato.

Rocky Marciano. Campione del mondo dei pesi massimi, quarantanove combattimenti e quarantanove vittorie, quarantatre delle quali per ko. Imbattuto e imbattibile, terribile picchiatore, era, a ben guardare, abilissimo nella difesa.
Vinto il confronto con Archie Moore, che prima di crollare al nono round lo aveva atterrato, con grande lucidità annunciò il ritiro dichiarando “Per la prima volta ho ‘sentito’ i colpi. E’ ora di smettere”.

Steve Redgrave. Cinque volte campione olimpionico di canottaggio (1984, 1988, 1992, 1996, 2000), il baronetto inglese ha conquistato altresì nove titoli mondiali in uno sport faticoso e usurante come pochi altri. Che dire di più?

Jolanda Balas. Rumena di etnia ungherese, Balas è stata tra gli anni Cinquanta e i Sessanta del Novecento la massima stella nel salto in alto e nell’atletica.
Perfetta esecutrice dello stile ‘ventrale’ (il rivoluzionario  ‘Fosbury’ si rivelerà, messo in pratica dall’inventore, solo nel 1968 a Città del Messico), campionessa olimpica nel 1960 e nel 1964, due volte prima nelle gare a livello continentale (all’epoca non esistevano i mondiali di atletica), stabilì a più riprese record per l’epoca impensabili. Incredibilmente ed unica nella storia di tutte le discipline, rimase imbattuta per dieci anni, dal 1957 al 1967, vincendo centoquaranta meeting nazionali e internazionali di fila. Ineguagliabile!

Bernard Hinault. Il ‘tasso’ francese ha vinto dieci grandi corse a tappe sulle tredici alle quali ha partecipato. Ha corso il Giro d’Italia tre volte e lo ha vinto in tutte e tre le occasioni. Ha pedalato alla Vuelta spagnola due volte trionfando sempre. Ha corso otto Tour de France vincendone cinque, e arrivando due volte secondo (in una circostanza, fu costretto al ritiro). E’ l’unico ad avere vinto i tre giri al primo tentativo. E’ l’unico ad averli conquistati tutti due volte. Ha fatto la ‘doppietta’ Giro/Tour e quella Tour/Vuelta. Ha riportato, pur correndole raramente, Sanremo esclusa, le più grandi ‘classiche’ e stravinto il mondiale.
Unico nella storia tra i big delle due ruote, ha conquistato in volata l’ultima tappa del Tour a Parigi battendo, primo in classifica e maglia gialla, i velocisti.Vinceva quando voleva, come dimostra il seguente episodio che mi è stato raccontato da Silvano Contini. Alla partenza del Giro di Lombardia del 1984, incontrando appunto Contini che era arrivato secondo dopo di lui nel 1979 in quella stessa corsa, gli disse “Se vuoi arrivare secondo anche oggi stammi dietro”. Ovviamente, vinse!

Quanto al calcio, che considero un gioco e non uno sport, Diego Maradona è, a mio modo di vedere, il migliore di tutti tempi. Pelè e Messi, che molti gli preferiscono, sono grandi goleador ma non sapevano o sanno vincere da soli come Diego spessissimo ha fatto. Piuttosto, vicini a Maradona ma comunque inferiori, collocherei Alfredo Di Stefano e Bobby Charlton.

Guardando al nuoto, come non ricordare che i grandi vincitori di medaglie d’oro alla Olimpiadi o ai mondiali lo sono anche in quanto partecipi delle staffette? Mark Spitz, per fare solo un nome, ha conquistato sette ori a Monaco nel 1972 ma solo quattro individualmente.

Infine, tra quanti italiani ritengo abbiano diritto all’immortalità, come dimenticare schermidori quali Nedo Nadi o Edoardo Mangiarotti, ai quali, dovesse vincere anche a Londra, andrebbe ad affiancarsi di diritto Valentina Vezzali?

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