SFIDARE PECHINO SENZA AVER SOLDI

Da: L’Opinione della Libertà

Non è facile comprendere la nuova strategia americana. La notizia della settimana, sulla politica estera dell’amministrazione Obama, è certamente l’annuncio dell’apertura di una nuova base dei marine in Australia. Sarà completata nel 2016, a copertura del teatro Pacifico del Sud, volta a fronteggiare la Cina e le sue mire espansioniste.
Quindi è facile prevedere una nuova politica che guardi a Oriente (all’Ovest, se visto dalla prospettiva di Washington), una sorta di rinnovata dottrina del contenimento della Cina invece che dell’Urss. Si capisce, allora, perché gli americani si stiano gradualmente disimpegnando dall’Europa, ritirando dall’Iraq e preparandosi ad andarsene anche dall’Afghanistan entro il 2014.
La potenza militare dovrà essere concentrata nel Pacifico. Pechino ha raccolto il guanto e replicato, affermando, tramite un portavoce del ministero degli Esteri, che la nuova base Usa in Australia “non è coerente” con l’obiettivo di una crescita economica pacifica in Asia.
La Repubblica Popolare ha aperto contenziosi sulle acque territoriali con il Giappone, le Filippine, il Vietnam, per non parlare di Taiwan, che la Cina continentale aspira ad annettere definitivamente sin dal 1949. Obama nega che vi sia alcuna intenzione da guerra fredda: “Cerchiamo più opportunità di collaborazione con Pechino – ha dichiarato ieri a Canberra (Australia) – compresa una più intensa comunicazione fra i nostri vertici militari, per promuovere una maggior comprensione reciproca ed evitare fraintendimenti”.
Però la Cina non si fida di queste parole, perché vorrebbe (come ha più volte ribadito il suo governo) trattare con i suoi vicini direttamente, con rapporti bilaterali, senza aver a che fare con il loro potente alleato statunitense. Se la Repubblica Popolare mira all’egemonia, è chiaro che vuol esser circondata da vicini deboli e il più possibile isolati.
Per gli Usa, la sfida con una Cina sempre in crescita (anche militare) è molto impegnativa. Ma la domanda che sorge spontanea è: con quali soldi? Entro il 15 gennaio, se non sarà approvato dal Congresso un piano bipartisan per i tagli alla spesa federale, a farne le spese sarà automaticamente il Pentagono, con una riduzione del suo budget di ben 500 miliardi.
Obama assicura che i tagli non riguarderanno la difesa del Pacifico. Lo ha ribadito ieri a Canberra. Ma se si vuole sfidare realmente la Cina occorrerebbero più (e non meno) fondi alla difesa in senso lato e in particolare più investimenti su tutto ciò che serve a combattere un’eventuale guerra fredda con la Cina: nuovi sistemi navali, aerei, spaziali e di “cyberguerra”.
Quanto di più costoso si possa concepire in materia militare.

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