EVASIONE FISCALE: QUALCHE CONSIDERAZIONE

Unitamente alla diffusa corruzione nei vari settori della pubblica amministrazione ed al controllo del territorio da parte della malavita organizzata che,malgrado gli encomiabili successi conseguiti dalla Magistratura e dalle Forze dell’Ordine, è ancora presente in misura massiccia in intere Regioni del Meridione con preoccupanti infiltrazioni in quelle settentrionali, con i danni che ne conseguono (mancato sviluppo, evasione fiscale, corruzione), l’evasione fiscale rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei principali ostacoli che si frappongono al raggiungimento dell’equilibrio dei conti pubblici del nostro paese.
Secondo le stime del Gruppo di Lavoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze (v. l’audizione del Presidente della Corte dei Conti Luigi Gianpaolino del 16- nov. u.s.da parte della Commissione Finanze del Senato)l’evasione fiscale sarebbe,infatti, non inferiore al 18% del P.I.L. (dato riguardante il 2008). Prendendo questa indicazione per buona, anche se si tratta pur sempre solo di una stima, e supponendo che la suddetta percentuale non si sia ridotta nel triennio decorso (cosa che riteniamo improbabile ), nel solo 2010 l’evasione si aggirerebbe sui 120 miliardi di euro se non sui 200 miliardi di euro (P.I.L. -2010 =1550 miliardi di euro in cui,però,viene incluso il sommerso stimato).
L’Italia si collocherebbe quindi al 2° posto dopo la Grecia nella classifica internazionale del fenomeno.
Un tale importo corrisponde,nella prima ipotesi (120 miliardi di euro di evasione annua), a quattro volte quello previsto come necessario – si noti- nel triennio 2012-2014 per la manovra finanziaria cioè 30 miliardi di euro; ben sei volte e mezzo nella seconda ipotesi (evasione annua pari a 200 miliardi di euro).
Il Governo Monti è consapevole di questo ma sa bene che la lotta all’evasione, stante la complessità dei problemi da risolvere, è un’operazione che richiede tempi lunghi.
Gli strumenti per il contrasto possono essere –in sintesi – catalogabili in due grandi categorie:quelli che operano “ex ante” e quelli che vengono utilizzati “ex post”
I primi consentono all’Amministrazione Fiscale di conoscere da “parti terze” le attività dei contribuenti o i loro guadagni (è questo il vero significato della c.d. tracciabilità ) ed agiscono soprattutto da “deterrente”.
I secondi hanno anch’ess i una funzione di “deterrenza” ma con tempi piu’ dilatati dato che si tratta delle verifiche e dei controlli che il Fisco effettua sulle dichiarazioni dei redditi e che possono tradursi anche in sanzioni.
Il sistema fino ad ora adottato in Italia è stato,in sostanza, quello degli interventi “ex post” che ha dato in materia di lotta all’evasione i risultati disastrosi sopra ricordati.
Il Governo Berlusconi aveva iniziato a dotare il Fisco di strumenti piu’ efficaci per conseguire ex ante l’obiettivo “deterrenza”(l’Anagrafe Tributaria prima,gli studi di settore e da ultimo, con il D.L. n°138 /2011, le comunicazioni all’amministrazione fiscale di tutte le movimentazioni che hanno interessato conti correnti e depositi).
Nel programma che il Governo Monti si accinge a presentare per l’approvazione al Parlamento figura un pacchetto di varie misure volte a contrastare l’evasione: comunicazione periodica da parte degli operatori finanziari all’Anagrafe Tributaria delle movimentazioni e degli importi che hanno interessato i conti corrente e quelli di deposito; maggiore articolazione degli studi di settore;verifica della congruità delle dichiarazioni con gli studi di settore;sanzione penale (in base all’art.78 del D.P.R.445 /2000) per chi esibisce o trasmette documenti in tutto o in parte falsi oppure fornisce dati non rispondenti al vero; comunicazione all’Agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza da parte dell’I.N.P.S.delle posizioni di chi beneficia di prestazioni socio-assistenziali;riduzione a 1.000 euro del limite per l’utilizzo del danaro contante per i pagamenti; gli assegni di importo pari o superiore ai 1000 euro dovranno recare la clausola di non trasferibilità etc.
Per quanto riguarda,in particolare,il limite previsto ai pagamenti in contanti esso sembra di facile elusione (v. l’articolo dell’ex – Ministro prof.Vincenzo Visco su “La Voc” del 6 dicembre u.s.). E’, d’altronde, presente solo nelle legislazioni di due Stai europei e per importi molto superiori a quelli previsti nel programma del Governo Monti.
Comunque sono misure che necessitano di un aumento del numero degli addetti ai controlli (attualmente solo 12/13.000) e di un notevole potenziamento dei programmi informatici ai fini dei necessari incroci anche se la maggior parte delle informazioni già esistono nei vari archivi.

Uno strumento che favorirebbe,a nostro avviso,in maniera piu’ efficace sia la “deterrenza “ che i controlli non ci sembra,tuttavia,né previsto né allo studio: la creazione, come avviene nei paesi piu’ virtuosi fiscalmente, del c.d. conflitto d’interesse tra chi acquista un servizio o una merce e chi lo fornisce o la vende.
Per crearlo è,però, necessario che il contribuente possa dedurre in una misura per lui interessante siffatte spese altrimenti preferirà correre il rischio di incorrere in un’ipotetica sanzione ma risparmiare l’I.V.A.
Certamente non è agevole predisporre un tale meccanismo ma basterebbe ispirarsi ai sistemi che l’ hanno da molto tempo introdotto.
Pensiamo che i motivi di questa evidente carenza italiana siano soprattutto di natura politica: non scontentare molte categorie produttive che … danno i voti.
Forse un Governo c.d. tecnico come quello del Sen. Monti potrebbe,Europa adjuvante, tentare !
“Audaces fortuna juvat”!
Se del caso riceverebbe sicuramente l’appoggio di tutti i contribuenti onesti.

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