NONOSTANTE LA CRISI FINANZIARIA E LA RECESSIONE , C’E’ UNA PICCOLA NOTA POSITIVA

In un recente convegno organizzato dalla Fondazione Edison e dall’Accademia dei Lincei su “L’industria nella costruzione dell’Italia unita” è emerso un dato sicuramente positivo.

Sono i dati relativi all’export delle “quattro A.”.

Cosa sono : sono quelle nicchie produttive che gli economisti definiscono le “Quattro A del made in Italy”, cioè Abbigliamento-moda; Arredo-casa; Alimentari-vini e Automazione-meccanica.-gomma-plastica. (Di questi settori ne abbiamo già parlato su Cartalibera qualche tempo fa).

Una versione inglese di questi settori secondo alcuni esperti di comunicazione, americani e britannici,  è la seguente: Tre F (Food; Fashion; Furniture)  e Quattro M (Marble, stone and ceramic tiles;  Metal products; Machinery, equipment and domestic appliances;  Motorcycles, bicycles and yacht).

Queste piccole e medie imprese, per la gran parte padronali e familiari, sono delle vere e proprie nicchie e con alte specializzazioni produttive.

Queste imprese, nonostante la crisi di questi ultimissimi anni, hanno garantito, nei primi sei mesi di quest’anno,  un interessante attivo (surplus) commerciale con l’estero di circa 52 miliardi di euro,  inferiore a quello degli  anni passati, ma comunque un dato interessante.

Non dimentichiamo che il contributo delle cosiddette “4 A”  al saldo della bilancia commerciale è stato rilevante : è passato dai 35 miliardi di euro del 1991 ai 95 miliardi di euro del 2010,   e con un picco di 113 miliardi nel 2007 e nel 2008.

Ovviamente la bilancia commerciale globale, nonostante questo contributo, è ancora negativa a causa della “bolletta energetica” e del passivo di settori come la chimica, la farmaceutica , l’elettronica.

Però l’attivo commerciale con l’estero dei sopracitati settori del cosiddetto “Made in Italy “è stato, nel primo semestre di quest’anno, di 52 miliardi di euro , terzo miglior risultato di sempre.

Alcuni di questi settori hanno avuto in questi ultimi anni una fortissima concorrenza specie da parte della Cina con spregiudicate azioni di dumping, prodotti contraffatti, svalutazione competitiva dello yuan cinese.

Ciò nonostante alcuni di questi settori, in un primo momento pesantemente colpiti da questa aggressività commerciale asiatica, hanno poi reagito con fermezza e rapidità puntando soprattutto sulla qualità dei prodotti e puntando sull’esportazione in  nuovi mercati esteri (Russia; Paesi dell’Est europeo).

La crisi pesante di questi mesi si è abbattuta sull’economia reale, però i distretti e le medie o medio-grandi imprese del manifatturiero italiano resistono ancora bene. E’ la forza del cosiddetto “quarto capitalismo” , come qualche studioso li ha definiti.

Mentre la crescita italiana resta sempre frenata dalla debolezza strutturale della domanda interna, l’export del nostro Paese continua ad aumentare le percentuali di crescita, anche in confronto ai Paesi maggiormente esportatori come la Germania e Giappone. Lo dicono i dati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Le nostre esportazioni  erano precipitate durante la crisi mondiale  nel periodo febbraio 2009-gennaio 2010, ma ora il nostro export ha già recuperato.

Come ha scritto, alcune settimane fa,  il Prof. Marco Fortis, esperto di distretti industriali e di piccole-medie imprese, nonchè vicepresidente della Fondazione Edison, “ancora una volta, dunque, ci troviamo a commentare l’ennesimo miracolo del ‘made in Italy’. Un miracolo che probabilmente solo l’arrivo della temuta stagnazione potrà rallentare e che è tutto merito delle imprese e dei loro lavoratori : di quell’economia reale che non ne può davvero più della pessima rappresentazione del nostro Paese che la politica sta dando in tutto il mondo, screditandoci agli occhi di istituzioni internazionali ed investitori.”.

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