IL CASO CALIPARI ED ALTRI ANALOGHI

Sul fastigio del c.d. Palazzo della Civiltà Italiana, detto anche Palazzo della Civiltà e del Lavoro o il Colosseo Quadrato, che si erge nel quartiere romano dell’E.U.R. (Esposizione Universale di Roma ), progettato, ispirandosi all’arte metafisica, dagli architetti Guerrini, La Padula, Romano, figura questa scritta: “un popolo di poeti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori “.

A nostro avviso essa è incompleta giacché vi dovrebbero essere aggiunte le parole: “di grandi incassatori “.

Il 4 marzo del 2005, ad es., venne ucciso sulla strada per l’aeroporto di Bagdad da un soldato americano il funzionario dei nostri servizi segreti Nicola Calipari che stava portando in salvo la giornalista de “Il Manifesto” Giuliana Sgrena appena rilasciata dai sequestratori (n.d.r.. recatasi avventatamente in un quartiere della capitale irachena estremamente rischioso).

In un libro di prossima pubblicazione (“L’omicidio di Nicola Calipari”, Rubettino editore, pag.310 )il dott. Erminio Amelio, sostituto Procuratore della Repubblica di Roma, ricostruisce, sulla base degli atti processuali, la vicenda mettendo in luce gli atti delle autorità statunitensi volti ad ostacolare ogni forma di accertamento (rifiuto di fornire i nomi dei soldati di pattuglia al posto di blocco rivelati successivamente solo da un abile pirata informatico, il luogo della sparatoria fu ripulito, la consegna dell’auto di Calipari avvenne ben due mesi dopo in condizioni diverse da quelle in cui l’avevano ridotta i proiettili etc. ).

Dell’omicidio fu incolpato il soldato Lozano (che non venne mai estradato ) ma da molti fu avanzata l’ipotesi che ci fossero responsabilità ai livelli più elevati della catena di comando statunitense e che si volle dare una lezione alle nostre autorità che avevano trattato con i rapitori anche perché Calipari aveva preliminarmente informato il Comando statunitense del suo percorso ed aveva quasi arrestato il veicolo una volta arrivato al posto di blocco.

L’Avvocatura dello Stato, parte civile per conto della Presidenza del Consiglio, rinunciò in Cassazione a sostenere la giurisdizione italiana rimettendosi alla decisione della Corte che (si sarebbe tentati di dire “ovviamente”) statuì l’impossibilità di giudicare Lozano. La stessa Avvocatura aveva sostenuto nei precedenti gradi di giudizio che il nostro paese aveva il diritto ed il dovere di giudicare il soldato americano per il reato di omicidio aggravato.

Della scarsa volontà del nostro Governo di tutelare gli interessi italiani una prima avvisaglia si era registrata nel primo anniversario della morte di Calipari nelle parole del Ministro della Difesa, l’on. Le Antonio Martino ( filo americano ad oltranza), che, in pratica, avallavano la tesi delle autorità statunitense: una sciagura involontaria e casuale.

Cercò di rimediare l’ottimo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dichiarando che: ” la teoria del fato è cosa passata, fa parte della tragedia greca superata dal Cristianesimo ; ora bisogna agire per conoscere la verità ed è quello che facciamo per rendere giustizia e verità alla sua famiglia e al nostro Paese “.

Evidentemente, come si scriveva nei bollettini dell’ultimo conflitto, “ le nostre valorose truppe si sono ritirate su posizioni prestabilite dopo aver inflitto pesanti perdite al nemico “.il nemico del dott. Letta, nel caso di specie, era, probabilmente, annidato nel Governo.

In conclusione, come ha scritto il P.M. Amelio,: “dottor Calipari, ingiustizia è fatta !”.

L’unica a trarre vantaggio, anche se involontariamente, da questo delitto è stata la giornalista Sgrena che venne eletta al Parlamento.

Casi simili a quello del dott. Callipari sono stati: le morti della teleferica del Cermis causate dalle folli evoluzioni di aerei statunitensi (i piloti, sottratti alla Giustizia italiana in base ad una clausola di un trattato, se la cavarono con poche sanzioni disciplinari e, se ben ricordiamo, con l’espulsione per alcuni dai ranghi attivi dell’Aviazione) e la vicenda del terrorista Cesare Battisti (da noi trattata su “Cartalibera” del 20-6- 2011 ), oltraggio inaccettabile fattoci dalle autorità di Brasilia.

Tutti questi episodi, che hanno portato grave disdoro al nostro Paese, sono solo il frutto del destino cinico e baro? O il risultato di un reiterato comportamento pavido dei nostri Governi ?

Noi, basandoci su un’esperienza personale internazionale trentennale, riteniamo la seconda ipotesi quella più veritiera anche perché di episodi simili non ci risulta siano state vittime altri Paesi importanti.

Si è diffusa –crediamo- la fama nei fori internazionali che subiamo gli oltraggi senza reagire adeguatamente.

“Fama volat” (= la fama vola ; Virgilio, Eneide, 3,121 )ed anche “Haud semper errat fama; aliquando et elegit” (= Non sempre la fama sbaglia; qualche volta sa anche sceglier giusto; Tacito; Agricola, 9).

In conclusione: “Qui tacet consentire videtur” (= Chi tace sembra acconsentire )!

Non vorremmo che per i due marò detenuti in India si  avesse lo stesso infausto esito registrato per i casi sopra ricordati !

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