Similitudini storiche

E’ acclarato che gli avvenimenti storici sono irripetibili . Cionondimeno ci si consenta di evocarne due : la rotta di Caporetto e la vittoria di Vittorio Veneto nel corso del Primo Conflitto Mondiale.

Ci sembra, infatti, che nel disastroso sfondamento delle linee italiane avvenuto a Caporetto alla fine dell’ottobre del 1917 e nella catastrofica ritirata della nostra 2a Armata che ne seguì, nell’eroica, successiva resistenza sulla linea del Piave che interruppe l’avanzata delle truppe tedesche ed austro-ungariche, nella sostituzione del Primo Ministro Paolo Boselli con V.E. Orlando e del Gen. Cadorna, Capo di Stato Maggiore, con il Gen. A. Diaz (N.B. su designazione del Capo dello Stato, il Re Vittorio Emanuele III ),nell’aiuto, peraltro, non determinante prestatoci dagli alleati francesi, britannici e statunitensi, nel rifiuto, voluto dal monarca, agli alleati di una ritirata di maggior profondità, nella strenua resistenza sul Piave all’offensiva nemica del 15-23 giugno 1918,nella controffensiva italiana dell’ottobre 1918 che portò alla vittoria di Vittorio Veneto ed alla conclusione della guerra il 4-novembre dello stesso anno, siano ravvisabili alcuni elementi che, “mutatis mutandis”, presentano, forse, tratti di affinità con i recentissimi avvenimenti del nostro paese. (E’, ovviamente, escluso dall’elenco delle similitudini l’esito delle vicende attuali perché la conoscenza del futuro é interdetta in genere agli umani).

A novembre 2011 il tasso dei B.T.B. decennali superò, infatti, largamente il 7%, il differenziale con il titolo di Stato tedesco toccò i 575 punti-base e soprattutto risultò capovolta la curva dei rendimenti con i titoli a breve termine che vennero scambiati ad un tasso appena superiore a quelli, già, molto elevati, degli stessi BTP decennali.

Da ciò risultava evidente che la speculazione si apprestava ad attaccare l’Italia come aveva fatto con la Grecia. La catastrofe economica era vicina (“Hannibal ad portas “!). Contemporaneamente i partiti italiani d’opposizione combattevano senza esclusione di colpi il Governo non curandosi del baratro.

Il 12 novembre 2011 il Primo Ministro Berlusconi ed il suo Governo, pur non essendo stati sfiduciati, consci del pericolo di una débacle economica in assenza di un sostegno parlamentare e delle forze economiche e sindacali indispensabile per l’adozione di dolorosi ed urgenti provvedimenti volti all’incremento delle entrate erariali e sottoposti ad una logorante pressione psicologica-mediatica e, probabilmente alla c.d. suasion del Capo dello Stato, rassegnarono le dimissioni.

Venne così chiamato dal Presidente Napolitano il Prof Monti, a formare un Esecutivo tecnico. Si sarebbe tentati dal dire :”novello V.E. Orlando e Gen. Diaz contemporaneamente sempre su indicazione del Capo dello Stato come nel 1917!”. Il sen. Monti, ottenuta la fiducia, forte di una maggioranza trasversale, ha cercato” in primis” di realizzare un fronte di resistenza contro la speculazione. Pur con alti e bassi lo spread non ha raggiunto valori catastrofici. Ad es. l’11 giugno u.s. si é attestato sui 473 con un rendimento del decennale italiano al 6,03 %.

Si potrebbe sostenere che ci siamo attestati sulla linea del Piave grazie ai sacrifici dei contribuenti italiani come 95 anni fa fecero gli Italiani ma allora non avvenne solo sotto il profilo finanziario. Gli Italiani, infatti, diedero allora un enorme tributo di sangue per salvare la patria. Basti pensare che fu chiamata alle armi la classe del 1899 cioé quella dei diciottenni che s’immolarono sul Piave ed in altri settori del fronte.

Continuando con le similitudini :gli incontri trilaterali degli scorsi giorni e soprattutto quelli conclusisi a Bruxelles tra il 28 ed il 29 giugno u.s. (Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, Commissione dell’U.E., B.C.E.) sembrano aver fornito al nostro paese, alla Spagna, alla Grecia ed all’Irlanda gli strumenti, anche sotto il profilo psicologico, per rafforzare le difese contro le offensive degli speculatori e di iniziare così un cammino di crescita economica analogamente a quel che avvenne alla Conferenza di Peschiera. Ora come nel 1918 occorre por mano, accelerando i tempi, alla controffensiva. Attualmente essa ha come avversario la decadenza economica che si può tradurre nella sconfitta del nostro paese.

E’ necessario tagliare intelligentemente la spesa pubblica, accentuare il contrasto all’evasione ed all’elusione fiscale, fornire stimoli per la crescita e combattere senza dar tregua la corruzione e la malavita organizzata. Ora, come quasi un secolo fa, appare necessaria una riscossa morale del popolo italiano.

Il Sen. prof. Monti dovrebbe, percio’, a nostro parere, formulare un fermo e chiaro appello in tal senso alle forze politiche, economiche e sindacali ed all’opinione pubblica. Il pericolo non é ancora svanito ed occorre adottare sollecitamente provvedimenti adeguati. Tutti devono contribuire. “Viribus unitis” ce la possiamo forse fare!

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