GERMANIA EUROPEA O EUROPA GERMANIZZATA ?

Sulla rivista “Internazionale” del 17 gennaio leggiamo : “Oggi Harry Kissinger avrebbe una risposta alla sua domanda su che numero comporre per parlare con l’Europa. Eccolo: +49 30 4000 2526. Quello dell’ufficio di Angela Merkel. “.

In queste settimane, a livello europeo, non solo in Italia , si discute molto sulla politica rigorista, fatta spesso di “nein”, della Cancelliera Merkel : solo “rigore e ubbidienza”. Per ora, “no” agli Eurobond, “no” al ruolo di prestatore in ultima istanza della Bce ; la posizione potrà cambiare  solo dopo che saranno armonizzate le politiche di bilancio e fiscali dei paesi dell’UE.

Nella stessa Germania , da parte di autorevoli uomini politici e intellettuali , ci si domanda : vogliamo una Germania europea o una Europa germanizzata ?

Al momento , quello che si vede è, a mio avviso,  un’ Europa germanizzata.

Il Direttorio franco-tedesco (a dir la verità con Parigi al seguito, specie dopo il recente declassamento della Francia) detta legge e questo è molto negativo, spinge alla diffidenza gli altri paesi e umilia gli organismi comunitari.  Una Europa a guida tedesca poi che si separa dall’Inghilterra suona molto male, anzi malissimo.

“Il continente germanizzato è un’idea malsana” ha dichiarato lo stesso  Joschka Fischer , ex-vicecancelliere.in una intervista al “Corriere della sera” nel dicembre scorso.

Di questi problemi , ne avevamo già parlato già nel novembre scorso, su Cartalibera ( “Il Direttorio franco-tedesco e le banche” – 11 novembre 2011;  “Nel 2012 l’euro rischia di saltare ?”- 20 novenbre 2011).

A questo punto tornano di attualità le parole pronunciate, molti anni fa, dal grande Thomas Mann, che parlando con gli studenti di Amburgo li spronava ad attivarsi “non per un’Europa tedesca, ma per una Germania Europea”.

Senza alcun dubbio  la nostalgia del marco, in Germania,  è forte , è un po’ il simbolo del loro riscatto;  come sono ancora presenti gli incubi della Repubblica di Weimar (spaventosa inflazione; disoccupazione di massa) che ha poi portato al regime nazional-socialista. Non dimentichiamo poi  lo spirito disciplinato e organizzativo  della popolazione. Posso quindi anche comprendere l’elettore tedesco medio riluttante (o non più disposto) a pagare i debiti dei Paesi “cicala”, quali ad esempio la Grecia o l’Italia. Nel contempo occorre però anche considerare che la Germania ha goduto di grandi vantaggi dall’Unione europea e dall’euro.

Certe dichiarazioni della Merkel alla fine dei summit europei  sono una spia illuminante di questa politica :” tutto quello che volevamo ottenere l’abbiamo ottenuto..” D’altra parte non si può imporre a tutti paesi europei la stessa ricetta teutonica (con punizioni, multe, sanzioni); le economie dei vari Paesi, come qualcuno ha scritto, “sono troppo diverse  per poter digerire una rigida ricetta unica e imposta dall’alto” e  “i pazienti sottoposti alla cura teutonica potrebbero morire sotto i ferri”…. “ ci vuole la giusta elasticità ed il giusto timing per le diversità”,,,,,”altrimenti si finisce come a Sparta dove era permesso sopravvivere solo ai più forti”.

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere una relazione di Helmut Schmidt, Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca dal 1974 al 1982, una relazione di qualche settimana fa.

E’ un’analisi lucida, obiettiva e condivisibile. E’ anche un ripensamento auto critico della storia della Germania quando dice : “Più volte noi tedeschi abbiamo fatto pagare ad altri il prezzo della nostra posizione di potenza centrale” che ha creato poi “un latente risentimento contro i tedeschi“.

Nel’immediato dopoguerra , “un sentimento di diffidenza verso la Germania” diede infatti inizio al processo europeo, una integrazione europea “come un’assicurazioe contro una possibile tentazione dei tedeschi verso una politica di potenza”.

Certamente questa posizione non è solo di Schmidt, ma anche di altri autorevoli uomini politici e intellettuali tedeschi.

Per questo, a mio avviso, occorre riformare i trattati, muoversi verso una unione fiscale e una unione politica. Non ha senso avere una moneta unica senza unione fiscale e senza unione politica e senza un Banca Centrale che possa battere moneta. Dobbiamo risolvere le contraddizioni economiche tra i diversi Stati, i diversi tassi di crescita, i diversi livelli di competitività-

H.Schmidt dice giustamnete “Un indebitamento comune è inevitabile. Noi tedeschi non possiamo opporre un rifiuto naziomal-egoistico“.

In sostanza credo che ci sia oggi una crisi di governance e di leadership a livello europeo , prima ancora di una crisi finanziaria: c’è una politica miope, di breve termine, più legata o condizionata dai risultati delle prossime elezioni interne tedesche. Ci vorrebbe invece una visione strategica di più ampio respiro all’Adenauer o di Helmut Kohl.

Non vorrei che avesse avuto ragione l’ex Presidente Andreotti , quando nel 1993, circa quattro anni dopo l’unificazione tedesca in una intervista al “Financial Times” affermava  a chi gli contestava la sua contrarietà :”forse la Germania non sarà più la Germania dei Kohl, nè dei Genscher, nè dei Willy Brandt. Non sappiamo che tipo di Germania sarà, potrebbe essere una Germania forte in un’Europa debole e divisa”.

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