WTO? No, grazie

L’ingresso della Federazione Russa nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) è stato ufficializzato il 16 dicembre 2011, a conclusione del negoziato di adesione più lungo nella storia dell’istituzione ginevrina. Sin dal 1993, pochi mesi dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, vennero avviate le trattative fra il gigante eurasiatico e l’Organizzazione, ma queste avanzarono lentamente sia a causa della difficoltosa transizione del Paese verso un’economia di mercato, che per motivazioni politiche (da ultimo, il conflitto con la Georgia e il conseguente irrigidimento del Paese transcaucasico, giunto a minacciare il veto all’ingresso della Federazione nel sistema).

La Russia, unica grande economia esclusa dall’Organizzazione giunta a contare 154 Paesi ed a rappresentare il 97% del commercio globale, ha ora tempo fino al 23 luglio 2012 per ratificare l’accordo.

Nuvole nere si vanno addensando su questa delicata fase istituzionale. Il movimento Rossija protiv VTO (Russia contro il WTO), con ramificazioni operative nelle principali città della Federazione, ha lanciato diverse campagne mediatiche contro l’accesso, raccogliendo interventi di personaggi di primo piano nel mondo accademico (ad esempio Boris Kagarlickij, direttore dell’IGSO – Istituto per la globalizzazione e i movimenti sociali). Il movimento ha supportato anche un’iniziativa referendaria (fallita) promossa da diversi economisti e personaggi politici russi, fra i quali Konstantin Babkin, deputato di Novgorod nonché presidente di Rosagromaš, importante associazione dei produttori di macchine agricole.

È tuttavia nel contesto parlamentare che il malcontento sembra montare maggiormente Si sono già detti contrari all’adesione i nazionalisti dell’LDPR di Žirinovskij (11,7% alle elezioni parlamentari di dicembre) ed i moderati di Spravedlivaja Rossija (13,2%) – il cui leader Mironov ha ripetutamente evidenziato i rischi di perdita di controllo su settori strategici per l’industria del Paese. Ma sono soprattutto i nazional-comunisti guidati da Gennadij Zjuganov (quasi al 20%) ad aver fatto del contrasto alla ratifica il proprio “cavallo di battaglia”. Il 18 giugno scorso il segretariato del partito ha stabilito che il 3 luglio verranno celebrate una serie di iniziative di protesta da tenersi in tutte le principali città della Federazione. Il Primo Vice Presidente del Comitato Centrale, Ivan Melnikov, ha dichiarato all’agenzia Interfax che l’azione coagulerà un vasto fronte di forze nazional-patriottiche e che la posizione del KPRF è sostenibile e ben suffragata da dati concreti.

L’intervento di Melnikov segue di pochi giorni la missiva ufficiale inviata da Zjuganov al governo federale, in cui il politico ha richiesto formalmente di non ratificare l’adesione al WTO. Citando stime del Ministro delle Finanze Anton Siluanov, l’accesso avrebbe un impatto negativo quantificabile in 9,5 miliardi di dollari a valere sul budget statale per il 2013. Inoltre, le condizioni di ingresso sarebbero estremamente svantaggiose, non essendo le principali aziende russe ancora in grado di competere con le controparti occidentali – specie per quanto riguarda l’industria aeronautica e le PMI. Secondo Zjuganov, il Governo starebbe erodendo il proprio sostegno alle forse produttive russe proprio nel momento in cui si va intensificando la battaglia per il controllo dei mercati, dei flussi finanziari e dell’accesso alle risorse naturali.

Oltre agli svantaggi di carattere puramente economico, il leader del KPRF ha posto l’accento sulle ripercussioni politico-strategiche dell’adesione. Zjuganov ha infatti sostenuto che l’ingresso nel WTO porrebbe una minaccia reale all’indipendenza e sicurezza nazionale. La Russia sarebbe ridotta al rango di Paese eterodiretto, essendo in realtà l’Organizzazione uno strumento volto alla distruzione dello Stato e all’affermazione di logiche di potere aziendali a livello globale.

Proprio sul delicato tema della sovranità rischia quindi di impantanarsi il dialogo ventennale. Non è infatti solo il KPRF ad aver avanzato il sospetto che l’apertura del mercato e la revisione delle politiche implementate fino ad oggi dalla Russia in diversi settori (agricoltura in primis) siano funzionali ad interessi di marca statunitense – potenza egemone in ambito WTO, secondo i Russi. Dietro la piena integrazione nel circuito multilaterale degli scambi si celerebbe il concreto interesse degli USA a “bloccare” gli strumenti tradizionalmente impiegati dalla Russia per perseguire i propri fini politici, economici e – fino a pochi anni fa – sociali.

La battaglia non passa solo per le piazze ed i proclami ad effetto. I deputati comunisti stanno per presentare un ricorso collettivo alla Corte costituzionale sostenendo che l’adesione della Russia al WTO costituirebbe una grave minaccia per la sicurezza economica del Paese. Sergej Obuhov, segretario del Comitato Centrale del KPRF ha precisato che ai termini di legge tale ricorso deve essere sottoscritto da almeno 90 deputati, laddove i comunisti possono contare su 92 seggi alla camera bassa. Per il difficoltoso cammino della Federazione Russa verso la piena integrazione nel circuito multilaterale degli scambi, le prossime settimane rivestiranno un’importanza cruciale.

2 comments for “WTO? No, grazie

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