Sentenza Obamacare e breve saggio sulla corte suprema USA

I) La riforma sanitaria obamiana è costituzionale

A sorpresa e confermando la propria sostanziale indipendenza da ogni questione politica o, men che meno, partitica, la Corte Suprema degli Stati Uniti, respingendo i ricorsi proposti da ventisei Stati, ha promosso l’intera riforma sanitaria varata dall’amministrazione Obama nel 2010, compreso l’obbligo per la maggioranza degli americani di avere una assicurazione medica.

Si tratta di una grande vittoria per il presidente statunitense.. In base alla riforma la maggioranza degli americani dovrà dotarsi obbligatoriamente di un’assicurazione sanitaria entro il 2014, pena il pagamento di sanzioni. La decisione è stata presa in un clima di grande divisione tra i nove giudici.

“Il fatto che la legge di cui si tratta”, ha scritto il capo dei giudici costituzionali, John Roberts, motivando la decisione, “preveda che alcuni cittadini possano pagare delle sanzioni per non aver ottenuto l’assicurazione medica può essere ragionevolmente considerato come una tassa”.

Dunque, nulla di incostituzionale. Perché “la Costituzione”, ha proseguito, “permette tasse del genere e non è nelle nostre competenze vietarle”. La riforma sanitaria del presidente Usa Barack Obama è stata promossa dalla Corte Suprema con cinque voti a favore e quattro contrari. Contro l’Obamacare si sono schierati i giudici Antonin Scalia, Anthony Kennedy, Clarence Thomas e Samuel Alito. Decisivo, il presidente John Roberts, un conservatore che ha scritto la sentenza e ha votato in favore.

II) Documento

La Corte Suprema USA, un articolo di MdPR

La Corte Suprema degli USA è l’unico organo giudiziario espressamente previsto dalla Costituzione americana che, accanto ad esso, elenca “quelle Corti minori che il Congresso potrà, di tempo in tempo, creare e costituire” (ed, ovviamente, se del caso, sopprimere, in mancanza di una espressa garanzia costituzionale, concessa, quindi, solo alla Corte stessa).

Risulta, quindi, del tutto evidente che nella mente dei partecipanti alla Convenzione dalla quale trasse origine la Costituzione degli Stati Uniti la Corte Suprema doveva essere il più alto tribunale federale cui era affidato il compito prevalente di una uniforme applicazione del diritto in tutti gli USA ed una funzione equilibratrice, di garanzia del corretto andamento del meccanismo federale, ma c’è di più, poiché un’ulteriore prerogativa spettante alla stessa Corte consiste nella cosiddetta ‘judicial review’ e cioè nel controllo di costituzionalità delle leggi, siano esse statali o federali cosicché la Corte Suprema finisce con il cumulare, grosso modo, quelli che sono i compiti della Corte di Cassazione (inesistente negli Stati Uniti) e di quella Costituzionale.

E’ questa seconda la funzione privilegiata sulla quale si è costituito il notevole potere dell’organo che è considerato l’autentico interprete della Costituzione scritta il che ha consentito, attraverso una giurisprudenza evolutiva o addirittura creatrice, ad un testo approvato oltre due secoli orsono di continuare ad essere all’altezza delle necessità.

Secondo il dettato della Carta, i giudici appartenenti alla Corte Suprema devono essere nominati (come gli alti funzionari statali) dal presidente, con il consenso del senato, e, a garanzia della loro indipendenza, la stessa legge istitutiva prevede che il nominato goda della ‘inamovibilità’ (è, pertanto, in carica a vita) e della ‘intangibilità del trattamento economico’ (l’indennizzo, secondo per entità solo a quello del capo dello Stato, non può essere diminuito per nessuna ragione né tassato).

Pertanto, il giudice federale, al riparo da ogni possibile influenza così del parlamento che del presidente, una volta nominato è libero di esprimere le proprie indipendenti valutazioni.

Attualmente, il numero dei giudici è fissato in nove compreso il presidente.

P.S. 1

L’importanza della Corte Suprema nella vita politico­istituzionale degli Stati Uniti non fu storicamente immediatamente colta dai suoi membri e, tantomeno, dai suoi primi presidenti.

E’ solo con la nomina di John Marshall, poi in carica dal 1801 al 1835, che ci si rese conto dell’importanza dell’azione della Corte.

Marshall, nominato dallo sconfitto John Adams la mezzanotte dell’ultimo giorno di permanenza in carica quale presidente, fu l’esponente del movimento federalista che più incise sulla politica americana proprio perché per trentacinque anni a capo della Corte Suprema, alla quale seppe dare consistenza e rilievo al di là dell’immaginabile.

P.S. 2

Spesso e particolarmente negli anni nei quali governava Franklin Delano Roosevelt, il potere politico ha cercato di prevaricare la Corte Suprema, mai, peraltro, riuscendovi.

Il predetto F.D.Roosevelt, contrariato da una serie di decisioni avverse, confermato per un secondo mandato nel 1936, considerata l’età dei sei membri a lui contrari in carica, propose che da quel momento il presidente USA fosse autorizzato a nominare un giudice in soprannumero per ogni componente della Corte che avesse superato i settant’anni senza lasciare volontariamente l’incarico.

L’idea fu ritirata, tanto vibranti furono in proposito le rimostranze popolari.

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