Consiglio europeo: tra crescita e meccanismi salva spread

Il  vertice europeo appena trascorso ha visto la figura di Mario Monti, coadiuvato dal premier spagnolo Rajoy, uscire “vincitrice” dal confronto con il cancelliere tedesco Merkel sulle misure da prendere per cercare di arginare la speculazione finanziaria. Monti ha ottenuto, infatti, il cd. meccanismo “salva spread”, ovvero la capacità del fondo salva Stati EFSF/ESM di comprare titoli di Stato italiani e spagnoli, in modo da abbassarne il differenziale dei tassi di interesse con i bund tedeschi.

Nelle conclusioni del vertice sono state inserite le parole “in modo flessibile ed efficace” in riferimento all’utilizzo, finalizzato alla stabilizzazione dei mercati, del fondo salva Stati EFSF/ESM. La possibilità del fondo di comprare titoli di Stato nazionali è subordinata al rispetto da parte degli Stati che ne richiedono l’intervento delle “raccomandazioni specifiche per paese a gli altri impegni, tra cui i rispettivi calendari, nell’ambito del semestre europeo, del patto di stabilità e crescita e delle procedure per gli squilibri eccessivi”. Queste condizioni figureranno in un memorandum d’intesa, la cui realizzazione sarà sotto il controllo della troika (BCE, UE, FMI).

Oltre al meccanismo salva-spread, che ci riguarda più da vicino, i punti chiave dell’accordo raggiunto a Bruxelles dai Capi di Stato e di Governo sono stati: la vigilanza bancaria della BCE, gli aiuti alle banche spagnole e un patto per la crescita che coinvolge tutti e 27 gli Stati membri. È stata centralizzata sulla BCE la vigilanza sugli istituti di credito europei come primo passo per una vera e propria unione bancaria che si dovrebbe raggiungere in futuro, anche se nelle conclusioni del Consiglio non si parla di garanzie comuni sui depositi. È stato poi trattato il tema delle banche spagnole: sarà il fondo salva Stati EFSF/ESM a dover ricapitalizzare le banche spagnole in difficoltà, concessione questa che non si pensava possibile visto la ritrosia della Merkel all’utilizzo dei soldi dei taxpayers tedeschi per ripianare le banche in difficoltà di un singolo paese. Infine, i Capi di Stato e di Governo hanno preso in considerazione il piano per la crescita, che comprende circa 120 miliardi di euro finalizzati al rifinanziamento dell’economia europea, 10 miliardi di aumento di capitale per la BEI e una serie di altre misure, dai project bond per lanciare nuove infrastrutture europee fina a una ridefinizione dei fondi comunitari orientati a favorire la ricerca e l’innovazione.

La sensazione che si ha è che, a parte una sorta di ridefinizione degli equilibri diplomatici che hanno visto una Merkel meno potente del solito ma comunque capace di tenere le sue posizioni di fondo, non si è giunti a conclusioni di particolare rilevanza per il futuro dell’UE. Il piano anti spread di Mario Monti è sembrato soltanto un piccolo rimedio a fronte di ben più grandi problemi strutturali che debbono essere risolti al più presto. Vero elemento positivo del vertice è, invece, l’attribuzione alla BCE di un potere di vigilanza sugli istituti bancari europei, ovvero un primo piccolo passo verso l’unione bancaria che potrebbe diventare il primo tassello per un’Europa più integrata e più attrezzata per risolvere finalmente la crisi e procedere verso un’Unione politica vera e propria.

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