Io sono Lì – (Film, 2011)

Nella multiculturale periferia romana, Shun Lì, immigrata illegalmente dalla Cina, passa i suoi giorni a confezionare vestiti in un asettico laboratorio tessile, per rimborsare il debito che le permetterà di ottenere i documenti e ricevere finalmente l’annuncio della “Notizia”: l’arrivo di suo figlio in Italia, dopo otto, lunghissimi anni.

Un giorno, inaspettatamente, viene trasferita a Chioggia, esile cittadina lagunare, situata nei pressi di Venezia, dove diventa barista di un’osteria da anni e anni frequentata dalle stesse, identiche persone. Pescatori, per lo più, che una volta ritirate le reti, trascorrono lì la loro vita, tra “un’ombra de vin” e svariate chiacchere sulla vita quotidiana. Solo Bepi, però, pescatore d’origine slava soprannominato dai suoi compagni “Il Poeta”, si accorge del profondo struggimento che si cela dietro gli occhi teneri di Lì. Per l’infinita distanza che la separa dal proprio figlio e per l’impronunciabile difficoltà di adattarsi ad una piccola realtà di provincia che sembra non volerla accettare.

È nata dopo un incontro reale e una lunga formazione nel panorama documentaristico, questa sensibile storia di Andrea Segre, regista nato a Dolo, nel veneziano, e cresciuto come regista tra Bologna e la capitale. Nel 2006 incontra una giovane barista cinese, che lavora presso l’Osteria Paradiso di Chioggia (esistente tutt’ora), ed è lì che tutto prende forma. Tra i lunghi e rigidi inverni della costa veneziana, nei solitari e desolati paesaggi della laguna, quando la nebbia fitta impedisce la vista, e nel silenzio rassegnato riecheggia il solo grido dei gabbiani e qualche parola biascicata nel caldo protettivo di un’osteria. Come appunto quella di Lì, cortese e timida orientale, dove i chioggiotti, quelli più veraci e autentici, e anche violenti (si pensi a Devis interpretato da Giuseppe Battiston), si ritrovano per trascorrere la vita, per abitudine e anche per noia.

L’incontro tra due comunità come quella diffidente e ottusa di Chioggia e quella cinese giunta in massa per “intraprendrere”nella penisola non è però un qualcosa di semplice, anche perché avvenuto troppo rapidamente. Ecco perché il tentativo d’integrazione di Lì passa attraverso la figura di uno “straniero”, Bepi, pescatore-poeta malinconico, che vive da ormai trent’anni a contatto con le maree e con la mentalità lagunare, e che cerca, invano, con la sua sensibilità e la sua delicatezza, di far cambiare idea alla variegata umanità che frequenta l’osteria.

È l’avvicinamento di due solitudini d’origini lontane, ma unite dalla profondità della poesia, quella scritta e del vivere quotidiano, che Segre racconta con una grazia ed un rispetto culturale sfuggente alla facile commozione, distanziandosi meritevolmente dall’inclinazione retorica delle recenti pellicole italiane trattanti il tema dell’immigrazione.

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