Appello per una Costituente Liberale

Una forza capace di riformare il paese in senso liberale, necessaria sempre e indispensabile in questi tempi di eclissi della politica, manca in Italia da troppi anni. Alla prova della realtà infatti anche i governi che avevano promesso di realizzare la rivoluzione liberale hanno disatteso le aspettative.

Gli aderenti alla Costituente Liberale intendono perciò impegnarsi per dare concretezza politica alle idee ed alle proposte liberali, convinti che solo queste potranno far uscire l’Italia e l’Europa dalla drammatica crisi economica, politica e culturale che non per caso le ha colpite.

La crisi economica è infatti figlia della crisi strutturale del modello di Stato assistenziale e corporativo, che sottrae risorse vitali ai ceti produttivi per redistribuirle in modo inefficace e clientelare. Un modello che ha prodotto livelli di imposizione fiscale e debito pubblico insostenibili ed in crescita inarrestabile. La favola che il bilancio si raddrizza con il recupero, pur necessario, dell’evasione è una maldestra bugia: la storia insegna che maggiori entrate servono solo come alibi per maggiori  spese.

I liberali ritengono che privatizzazioni trasparenti e massicce, che riguardino aziende municipalizzate, RAI e Poste, beni del demanio e partecipazioni pubbliche, possano diminuire lo stock del debito e stimolare produttività ed investimenti. Credono che  una gestione efficiente, e non corporativa e clientelare, delle funzioni e dei servizi pubblici (sanità, magistratura, forze armate e di polizia, ministeri, costi della politica), una drastica revisione dei trasferimenti alle imprese, ed  una riforma costituzionale che cancelli obsoleti privilegi e sprechi (Regioni  a statuto speciale e Provincie) possano abbattere la spesa corrente, liberando risorse per una riduzione delle imposte ed una rivitalizzazione dell’economia. Lo “sviluppo” non si crea generando altro debito, ma ridando competitività alle imprese e concentrando gli investimenti pubblici su poche iniziative infrastrutturali realmente strategiche.

La crisi politica nasce dal medesimo fallimento: per cinquant’anni il facile ruolo dei politici è stato, più che di costruire un sistema efficace di regole in cui competere, di attingere alle risorse generate dallo sviluppo, per trasferirle ai propri referenti (trattenendo adeguate commissioni) generando aspettative insostenibili, coperte caricando di debiti le generazioni future e di tasse quelle presenti. Finite le risorse disponibili, finisce questo tipo di politica: i cittadini reagiscono con rabbia quando scoprono che i conti dello stato sono a loro carico, spesso però la deriva populista li spinge non a chiedere di rompere la spirale perversa del debito, ma ancora più presenza dello Stato, litigando solo per lasciare illusoriamente all’“altro” (l’evasore, il ricco, le banche, la Merkel…) il conto da saldare. Più si odiano i politici, più ci si affida allo Stato, che essi gestiscono: è questo il paradosso che sta a noi liberali risolvere.

I liberali ritengono che il ruolo della politica sia di dettare norme generali, con poche e semplici regole per garantire un trasparente funzionamento del mercato, assicurare la sicurezza dei cittadini, una giustizia credibile e veloce,  ed una sostenibile rete di solidarietà sociale. Il modo più sicuro per avere politici onesti, è non metterli in tentazione: se il ruolo della politica sarà quello di gestire istituzioni snelle e responsabili, e non carrozzoni pubblici, a fare politica torneranno uomini con il senso delle istituzioni e non faccendieri ed affaristi. Questo per noi significa ridare dignità alla politica, ricordando anche, nel momento in cui il processo democratico ed elettorale sbanda, vittima del populismo, che i principi guida del vivere civile vanno scolpiti, tutelati ed aggiornati nelle costituzioni, e non rimessi in discussione a capriccio della maggioranza di stagione.  Ridiamo anche dignità ai partiti, perché senza partiti non si costruiscono classi dirigenti pubbliche, e si apre ancor più spazio a cesarismo e populismo.

La terza e più grave crisi è quella culturale: se l’ Italia non sa più leggere la realtà, la sfida che ci lanciano, contemporaneamente, la concorrenza dei paesi emergenti, le incertezze della governance europea, la criminalità organizzata, ed i cambiamenti demografici di un paese che invecchia, non fa figli, e non sa se e come assimilare gli immigrati è persa in partenza. Le risposte degli “indignati” e dei grillini sono infantili, quelle dei partiti tradizionali, e dei “tecnici” che fanno loro da balia, deboli e contraddittorie, perché illudono che con qualche aggiustamento le cose torneranno come prima. Si illude chi pensa che basti ridurre gli sprechi, occorre definire un nuovo modello di società: non per nulla negli USA il dibattito è sugli “entitlements”, su come devono cambiare i diritti ed i doveri del cittadino. L’Italia deve abbandonare quella cultura assistenziale nella quale sono confluiti i lati peggiori del sessantottismo, del veterosindacalismo e dell’anticapitalismo cattolico, per la quale i desideri sono diventati diritti, ed i diritti si sono trasformati in debiti e piagnistei. Meritocrazia, federalismo vero, imprenditorialità, innovazione, delegificazione, libertà di rischiare, responsabilità personale e libertà di scelta che sia sacra in tutti gli stadi dell’esistenza, dalla istruzione alle scelte di fine vita: liberi di scegliere, responsabili delle proprie scelte. Gli italiani hanno sopravvalutato fino a pochi anni fa la sostenibilità del loro modello sociale, ma sottovalutano probabilmente oggi le loro capacità di reazione, se vengono lasciati liberi di operare. Siano di esempio gli innumerevoli immigrati arrivati senza scarpe non molti anni fa, ed oggi orgogliosi proprietari di piccole o piccolissime ma vitali aziende, ed i tanti giovani che hanno abbandonato l’utopia del “posto” per costruirsi un futuro autonomo in Italia e nel mondo.

I liberali da soli non riusciranno a fare questa rivoluzione. Ma una maggiore presenza liberale nella scena politica potrà almeno dare una speranza che la rotta possa essere corretta. Molti si chiedono se c’è una terza strada per l’ Europa tra fallimento e Superstato: non è in realtà una terza opzione, ma l’unica alternativa, perché Superstati e fallimento sono due facce della stessa medaglia. La soluzione non è più dirigismo, ma più libertà, quella libertà che, come stanno scoprendo i popoli dei paesi emergenti e dell’est europeo, non è solo il primo diritto, ma un destino cui non possiamo sfuggire.

Share

1 comment for “Appello per una Costituente Liberale

  1. petergower
    27 dicembre 2012 at 11:53

    Noi italiani non saremo mai liberali. E di questo dobbiamo ringraziare 2000 e passa anni di cattolicesimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *