Intervento alla “Costituente Liberale, Milano 9 giugno 2012

Come è noto il termine “credit crunch” indica un calo significativo dell’offerta di credito che di norma si verifica al termine di un periodo espansivo.

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Le cause principali, a monte e a livello mondiale, che nell’attuale fase del ciclo economico hanno determinato il “credit crunch” sono così riconducibili:

  • Un universo finanziario nascosto grande 10/15 volte il prodotto lordo mondiale (derivati, cartolarizzazioni, mutui subprime).
  • A seguito di politiche di spesa permissive e non correlate a obiettivi di investimento è venuta a mancare la solidità dei bilanci statali non più indiscussi come in passato.
  • La sudditanza al potere politico degli organi di controllo (FED e SEC negli USA) che in precedenza si erano attenuti a procedure rigorose, causando una finanziarizzazione dell’economia rivelatosi estremamente nociva.
  • Quanto sopra ha avuto effetti in Europa e in Italia confermando il vecchio detto: “quando in America c’è il raffreddore in Europa e quindi in Italia c’è l’influenza e qualche volta la polmonite”. Un rilevante effetto del “credit crunch” è la “stagflazione” che non è esattamente l’opposto dell’inflazione, ma ha conseguenze ancora peggiori (caduta delle domande di beni e servizi, calo della produzione e forte disoccupazione).

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Le banche non hanno motivi strutturali per non dare più credito. Se il credito è bloccato è piuttosto il risultato di vincoli molto rigidi introdotti in un momento congiunturalmente difficile, imposti in una congiuntura macroeconomica in cui ci sarebbe bisogno di maggiore offerta di credito, di incentivi e non di restrizioni.

Il riferimento è a una singola misura che, interpretando un segnale di origine politico-economico proveniente dal Consiglio Europeo e poi da Ecofin, ha di fatto ingiunto alle banche vincoli patrimoniali senza precedenti con una tempistica eccessivamente rapida: parliamo dell’effetto EBA (European Bank Authority) e cioè la raccomandazione n° 1 dell’Autorità Bancaria Europea.

Pur non essendo un obbligo di Legge cioè una normativa formale, è divenuta una condizione di mercato in quanto assunta da investitori e agenzie di “rating”.

L’applicazione di queste regole ha determinato una sostanziale modifica negli attivi di bilancio delle banche ridimensionando i valori contabili degli attivi stessi e in alcuni casi, peraltro limitati, l’emergere di un patrimonio netto al limite dei parametri previsti per Basilea 3.

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In Italia il “credit crunch”, ancora in atto in parte, ha origine a monte e le sue cause principali sono:

  • Difficoltà delle banche a emettere nuove obbligazioni. Questa difficoltà ha limitato fortemente il finanziamento a medio e lungo termine alle imprese e la concessione di mutui alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni.
  • Infatti se la raccolta, esemplificativamente, si fa pari complessivamente a 130 di cui 100 sono depositi e 30 le obbligazioni, sono venuti a mancare i 30.
  • Fine della separatezza fra credito a breve e credito a medio e lungo termine che trae origine della revoca negli U.S.A. dello Glass-Steagall-Act, avvenuta agli inizi degli anni novanta, le cui linee guida erano state recepite nella legge bancaria italiana del 1936. Infatti a seguito di detta legge erano sorti in Italia, accanto ma separatamente alle banche commerciali, istituti come l’IMI, ICIPU, CREDIOP, MEDIOBANCA, il sistema dei mediocrediti e degli altri istituti a mediotermine a capitale privato. Detti istituti hanno svolto un ruolo fondamentale a sostegno dello sviluppo delle grandi e delle minori imprese dal dopoguerra fino al ritorno alla banca universale recepita dalla nuova legge bancaria del 1994. Con quest’ultimo provvedimento si è persa ogni specializzazione e alle imprese sono venuti a mancare importanti riferimenti per risolvere le loro problematiche di investimento.
  • Caduta libera dei corsi dei titoli di Stato e necessità di sostenerli con massicci acquisti. Negli ultimi 5 mesi il disinvestimento di titoli emessi dal Tesoro Italiano da parte di investitori esteri e il disimpegno dal mercato interbancario estero e da quello obbligazionario è stimabile in circa 100 miliardi di Euro (fonte Bankitalia). In particolare il ridimensionamento accentuato dell’attività del mercato interbancario internazionale e interno è stato causato da una caduta di fiducia e credibilità nell’ambito del sistema bancario.

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Le possibilità per migliorare e poi uscire dall’attuale situazione di stallo sono principalmente le seguenti:

  • Credito alle imprese per ottenere anticipi sulla fatturazione verso la Pubblica Amministrazione. La possibilità da tempo attesa e ora concreta. Infatti i due decreti attutivi predisposti dal Governo consentono uno sblocco di liquidità di circa 20/30 miliardi di Euro. La manovra non è stata di facile e rapida attuazione in quanto ha necessitato di una deroga al patto di stabilità.
  • L’apertura di un grande sportello della B.C.E. prestando al tasso dell1% circa 255 miliardi lordi di Euro, 140 al netto dei rimborsi alle banche italiane, per sostenere il corso dei titoli di Stato e delle obbligazioni in caduta libera: ciò a causa della speculazione ribassista sui titoli dei paesi periferici dell’Eurozona. La B.C.E. ha accettato quale collaterale (cioè in garanzia) tutti i titoli dell’Eurozona. Per le banche locali particolarmente attive e efficaci sul territorio di competenza di norma detentrici in misura minore di titoli di Stato, la B.C.E. accetta in garanzia crediti verso la clientela certificati dalle banche stesse.
  • “Moral action” della B.C.E. verso i capi delle banche che hanno fruito dei prestiti di cui sopra stimolandole a addurre parte della liquidità ottenuta a finanziare il sistema economico.
  • Quale corollario di quanto sopra va comunque considerato che va ripensata la capacità di offerta delle banche verso la clientela con proposte più collaborative e meno rigide impegnandosi a comprendere e approfondire meglio le problematiche delle imprese e delle famiglie. Esemplificativamente, per citare un caso frequente di diniego di concessione del credito in caso di strutture finanziarie non equilibrate con livelli di debiti eccessivi, occorre che le banche si adoperino presso i soci delle imprese affinchè si impegnino a conferire nuovi mezzi freschi allo scopo di renderle meglio patrimonializzate. Situazione che si presenta nei casi, non rari, di “famiglia ricca e azienda povera”.

Per necessaria chiarezza e obiettività occorre porre in evidenza che il Governatore della Banca d’Italia nella recenti “considerazioni finali” ha assolto il sistema bancario dall’accusa di avere chiuso i rubinetti, di aver fatto mancare risorse all’economia reale e, quando ha puntato il dito sul peggioramento delle qualità del credito, ha individuato quasi esclusivamente cause esogene alle banche. Infine nelle recenti “considerazioni finali” il Governatore Visco ha segnalato che nei primi mesi del 2012 i sondaggi presso le banche e le imprese pongono in evidenza condizioni di finanziamento meno tese rispetto a quelle molto critiche dell’ultimo trimestre 2011.

2 comments for “Intervento alla “Costituente Liberale, Milano 9 giugno 2012

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