IL METEORITE HOLLANDE IN CADUTA SULL’EUROPA

I giornali, usi per vendere a spaventare a vanvera i lettori, annunciano una possibile (1 probabilità su 625…) caduta di un meteorite sulla terra nel 2040. Potrebbero piuttosto concentrarsi su una catastrofe più vicina e più probabile: l’ elezione, entro l’estate, del socialista François Hollande alla Presidenza della Repubblica francese.

Elezione quasi certa, nonostante l‘illusione di molti di un rinsavimento “last minute” dell’elettorato: al ballottaggio i sondaggi danno, con sinistra costanza, Hollande vincente con il 58% contro il 42% di Sarkozy, e segnalano soprattutto che per quasi l’80% dei francesi l’intenzione di voto è definitiva. Ad Hollande basta dunque conquistare un quinto del voto degli indecisi (in gran parte già orientati verso di lui) per vincere in scioltezza.

La prima reazione può essere di cinico sollievo: fuori dalle balle il nanerottolo megalomane e la sua algida compagna. Ma da responsabili cittadini europei, il solo giudizio che si può dare sull’esito di queste elezioni (e che le cancellerie europee stanno già sussurrando) è: siamo rovinati.

Intendiamoci, ai francesi non mancano ragioni per votare contro Sarkozy. Il centrodestra è al potere dal 1988, ventiquattro anni filati, ed ha oggi un Presidente che doveva essere un riformatore austero ed ardito, ed è stato invece un vanitoso chiacchierone, che qualcosa ha pur fatto, ma troppo poco rispetto a quello che aveva promesso, ed al come lo aveva promesso.  La Francia lo ha già bocciato: non era mai successo che l’opposizione governasse tutte, proprio tutte, le regioni del paese, per di più con una classe politica priva di qualsiasi appeal. Semplicemente, vogliono un po’ di sana alternanza, tanto che di quel francese su sei che voterà per Marine Le Pen al primo turno, meno di uno su tre voterà per Sarkozy al ballottaggio.

Sarebbe una scelta comprensibile se, vista l’alternativa, non ricordasse il famoso eccesso di quel marito che per dispiacere il coniuge si tagliò i cosiddetti. Sarkozy ha pur sempre, in anni difficili, tenuto la Francia in piedi: come Berlusconi, non è affatto riuscito a trasformare in senso liberale e dinamico un paese rigido, burocratico ed asservito agli interessi delle lobby, ma ha tenuto i conti ragionevolmente in ordine e l’economia e la pace sociale sopra la soglia di pericolo. L’uomo è antipatico, e la sua grandeur di cartapesta, ma la sua squadra di governo non ha male operato, soprattutto se guardiamo all’alternativa.

L’alternativa è un placido politico di professione, che non ha mai amministrato nemmeno un garage, e sembra essere convinto che la Francia, nel nuovo millennio, abbia bisogno non di maggiore produttività e spirito imprenditoriale, ma di più protezionismo e assistenza sociale. Vuole abbassare l’età pensionabile a 60 anni (non è uno scherzo), aumentare i dipendenti pubblici ed alzare le imposte ai milionari al 75% (il mercato immobiliare di Losanna già esulta: tutti i ricconi francesi si trasferiranno lì). Tralasciamo il fatto che è marito (pentito) dell’unica donna di Francia più insopportabile di Carla Bruni, cioè Ségolène Royal.

Fosse un problema francese, cavoli loro. Il problema è però che la folle gestione delle finanze pubbliche che si annuncia con Hollande riguarda tutta l’ Europa. Forse la Merkel ha ecceduto con il rigore di bilancio imposto dall’alto ai confratelli europei, ma se il suo sponsor principale nella politica del rigore passa sull’altra sponda, qualsiasi politica finanziaria comune va a farsi benedire, e di tutto l’Europa ha bisogno meno che di paralisi decisionale, alibi ai paesi spendaccioni e politiche di bilancio allegre.

D’accordo che, come diceva Bismarck, non si mente mai tanto quanto prima delle elezioni, durante una guerra o dopo la caccia, e che quindi Hollande dovrà rimangiarsi molte delle sue promesse: il seme della irresponsabilità finanziaria dei governi, e del solleticare le aspettative crescenti più insostenibili dei governati sarà stato piantato, e sappiamo quanto è drammaticamente difficile sradicarlo.

In Italia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Portogallo gli attuali governi stanno disperatamente  riparando i danni fatti da generazioni di Hollande (non sempre solo socialisti) nei loro paesi. Nonostante il pasticcio delle 35 ore, i francesi non hanno capito, a quanto pare, niente: vogliono toccare di nuovo la presa con le loro dita nude per sentire il brivido della scossa. La sentiremo purtroppo anche noi. Due studiosi di Chicago, Jules Eden e Alex Clarke hanno scritto nel 2006 un simpatico e documentato libro che si chiama “50 ragioni per odiare i francesi”: da questa estate ce sarà una cinquantunesima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *