PANEM ET CIRCENSES (= PANE E SPETTACOLI NEL CIRCO)

Per tener buona la turbolenta plebe romana ed accattivarsene i favori gli Imperatori non lesinavano alla stessa donazioni d i derrate alimentari e l’organizzazione di spettacoli nel circo(corse di cavalli, gladiatori, etc.).

I giuochi erano idolatrati dai Romani di tutti i ceti che ne discutevano appassionatamente divisi in fazioni.

Gli spettacoli teatrali vennero rapidamente superati da quelli circensi che raccoglievano il favore di tutte le categorie sociali. Non ci voleva, infatti, un bagaglio culturale raffinato per seguirli.

I ludi gladiatori, particolarmente feroci, erano, però, talmente amati in tutte le parti dell’Impero che,malgrado l’avvento del Cristianesimo e le proibizioni degli imperatori Costantino (nel 327 d.C.), Giuliano (nel 357 d.C.), Onorio (nel 397 d.C.), solo dopo il gesto del monaco Callimaco che nel 403 d.C. entrò, vestito di bianco, nell’arena del Colosseo in mezzo alle belve ed ai gladiatori invocandone la cessazione (e per questo venne linciato dagli spettatori!) questo divertimento prese fine.

Nel nostro paese -mutatis mutandis- si hanno due tipi di “circenses”: le partite di calcio, in primis, poi il Festival di San Remo.

I campionati di calcio, dietro i quali c’è un giro di danaro enorme, attirano le folle in misura incredibile.

I tifosi delle varie squadre sono capaci di azzuffarsi ferocemente per gli esiti delle partite. I calciatori sono idolatrati e pagati a peso d’oro. Personalmente riteniamo immorale ricompensare con milioni di Euro un calciatore. Quanto dovrebbe ricevere un ricercatore che fa una scoperta scientifica di rilievo?

Il Festival di San Remo – per fortuna c’è una sola volta all’anno – spinge milioni di telespettatori a rimanere per ore seduti davanti ai televisori per ascoltare canzoni spesso cacofoniche, le “immortali” dichiarazioni del Celentano di turno, le innumeri interviste ai vari cantanti piene di “acute” considerazioni.

Anche in questo spettacolo è da supporre che il giro degli interessi pecuniari non sia da negligere.

A differenza, però, del calcio i costi dello spettacolo in questione sono in larga misura pagati, tramite il canone R.A.I., dagli abbonati. La stessa R.A.I. che, malgrado l’apporto cospicuo al proprio bilancio fornito da tale tributo, da vari anni neglige gli spettacoli teatrali di livello culturale elevato venendo così meno alla funzione educatrice di una radio-televisione pubblica che, per contro, fino a d una trentina di anni fa circa veniva svolta.

Esaminando piu’ approfonditamente il fenomeno dei vari “circenses” contemporanei ci viene il sospetto che ci sia a monte un disegno che tacitamente accomuna la classe politica sia di destra che di sinistra: distrarre il popolo dall’occuparsi dei problemi seri del paese.

Forse ha perseguito, indirettamente, fini analoghi l’aver consentito che si formasse una scuola secondaria sempre piu’ di basso livello e che si creassero facoltà inutili: una popolazione ignorante possiede, infatti, scarso senso critico ergo la si può indirizzare dove meglio si vuole.

Non vogliamo, infine, omettere un accenno al “panem” contemporaneo.

Che altro è, invero, la creazione di migliaia di posti di lavoro del tutto inutili in molte Regioni se non dare pane alle plebi elettrici e così tacitarle? C’è in ciò, a nostro avviso, anche una stringente affinità con le “sportulae” riempite di viveri od anche con le piccole somme di danaro che l’aristocratico romano elargiva ai propri “clientes”.

Forse solo il fiscalismo regionale potrà tentare di por fine a questo.

“Ed ora  – come recita una una bella canzone napoletana – gentile e bella udienza, datemi licenza” perché

non vorremmo fare la fine del monaco Callimaco per aver osato criticare il Festival di San Remo ed il calcio ed anche perché temiamo, allargando il discorso, che, come dice un antico proverbio, “Res satis nota: plus faetent stercora mota” ( =E’ cosa sufficientemente nota: piu’ rimescoli lo sterco piu’ emette cattivo odore).

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