Due portafogli

Bogotà, 9 aprile 1948

E’ in corso una affollatissima riunione degli studenti universitari latino americani. Un giovanissimo Fidel Castro guida la delegazione cubana. Ecco che qualcuno uccide il locale leader liberale radicale Jorge Eliecer Gaitan. Scoppia la sommossa.

Fidel capisce che è il suo momento. Alla testa di un numeroso gruppo di seguaci che ha appena arringato, ferma un autobus cittadino e se ne impadronisce. Conta di partire alla volta della sede della Radio Nazionale, di occuparla e di proclamare da quei microfoni la rivoluzione. E’ sul punto di salire sul veicolo quando si accorge che nella ressa gli hanno rubato il portafogli.

Il conseguente disgusto lo induce a desistere. Entra in un bar e ordina un caffè che non potrà pagare. Confesserà, dipoi, in una celebre intervista tutta l’amarezza che lo aveva allora assalito, la riflessione immediatamente fatta e la conseguente conclusione: “Il popolo non è in grado di decidere né di agire.

Va guidato per mano. Non conosce e non capisce quale sia il bene. Una elite di intellettuali deve indirizzarlo con mano ferma e sicura”. E’ su tali basi che da quel momento, da autocrate di destra quale è, opererà con pugno di ferro.

Washington, nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1974

Autori teatrali e televisivi, sceneggiatori cinematografici di talento quali sono, Henry Ephron e sua moglie Phoebe Wolkind appartengono quasi necessariamente alla ‘intelligenza’ ebraica americana – una aristocrazia non dichiarata – su posizioni radicali assolutamente contrarie al partito repubblicano e conseguentemente vicine ai democratici.

Tra i loro figli, Nora, all’epoca trentaduenne giornalista e in futuro tra i massimi autori e registi di commedie di Hollywood. Ecco che il vituperato Richard Nixon, travolto dallo scandalo che va sotto il nome di Watergate, è costretto a lasciare. E’ la prima volta che accade.

Mai un presidente si era in precedenza dimesso. Occorre festeggiare alla grande. Una vera folla si riunisce davanti alla Casa Bianca.

Faranno bellamente, tra canti e grida, notte. Qualche torcia, le luci della tv accorsa a testimoniare i fatti… Gioia e compartecipazione.

Ci si abbraccia felici. Una festa popolare alla quale Nora  si unisce con generoso slancio.

All’alba, sulla strada di casa, si accorgerà che qualcuno, nel bailamme, ha pensato bene di rubarle il portafogli. Le sarà tornato in quel momento alla mente il triste dramma di August Strindberg ‘La contessina Julie’?

Non è forse colà rappresentata con precisi tocchi l’impossibilità, a meno di volerne subire le (nella pièce, fin troppo) dolorose conseguenze, della impropria commistione tra aristocratici e popolani?

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *