Un elemento di speranza nel panorama economico italiano: le esportazioni hanno tenuto

Per un paese come il nostro, sostanzialmente carente di materie prime e di fonti di energia sufficienti,un flusso di esportazioni consistente è essenziale per consentirgli di pagare le necessarie importazioni. Raggiungere un tale obiettivo risulta particolarmente arduo allorquando, come attualmente, ci si trova di fronte ad una crisi economico-finanziaria a livello mondiale non ancora superata (ad es. il Prodotto Interno Lordo nell’area O.C.S.E. è cresciuto solo dello 0,6 % nel 3°trimestre del 2011) e, per conseguenza,ad un’ accresciuta concorrenza tra i principali paesi esportatori segnatamente da parte di quelli c.d. emergenti (Cina,India,Brasile etc.).

Le esportazioni contribuiscono in maniera rilevante alla formazione del P.I.L. italiano (in media il 30% c.a.). Nel 2009 (ultimi dati disponibili) erano circa 180.000 le nostre imprese esportatrici con ben 4.729.453 addetti.

Nel 2011 l’incremento delle esportazioni italiane è stato dell’11.4% (+14,9 % verso i paesi extra Unione Europea;+8,9% verso l’area Unione Europea) .

Nell’anno i volumi esportati sono aumentati del 4% mentre si sono ridotti dell’1,8% quelli importati.

Il disavanzo commerciale è stato pari a 24,3 miliardi di Euro. Si è registrato quindi un miglioramento rispetto al 2010 quando il disavanzo fu di 30 miliardi. Il saldo non energetico (+ 37,1 miliardi) è risultato in forte aumento rispetto al 2010 (+22 miliardi). Peggiora, per contro, quello energetico a causa dell’aumento delle quotazioni: -61,4 miliardi mentre era di 52 miliardi nel 2010.

Le importazioni di energia hanno cioè inciso nel 2011 per il 18,4 % c.a. delle importazioni totali (valore delle quote calcolato sul totale dei flussi di scambio con il resto del mondo nel 2010).

In particolare è da segnalare che nell’ultimo trimestre del 2011 le nostre esportazioni sono cresciute dell’1,4% rispetto al trimestre precedente con un incremento maggiore sui mercati dell’Unione Europea (+1,8 %).

Nel dicembre u.s. si è registrata una crescita tendenziale delle nostre esportazioni del 5,7% quasi interamente riconducibile alle vendite sui mercati extra U.E. (+11,4 %).

A seconda dei raggruppamenti principali per tipologia dei beni si rileva che per quanto concerne:

A) le esportazioni, le percentuali sul totale sono state (dic. 2011):

  • -beni di consumo: 29,5 (di cui durevoli 6,3 ;non durevoli 23,2)
  • -beni strumentali: 32,4
  • -prodotti intermedi: 33,5
  • -energia: 4,6

B) le importazioni, le percentuali sul totale sono state (dic. 2011) :

  • -beni di consumo: 25,3 (di cui durevoli 3,5; non durevoli 21,8)
  • -beni strumentali: 22,4
  • -prodotti intermedi: 33,9
  • -energia : 18,4.

I settori piu’ dinamici delle nostre esportazioni (variazioni tendenziali –dic.2011/dic.2010) sono stati: gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali, botanici (16,6); metalli di base e prodotti in metallo esclusi macchinari ed impianti (16,4) ;autoveicoli (14,1) ; macchine ed apparecchi n.c.a.;articoli in pelle (esclusi abbigliamento) e simili (13,5).

In flessione,invece, i prodotti tessili (-1,9) , i mezzi di trasporto esclusi autoveicoli (-1,9) , i prodotti dell’agricoltura, silvicultura e pesca (-4) , apparecchi elettrici (-5,8) , coke e prodotti petroliferi raffinati (-14,6) .

Da questa sommaria analisi emergono elementi positivi circa le capacità delle nostre imprese di resistere agli “tsunami” e quindi di speranza per l’avvenire.

A nostro parere il sistema esportativo italiano presenta, tuttavia, un primo, grave elemento di debolezza (ve ne sono altri ma lo spazio è tiranno): la c oncentrazione nelle regioni del Centro -Nord della provenienza delle esportazioni.

Pur se mancano i dati del 2011 crediamo che anche nell’anno trascorso questo fenomeno si sia riprodotto. Nel 2010 su un totale di esportazioni italiane pari a 337.810 milioni di euro quelle del Centro-Nord ammontavano a 294.135 milioni di Euro,quelle dal Mezzogiorno sono state pari a 38.769 milioni, da regioni diverse non specificate 4.906 milioni.

Nel Meridione esistono sicuramente potenzialità imprenditoriali e manodopera intelligente ma non riescono ad emergere come è avvenuto in altre Regioni del nostro paese.

Si pensi, ad es., allo straordinario sviluppo, grazie soprattutto alle piccole e medie imprese, avutosi dagli anni ’60 nel Friuli o nelle Marche un t empo zone depresse e di emigranti.

Perché nel Mezzogiorno non si ripete il fenomeno friulano o marchigiano ?

Le ragioni sono molteplici (storiche, geografiche, infrastrutturali etc.) ma gli ostacoli potrebbero essere superati in tempi piu’ o meno lunghi “se “si riuscisse in primo luogo a debellare la malavita organizzata

che tutto inquina impedendo alle migliori energie di manifestarsi e, per conseguenza, di contribuire in maniera determinante allo sviluppo economico-sociale di quei territori e d anche dell’intero nostro pase.

Si tratta, però, di accentuare la guerra alla malavita organizzata (che è la” vera “guerra per la salvezza del nostro Paese) senza concederle tregua e ricorrendo anche a leggi speciali perché, altrimenti, i cittadini continueranno a temere piu’ i padrini dei Questori. Un paese dove intere e popolate regioni sono dominate dalla malavita non può progredire e “Non progredi est regredi” (= non progredire è regredire).

(*) Fonti: I.S.T.A.T. –Statistiche Flash -dic. 2011 ; I.S.T.A.T.-Ministero Sviluppo Econ.: “L’Italia nell’economia internazionale” Rapporto 2010-2011.

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