LE ACQUE DEL LETE E DELL EUNOE’ E GLI UOMINI POLITICI

Secondo la mitologia greca il Lete era, nell’oltretomba, il fiume o la fonte della dimenticanza (in greco “léthe”=oblio) dalle cui acque dovevano bere le anime destinate a nuovi corpi.

Nella “Divina Commedia” il Lete è un ruscello posto nel Paradiso Terrestre (v. Purgatorio, Canto XXVIII,v.136).

Nelle sue acque Matelda (figura probabilmente simbolica e non collegabile con la contessa Matilde di Canossa) immerge Dante per fargli dimenticare il male e renderlo degno di salire alle stelle (v. purgatorio,Canto XXXI,v.100-101 ). Quindi gli fa bere l’acqua dell’Eunoé (dal greco “eu” =bene e “noo’s”= memoria; collocato anch’esso nel Paradiso Terrestre- v. Purgatorio,Canto XXVIII,v, 131) onde avvenga che “la tramortita sua virtu’ ravviva” (v. Purgatorio, Canto XXXIII,v.129).

I politici, sotto tutte le latitudini, si immergono,a seconda della loro convenienza, nelle acque del Lete e raramente bevono quelle dell’Eunoé. I nostri non sono diversi.

Per non rimanere nell’astratto ci si consenta di formulare qualche esempio.

Nei giorni scorsi sono stati ricordati solennemente dalle piu’ alte cariche dello Stato (in primis il Presidente della Repubblica) le vittime delle foibe. Sacrosanta commemorazione anche se, a nostro parere, alquanto tardiva.

Pe oltre sessanta anni,infatti, il P.C.I. ed i suoi epigoni hanno sorvolato su questo tristissimo argomento.

I motivi sono di facile individuazione: gli autori furono i cari compagni jugoslavi.

Del pari poca attenzione se non risentimento fu riservato in tutti questi anni ai 250.000 Dalmati ed Istriani che presero nel 1946 la strada dell’esilio pur di rimanere Italiani e non vivere nel paradiso comunista. I ferrovieri comunisti, ad es., non fecero fermare alla stazione di Bologna i convogli che li trasportavano al Meridione non consentendo perciò di dar loro qualche modesto mezzo di conforto.

Sempre per ricordare. In questi giorni il Presidente Napolitano ha annunziato che tra breve si recherà a Porzûs, in Friuli, per commemorare l’eccidio, avvenuto nel 1945, dei partigiani(monarchici, liberali, cattolici)della Brigata “Osoppo” ad opera di partigiani comunisti italiani.

La loro colpa: l’opporsi alle mire annessionistiche titine sul Friuli.

Non c i risulta che per questo eccidio i maggiorenti de l P.C.I. e poi del P..D. abbiano, fino ad ora, levato alti lai al Cielo.

Giova ricordare a proposito di questa strage che una delle vittime fu Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo Pasolini. Questi fu un intellettuale dell’area di sinistra dove militavano (e militano tuttora) influentissimi critici. Questa circostanza forse gli impedì di lanciare strali contro i “compagni” ?

Sempre a proposito di Porzûs non nuocerà rammentare che il comandante dei partigiani comunisti autori del massacro, Mario Toffanin detto “Giaco”, condannato all’ergastolo in contumacia perché fuggito in Cecoslovacchia ed in Jugoslavia, che “mai” si pentì, fu graziato dall’allora Presidente della Repubblica Pertini forse in ricordo della comune militanza partigiana nell’area di sinistra.

Quanto all’attuale Capo dello Stato,da tutti oggetto di lodi sperticate e quasi di una santificazione in vita, dovrebbe,forse, bere l’acqua dell’Eunoé e fare,assieme a molti maggiorenti dell’ex P.C.I. e P.D.I., pubblica ammenda per il sostegno dato all’U.R.S.S. ed ai paesi della stessa satelliti,alla Cina di Mao etc, pur essendo pienamene a conoscenza dell’esistenza dei “gulag” e degli altri crimini ivi perpetrati.

In particolare il Presidente Napolitano, dirigente di primo piano del P.C.I., dovrebbe, forse, dichiararsi pentito segnatamente per gli articoli scritti su “L’Unità” di approvazione dell’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche e dell’espulsione, nel 1974, dall’U.R.S.S. dello scrittore dissidente Alexandr Solgenytszin, poi premio Nobel. Ma allora Giorgio, militante della c.d. “corrente migliorista” del partito, era intento evidentemente e nella ricerca di “miglioramenti” e non poteva pertanto occuparsi a fondo di tali modesti avvenimenti.

Ben diverso fu l’atteggiamento in occasione dei fatti d’Ungheria degli on.li Giolitti, Cucchi e Magnani ché essi diedero subito le dimissioni dal P.C.I. Cucchi e Magnani (emiliani come l’on. Bersani!) furono, in particolare,oggetto da parte del partito di un vero e proprio ostracismo.

L’ elenco degli esempi potrebbe continuare anche se, probabilmente, sarebbero meno eclatanti, qualora si esaminasse il comportamento di esponenti di altri i partiti.

Evidentemente è più facile per i sullodati uomini politici immergersi nelle acque del Lete che percorrere il sentiero che conduce alle rive dell’Enoé bevendo le cui acque potrebbe verificarsi per essi che “la tramortita sua virtu’ ravviva “ (Purgatorio,Canto XXXIII, v.127-129).

Ci auguriamo in via conclusiva che il lettore almeno concluderà con noi: “Forsan et haec olim meminisse iuvabit” (=Forse di queste cose passate gioverà ricordarsi; Virgilio, Eneide, I, 203).

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