RISPETTATI SE VUOI ESSERE RISPETTATO

E’ un’esortazione valida, in generale, nei rapporti sociali ancor piu’ in quelli internazionali.

A questa regola di buon senso il nostro Governo non ha ottemperato nel caso dei due Marò in pratica “detenuti” da tre mesi in attesa di giudizio nel Kerala con l’accusa di aver ucciso dei pescatori indiani scambiati per pirati. L’episodio è avvenuto in acque internazionali (29 miglia dalla costa) in circostanze molto poco chiare.

In base alle convenzioni internazionali (in particolare in base al principio dell’immunità delle forze militari in transito ed in servizio anti-pirateria) i due soldati dovrebbero essere giudicati dalla Magistratura del nostro paese.

Le autorità indiane con un sotterfugio sono riuscite, invece, a farli sbarcare in un porto del Kerala, hanno tenuto sotto sequestro fino a qualche giorno fa la nave – l’Enrica Lexie- sulla quale essi erano imbarcati ed ora la magistratura indiana si accinge a giudicarli. L’accusa é molto grave: omicidio, tentato omicidio, danni, associazione a delinquere.. Se del caso la pena sarebbe altrettanto grave: probabilmente l’ergastolo.

Il nostro Governo in questa vicenda, nella quale la politica interna indiana ha svolto e sta svolgendo un ruolo notevole, si é mosso male. Si potrebbe dire “comme d’habitude” visti i precedenti dei terroristi ospitati dalla Francia e mai estradati ed il caso Cesare Battisti che si sollazza sulle spiagge brasiliane.

Ha, infatti, tergiversato cercando una soluzione “morbida”, inviando a tal fine varie volte in loco il Sotto Segretario De Mistura pur ribadendo il principio della non competenza della magistratura indiana. Ha – cosa ancor piu’ grave – elargito, tramite il nostro Ministro della Difesa, una somma alle famiglie dei pescatori giustificando il gesto come un atto di generosità e di solidarietà verso persone indigenti colpite da un così grave lutto. Se del caso il nostro Governo non doveva assolutamente apparire (tramite i nostri Servizi Segreti la somma poteva essere data da una qualche associazione caritatevole italiana) perchè, parafrasando l’antica massima “excusatio non petita accusatio manifesta” (= le scuse non richieste sono un’accusa palese), “donatio non petita accusatio manifesta” (= donazione non richiesta… ..). E’ stato un gesto maldestro che ha probabilmente rafforzato l’opinione delle autorità indiane che avevano a che fare con un Governo che avrebbe, alla fine, fatto “buon viso a cattivo giuoco”.

Quel che, per contro, il nostro Governo avrebbe, a nostro parere, dovuto fare sarebbe stato:

-cercare subito di ottenere il “fermo” e “solenne” sostegno di tutti i paesi coinvolti nell’operazioni anti-pirateria;

-pretendere che la base dell’istruttoria fosse la documentazione satellitare internazionale che può in maniera inoppugnabile indicare la posizione della nostra nave e, probabilmente, anche quella dei pescherecci;

-far comprendere a Nuova Delhi che non doveva attendersi in maniera assoluta da parte nostra un atteggiamento arrendevole e che tutte le relazioni bilaterali e, perché no? Anche quelle tra l’India e l’U.E. di cui l’Italia è uno dei maggiori membri, potevano essere gravemente compromesse;

-non attendere tre mesi per richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni, richiamo che nella prassi diplomatica internazionale significa una profonda preoccupazione per non dire irritazione nei confronti del Governo presso il quale è accreditato il diplomatico.

Siamo quasi certi che questa sarebbe stata piu’ o meno la linea d’azione dei Governi di paesi che hanno dignità come, ad es. la Francia, il Regno Unito, Gli Stati Uniti etc. ma dubitiamo fortemente, per altro, che, conoscendo le loro probabili reazioni, Nuova Delhi avrebbe avuto verso detti paesi lo stesso atteggiamento riservato al nostro.

Conclusione : “Chi é causa del suo mal pianga se stesso”!

Il guaio é che nella fattispecie rischiano di piangere ed amaramente i nostri “dignitosi “ marò e le loro famiglie cui probabilmente verrà concessa a cose fatte un qualche indennizzo di consolazione.

Chi scrive spera, ovviamente, di sbagliare ma  nutre comunque un sentimento di vergogna per una tale mancanza di – come si dice volgarmente – spina dorsale!

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