Metroweb e Telecom Italia sulla via della fibra

Spesso si dice che due indizi, in casa del giudice, valgono una prova. Ebbene, se questo è vero, il dossier de Il Sole 24 Ore di aprile e le notizie di ri-nazionalizzazione della rete telefonica italiana, valgono a Telecom la prova che nel pentolone dell’ex monopolista qualcosa è tornato a bollire.

Si parla di una ricetta semplice: Telecom Italia sarebbe pronta a ragionare l’opportunità di costruire un nuovo hardware per il Paese, sull’onda dell’Agenda Europea e, ancor più, in linea con l’Agenda Digitale Italiana, quel piano di informatizzazione che l’Europa ci invoca da tempo e che l’Italia ci chiede con clamore.

A dettare i tempi a Telecom, però, non sono né le prime file del colosso hi-tech né tantomeno i superconsulenti delle retrovie. A scandire i passaggi al “monopolista” ci sta pensando Metroweb, la società di Alberto Trondoli, controllata all’87% dal Fondo F2i di Vito Gamberale e oggi principale competitor del colosso nostrano in tema di reti e di fibra ottica.

Un po’ come dire “la volpe che dà il passo alla lepre”: la Metroweb di Gamberale, circa due mesi fa, aveva sparigliato le carte dell’hi-tech italiano e con un colpo di spugna aveva presentato al Parlamento un progetto per la costruzione delle NGN – le New generations Networks – un piano di cablatura che prevedeva la sostituzione dell’ultimo miglio di rete web in entrata nelle case italiane (oggi in rame) con un tratto di rete in fibra ottica, più veloce, più moderno e assai performante, in grado di portare la connessione di massa a 100 Mbps (oggi 30 Mbps). Il tutto partendo dalle 30 città più importanti d’Italia e portando tra le mura domestiche i benefici della fibra e i piaceri della banda larga di ultima generazione. A conti fatti, un piano da 4,5 mld di €, con deadline da chiudere entro l’Expo 2015. Un piano, quello di Metroweb, che aveva bruciato l’operatore nazionale, escludendolo di fatto dalle prime battute del gioco. Un piano che, strada facendo, ha raccolto anche adesioni di peso come la Cassa Depositi e Prestiti di Franco Bassanini (già presidente del Fondo F2i, proprietario della Metroweb, capofila dell’operazione) e di alcuni importanti esponenti del Governo dei tecnici.

Uno scatto in avanti che a Piazza Affari (sede di Telecom), però, è suonato come un tonfo. Un gesto troppo ostile per passare inosservato a tal punto da portare l’operatore “di Stato” a confezionare la propria controffensiva, che suona più o meno così: l’ex monopolista telefonico, ancora affezionato al vecchio rame, sarebbe convinto che la soluzione migliore per costruire le autostrade digitali super veloci sia portare la fibra fino agli armadietti e non direttamente nelle case dei clienti. In questo modo sarebbe possibile liberare risorse per coprire con almeno trenta mega 100 città entro il 2014 e 250 entro il 2018. Un approccio graduale e market driven: aumentare il numero delle città e diminuire il peso della connessione, in modo da coprire un maggior numero di utenti e da tappare i buchi di connessione che ancora forano la penisola.

Vista l’innovatività del progetto Metroweb, però, Telecom Italia ha negli ultimi giorni messo sul piatto un’ulteriore soluzione: la costituzione di un nuovo veicolo societario che contenga tutti gli operatori in campo. Una maxi-fusione di scopo dove, naturalmente, Telecom metterebbe la propria rete a fattor comune con F2i e le imprese, ne diventerebbe l’operatore dominante e si accompagnerebbe a braccetto con la Cassa Depositi e Prestiti, il finanziatore di ultima istanza, intercettandone così i grossi capitali a disposizione. Un piano lucido che ancora deve trovare i riscontri e per cui, si vocifera, in questi giorni si stanno moltiplicando i vertici tra i giocatori del big-match.

In pratica Telecom sarebbe disposta a creare una nuova entità pubblica chiamata Opac (Operatore di accesso all’ingrosso di rete fissa) in cui entrerebbero sia Metroweb, sia il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti (con i suoi 3 miliardi di euro).

In questo modo tutti potrebbero raggiungere gli obiettivi prefissati e Telecom dimezzare il divario con Metroweb, portando a forte reddito la sua rete infrastrutturale (stimata al valore di 15 mld di €). Metroweb sarebbe in grado di attivare i servizi da 100 megabit nelle case di 30 città italiane entro il 2015. Telecom potrebbe portare i 100 mega in 99 città entro il 2014. Il tutto senza intoppi sulle architetture, o meglio: la condivisione dell’infrastruttura consentirebbe alle parti di raggiungere più facilmente un compromesso su dove far arrivare la fibra (cabina o appartamento) e dove destinare l’utilizzo del rame.

La società controllata da F2i sarebbe anche pronta a rilevare proprio in quelle 30 città originariamente pensate, la rete in rame di Telecom: 5 milioni di linee su un totale di 22, e da qui sviluppare la propria avanguardia nella connessione digitale.

Un match dai profili incandescenti, che proprio in questi giorni potrebbe dare i primi risultati. Lo scacco alle rete hi-tech del Paese, dunque, è stato lanciato. I criceti nel mouse e le clessidre sullo schermo, finalmente, hanno le ore contate.

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2 comments for “Metroweb e Telecom Italia sulla via della fibra

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