QUELLO CHE NON CI PIACE NELL’USCITA DI SCENA DI BERLUSCONI

Questo giornale non è mai stato pro o contro Berlusconi. I problemi del Paese non sono nati con Berlusconi e non si risolvono d’incanto con la sua uscita di scena (temporanea o definitiva che sia).

Il Paese ha bisogno ormai da almeno 30 anni di una rivoluzione liberale e liberalista, come quella fatta da Margaret Thatcher che ha risollevato la Gran Bretagna da un declino che pareva inesorabile.

Per questo abbiamo spesso sostenuto Berlusconi al momento del voto, non vedendo in giro niente di meglio, e l’abbiamo criticato quando non è stato capace di realizzare le riforme promesse e di assumere le decisioni necessarie alla crescita del Paese e al benessere degli italiani.

I nodi sono venuti al pettine. Berlusconi paga per le sue scelte mancate o sbagliate – e con lui pagano l’Italia e gli italiani. Non ci vogliamo qui soffermare sulle sue gravi colpe, mitigate solo in parte dall’indisponibilità dei suoi vari alleati (Casini, Fini, Bossi) – prima o poi trasformatisi in avversari – di realizzare davvero i programmi e le promesse elettorali (riduzione dei costi dello Stato e delle tasse, liberalizzazioni e privatizzazioni, ecc.). Più modestamente vogliamo dire che cosa non ci piace in questa uscita di scena.

Non ci piace il modo in cui molti parlamentari del PdL pronti fino a pochi giorni fa a sostenere l’assurdo pur di compiacere il padrone, ne hanno preso le distanze in questi giorni, evidentemente non nell’interesse del Paese, ma nella speranza di perpetuare la loro presenza a Palazzo.

Non ci piace il modo in cui l’Italia viene trattata da molti leader politici europei , che non passeranno certo alla storia per la loro capacità di governo.

Non ci piace la folla forcaiola che insulta Berlusconi il giorno delle sue dimissioni, ricordiamolo, spontanee, visto che non è stato sfiduciato dal Parlamento.

Non ci piace neppure il modo in cui il professor Mario Monti, di cui apprezziamo competenze e capacità, assurge a “uomo del destino”, investito del ruolo di premier da sindacati, associazioni di categoria, partiti e potentati, che spesso si sono distinti per la difesa di posizioni corporative e stataliste.

Ora più che mai sarebbe necessaria una forza politica liberale in grado di ridare slancio all’Italia.

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2 comments for “QUELLO CHE NON CI PIACE NELL’USCITA DI SCENA DI BERLUSCONI

  1. Boy
    6 luglio 2014 at 14:55

    Do you have more great arietlcs like this one?

  2. giorgio castriota s.m.b.
    19 novembre 2011 at 15:53

    Sono del tutto d’accordo!

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