Le primarie

1) DOVE, COME E PERCHE’ NASCONO

2) DELLE PRIMARIE PDL IN PARTICOLARE

1) E’ sul finire dell’Ottocento che negli Stati Uniti si comincia a parlare di primarie.

In un contesto politico incancrenito, nel quale le segreterie politiche decidono a loro piacere le candidature alle differenti cariche pubbliche, presidenza in primo luogo, qualcuno comincia a pensare che, invece, debba essere direttamente il popolo a scegliere, sia pure (sulla falsariga dell’elezione presidenziale vera e propria) attraverso la nomina di delegati .

E’ nel Wisconsin, all’epoca guidato dal governatore Robert La Follette senior (un vero riformatore), che, a partire dal 1903, l’istituto, ancora non del tutto articolato, viene applicato.

Su scala nazionale, sia pure in forma embrionale e con esiti negativi le primarie debuttano nel 1912 nell’ambito del partito repubblicano. (Nell’occasione, negli Stati coinvolti – non tutti – le vinse Teodoro Roosevelt ma la convention Gop gli preferì comunque William Taft con la conseguente uscita di Teddy, la spaccatura dell’elettorato e la vittoria del democratico Woodrow Wilson).

Con l’andar del tempo, raffinandosi il meccanismo, si arriva alle forme attualmente in uso.

Evitando di entrare in troppi particolari (occorrerebbe un intero volume per distinguere i quasi infiniti sistemi adottati nel diversi Stati dell’Unione che in merito legiferano), le primarie USA si distinguono in ‘aperte’ o ‘chiuse’.

Al riguardo, occorre ricordare che i cittadini americani aventi diritto al voto, per esercitare questo diritto, devono iscriversi alle ‘liste elettorali’.

Nel farlo, possono, se non indipendenti, dichiarare quale sia il loro partito di riferimento.

Se la primaria, democratica o repubblicana che sia, indetta da uno degli Stati è ‘aperta’ potranno recarsi alle urne tutti gli elettori senza badare all’appartenenza eventualmente annunciata.

Se la primaria è ‘chiusa’, in quella democratica potranno votare esclusivamente coloro che hanno dichiarato quella preferenza e così nella repubblicana.

L’attribuzione dei delegati ai quali, sulla base del numero degli abitanti, ha diritto ciascuno Stato può essere proporzionale ai voti ricevuti dai candidati o può concretizzarsi nel ‘winner take all’, metodo con il quale chi prende il maggior numero di suffragi popolari conquista tutti i delegati in palio.

L’intero processo si sviluppa nell’arco di alcuni mesi passando da uno Stato all’altro e, ovviamente, il candidato che prima o poi riuscirà a conquistare la metà più uno dei delegati otterrà la nomination ufficializzata nella successiva convention. (Salvo casi particolari nei quali nessuno pervenga alla maggioranza nel corso delle primarie e ci si rimetta alle decisioni della predetta convention).

2) Ed eccoci al dunque, alle annunciate primarie del PDL per scegliere il candidato del partito alla leadership in vista delle elezioni in programma nel 2013.

In proposito, alcune necessità assolute e alcune domande che devono avere sollecita risposta.

Primo: il segretario del partito Alfano, come gli altri dirigenti, se intenzionato (lo ha dichiarato) a candidarsi deve subito rassegnare le irrevocabili dimissioni dalla carica. Non è infatti possibile che le regole da scrivere che riguardano il meccanismo, il metodo delle future primarie vengano decise da un organismo del quale uno dei candidati faccia, e tanto autorevolmente, parte. Così anche dovesse essere creata una commissione ad hoc: non è concepibile che i membri di un tale organismo vengano scelti da uno o più tra i candidati. Di più, negli Stati Uniti, Paese di origine delle primarie, i dirigenti dei partiti non si propongono mai per le cariche pubbliche.

Secondo: non esistendo in Italia un sistema analogo a quello USA delle liste elettorali, se si optasse per una primaria ‘chiusa’, chi sarebbe ammesso al voto? Sarebbe riservato solo agli iscritti riducendo di molto il valore della consultazione? In merito si deve decidere e presto.

Terzo: si procedesse con una primaria ‘aperta’ (a mio modo di vedere, da evitare per le possibili infiltrazioni manovrate), sarebbero ammessi alle urne tutti i cittadini maggiorenni evitando lo sciocchezzaio del ‘politically correct’ sinistrorso che ha consentito il voto anche a sedicenni e stranieri?

Quarto: chi si può candidare? Chiunque raccogliendo un determinato numero di firme – autenticate, è ovvio – tra gli elettori (quelli indicati come tali rispondendo alle due precedenti domande)? Chi sia riuscito ad ottenere il sostegno alla propria candidatura magari da parte di un altrettanto determinato numero minimo di eletti a cariche pubbliche (consiglieri comunali, provinciali, regionali, parlamentari)?

Quinto: si intende procedere in una sola giornata a livello nazionale alla consultazione o, seguendo il modello originale, a più votazioni in tempi diversi, ad esempio regione per regione?

Sesto: si eleggerà direttamente il candidato (e con quale maggioranza: relativa o assoluta?) o verranno scelti dei delegati collegati ai candidati e poi chiamati in una riunione nazionale a proclamare l’eletto?

Attendo le risposte alle domande sopra riportate in tempi brevissimi e comunque assai prima delle consultazioni onde sia possibile a tutti proporre la propria candidatura e organizzare una seria campagna elettorale.

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1 comment for “Le primarie

  1. giorgio castriota santa maria bella
    24 giugno 2012 at 11:21

    Giustissime considerazioni !

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