Crescita e unione bancaria nell’agenda del Consiglio europeo

Ci stiamo avvicinando all’ennesimo vertice decisivo per il futuro dell’Unione europea. Giovedì e venerdì di questa settimana si svolgerà a Bruxelles la riunione dei Capi di Stato o di governo dell’Unione europea che avrà come tema principale quello della crescita. Il Consiglio europeo definirà gli orientamenti per stimolare la crescita e l’occupazione a breve e medio termine nel contesto degli sforzi di risanamento che sono in atto in diversi paesi dell’Unione. Crescita dunque al centro dell’agenda del prossimo Consiglio europeo, i Capi di Stato si dovrebbero accordare per un piano complessivo di stimolo alla ripresa economica di circa 130 miliardi di euro.

Sia pur centrale e di vitale importanza la crescita però non sarà il tema su cui tutti avranno gli occhi puntati, la discussione molto probabilmente sarà indirizzata verso il futuro dell’Unione monetaria e le possibili soluzione per un’Europa più integrata, che sia in grado di far fronte alle nuove sfide che la crisi ha messo in campo.

Anche di questo, infatti, si è parlato nel summit a quattro tra Italia, Spagna, Germania e Francia svoltosi sabato scorso e di questo si sta occupando la task force composta dal Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, quello della Commissione Manuel Barroso, Mario Draghi a capo della Banca Centrale Europea e dal Presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Junker. I quattro stanno lavorando su alcune ipotesi di unione bancaria che potrebbero concretizzarsi in vere e proprie proposte da presentare al Consiglio europeo di fine settimana.

Il prossimo passo che verrà compiuto sarà, infatti, molto probabilmente verso un’unione bancaria, perché la strada verso un’unione fiscale e politica è molto tortuosa e sarà difficilmente percorribile nel breve periodo anche se non verrà per questo abbandonata. Si sa infatti che l’obiettivo del cancelliere Merkel è esattamente quello di procedere, ora che i bilanci degli Stati sembrano essere stati messi in sicurezza, verso più integrazione fiscale e politica. Van Rompuy dunque sta lavorando ad un documento che da una parte fissi i principali punti della futura unione bancaria, e dall’altra tracci una road-map a lungo termine per una più complicata unione politica e fiscale che in quanto tali non potranno avvenire senza la modifica dei Trattati.

L’unione bancaria sembra dunque il punto più importante attorno al quale ci si sta muovendo. Italia, Francia e Spagna hanno dato il loro benestare, la Germania non sembra più riluttante come in precedenza e l’Inghilterra, peraltro fuori dall’euro, vede di buon occhio un sistema di controllo bancario integrato a 17. Tale sistema dovrebbe basarsi su tre elementi di fondo: la creazione di un’autorità di vigilanza europea con più poteri rispetto all’attuale EBA (European Banking Authority), tema delicato in quanto necessiterà di una cessione di sovranità da parte degli Stati membri nel campo della vigilanza bancaria, ma che ha recentemente incontrato il si dei tedeschi; l’istituzione di un fondo europeo di ricapitalizzazione delle banche in modo che un salvataggio bancario non ricada esclusivamente sul paese al quale la banca appartiene, il che implicherà una mutualizzazione del debito bancario; una garanzia europea dei depositi che eviti le fughe di capitali al di fuori dell’UE e che di conseguenza tranquillizzi i mercati.

Il Consiglio di questa europeo di questa settimana sarà molto delicato, ma, si chiede Wolgang Munchau dalle colonne del Financial Times, “crediamo davvero che queste persone – i leader europei – riusciranno a fare tutte le cose giuste in un weekend, quando hanno sbagliato praticamente tutto negli ultimi tre anni?”. Il direttore di Eurointelligence è forse troppo drastico nella sua analisi, però solleva correttamente l’annoso problema della tempistica europea e della mancanza di leadership. Tuttavia, ora che il fronte “anti-Merkel” è cresciuto anche con l’aiuto degli Stati Uniti e che la crisi bancaria spagnola ha spaventato anche i tedeschi e con un Mario Monti capace di fare da mediatore tra la Merkel e i paesi del nord e il resto dell’Unione monetaria, forse questa volta qualcosa di concreto verrà messo sul tavolo.

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