RIFORMA RAI-TV: UNA PATATA BOLLENTE

Il 28 marzo prossimo scade il consiglio di amministrazione della Rai e già i partiti cominciano a scaldarsi e proporre progetti di riforma.. Lo stesso Presidente del Consiglio Monti, recentemente, in un vertice con i tre partiti che sostengono il governo, ha dichiarato necessario e urgente  presentare una proposta di riforma della Rai per “ricuperare efficienza, governabilità e competitività”.

In una intervista fatta qualche settimana fa a Fabio Fazio (“Che tempo fa”) ha inoltre dichiarato che tra le misure in programma c’è probabilmente anche la privatizzazione della Rai, che Monti giudica una forza del panorama culturale civile italiano, una forza che necessita di ulteriori passi in avanti”.

In sostanza l’argomento Rai-Tv è ormai maturo.  Sembra che si voglia presentare un testo entro pochi giorni di questo mese.

A questo punto , alcuni partiti parlano della necessità di un decreto , cioè della necessità di un intervento rapido che riduca il numero dei consiglieri, possibilmente indipendenti e nomini un Amministratore delegato. Altri invece, sulla base di sentenze della Corte Costituzionale, sottolineano che la competenza debba rimanere al Parlamento : il governo presenti una proposta e poi le Camere potranno accettare o meno e con modifiche.. La tesi invece del “commissariamento” avanzata da qualcuno mi sembra già in minoranza., così come la tesi della “privatizzazione” (forse rinviata a data da destinarsi), anche se alcuni esponenti del Pdl, del Fli, del Pli  la ripropongono.

La tesi maggioritaria che sta emergendo all’interno del governo (in particolare nei Ministeri del Tesoro  e in quello delle Attività produttive)  è quella della nomina di un Amministratore delegato con pieni poteri, anche per le nomine interne e i palinsesti, e contestualmente la nomina di un Consiglio di amministrazione , composto solo da 3-5 membri e non pletorico come quello attuale,  con poteri  di indirizzo strategico e di controllo degli investimenti e dei risultati.

Senza alcun dubbio le regole vanno cambiate: riforma della “governance” e stipula del nuovo contratto di servizio 2013-2015. Non dimentichiamo che la partecipazione del Tesoro è del 99,56% e per la restante parte è della Siae.

Ricordo che nel 1995 , in occasione di una consultazione  referendaria, i cittadini avevano bocciato i tre quesiti , diciamo “anti-Fininvest” e avevano approvato il referendum  (promosso dai Radicali e dalla Lega) per l’abolizione delle norme riguardanti il carattere necessariamente pubblico della Rai.

Il 54% degli elettori, l’11 giugno di oltre 16 anni fa, disse sì all’ingresso dei privati nella proprietà della Rai.

Personalmente, da anni sono  per la privatizzazione, innanzi tutto per creare una vera concorrenza e un vero pluralismo nel mercato italiano dei media,  poi per  liberare la Rai dall’egemonia della politica e dei partiti e quindi “liberalizzare” veramente un settore congelato e in sofferenza.  Si può cominciare con il cedere singole reti, liberando frequenze e cedere i numerosi immobili e ripetitori.

Certamente tutto questo deve avvenire tramite aste pubbliche ed evitare che non venga venduta agli “amici degli amici”, come più volte, purtroppo, è successo nel passato per altre privatizzazioni, e comunque le tre reti vengano vendute separatamente, in modo da aumentare la concorrenza sul mercato.

La stessa sinistra, negli anni 1996-2001, si era dimostrata abbastanza favorevole alla privatizzazione e alla commercializzazione quantomeno di due reti (si vedano certe dichiarazioni di D’Alema, Parisi, Amato). Lo stesso ex-premier Prodi aveva dichiarato in una intervista di quegli anni : “ Sono per la privatizzazione della Rai”….Se c’e’ una rete che ha una missione pubblica, questa dev’essere del servizio pubblico. Ma l’intrattenimento resta nel quadro generale del mercato che richiede concorrenza e pluralismo”…”le regole sono queste, la concorrenza va rispettata tanto nel settore pubblico come nel privato”. “La forma della proprieta’ pubblica della Rai dev’essere legata a un obiettivo specifico. Per il resto non vedo la necessita’ che essa rimanga pubblica, con le tensioni e le interferenze politiche che questo comporta… ritengo che questo passo dovrebbe accompagnarsi ad un passo per realizzare il pluralismo anche nel settore delle tv private“.

Oggi invece a sentire le dichiarazioni di diversi esponenti del Pd, ma anche di altri partiti, mi sembra che la situazione sia cambiata.

Anche il mercato pubblicitario sembra che dica no alla privatizzazione della Rai; si pensa ad un canale senza pubblicità per cercare di mantenere il servizio pubblico in tv (si veda le recenti dichiarazioni di Lorenzo Sassoli de Bianchi (presidente dell’Associazione delle imprese che investono nella pubblicità)

Una buona parte  degli associati all’Upa dà un giudizio negativo sull’attuale Rai (mal gestita, priva di strategia, ingovernabile, subordinata alla politica) e propone una Rai pubblica a gestione privatistica.

Ricordo che gli investitori dell’Upa spendono un miliardo di euro l’anno in pubblicità sulle reti Rai.

“Un servizio pubblico è una garanzia democratica”, sottolinea Lorenzo Sassoli, “ma la gestione finanziaria e la produzione devono essere separate”. L’Upa propone infatti che la proprietà della Rai venga conferita a una Fondazione, con uno statuto che rifletta l’attuale contratto di servizio. “E una rete generalista dovrà essere priva di pubblicità”, aggiunge il presidente dell’Upa, “con l’obiettivo di perseguire la sperimentazione e la qualità”. Una scelta che secondo l’Upa aiuterebbe a giustificare il canone, tassa che conta 16 milioni di abbonati a fronte di 22 milioni di famiglie.
Poi c’è il problema del canone e la definizione  dei tetti sulla pubblicità.

Il canone televisivo e il bollo auto sono sicuramente le tasse più evase nel nostro Paese.

Secondo le associazioni dei consumatori il canone per la TV non è pagato da un utente su tre, e uno su due chiederebbe, se potesse , di essere esonerato perché “si guarda solo gli altri canali”. Non parliamo poi  degli esercizi commerciali e delle imprese  che devono pagare un “canone speciale”: qui l’evasione è altissima. La somma complessiva sottratta alla Rai dovrebbe aggirarsi sui 700 milioni di euro.

Perchè la lotta all’evasione del canone non si può fare tramite l’inserimento nella bolletta elettrica o tramite l’incrocio con gli elenchi degli abbonati a Sky o altre Tv a pagamento ?

L’intero e complesso argomento della riforma della Rai-Tv va quindi affrontato con decisione : evitiamo un Parlamento bloccato dai veti incrociati e auspichiamo che i partiti elaborino una proposta di riforma incisiva sul rapporto pubblico e privato, possibilmente condivisa.

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