IL DIRETTORIO FRANCO TEDESCO E LE BANCHE

Romano Prodi , qualche settimana fa., in una intevista  a proposito del cosiddetto Direttorio franco-tedesco ha dichiarato :  «Un disastro, perché spinge alla diffidenza gli altri paesi e umilia gli organismi comunitari. Direi che questo direttorio rappresenta uno degli errori più gravi degli ultimi anni”.

Come non essere d’accordo.

Dalla stampa specializzata spesso leggiamo che da tempo affiorano malumori e critiche verso Sarkozy e Merkel perché “decidono su tutto e su tutti in un precario equilibrio tra efficienza e legittimazione”.

Il Financial Times riporta : ““ci si comincia a chiedere se un circolo esclusivo di persone possa prendere decisioni per tutti i 17 paesi della moneta comune”. Anche perché, aggiungono i maligni, “tra quelli che a Bruxelles hanno deciso di accelerare in decisionismo ci sono proprio coloro che nei precedenti 18 mesi hanno fallito nella capacità di leadership”.

Basta vedere cosa è stato fatto (o non fatto) per la Grecia in questi due anni o sul problema ancora irrisolto del Fondo Salva Stati.

Tra l’altro queste critiche provengono da Paesi , diciamo, virtuosi come la Finlandia e l’Olanda, (anche dalla stessa Gran Bretagna sia pure in zona fuori euro) , quindi non solo dai Paesi ormai commissariati come la Grecia, l’Italia , Portogallo, Irlanda  e Spagna.

Ci sono senza alcun dubbio  problemi di legittimità democratica , ma anche precisi e concreti interessi nazionali.

Innanzi tutto c’è un problema grave di cessione di sovranità che è sì prevista nel trattato dell’Unione, all’Europa, ma non prevista alla Francia e Germania. Questi due Paesi , quando trattano dei problemi europei, si preoccupano soprattutto dei propri interessi politici, economici nazionali.

Non per niente in Germania, sulla base di una recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca, in determinate e precise materie, il Parlamento tedesco mantiene la più completa sovranità anche contro qualsiasi decisione europea diversa.

Non dimentichiamo poi che la Francia e soprattutto la Germania, Paesi finanziarmente forti, in questi anni,  hanno goduto i vantaggi (esportazioni) di un euro “svalutato”,  cioè sfruttando la debolezza dell’euro greco o italiano o spagnolo rispetto alla forza dell’euro tedesco e francese.

Comunque non usciremo da questa grave crisi finanziaria senza una riforma radicale dell’Europa e delle sue istituzioni.

Torniamo al problema delle banche.

Ad esempio, recentemente sono state emanate nuove norme sulla ri-patrimonializzazione delle banche ; di fatto, queste norme  avvantaggiano le banche francesi e tedesche e danneggiano  quelle italiane e spagnole. Queste nuove regole di Basilea  contribuiscono anche a chiudere i rubinetti del credito alle attività economiche.

Sono la Francia e la Germania a scrivere le regole per le banche.

L’Eba , European Banking Authority , (è un organismo consultivo che risponde alle autorità politiche UE, di fatto Francia e Germania) ha richiesto alle banche italiane 14,77 miliardi di euro di nuove risorse (di cui la metà solo per la Unicredit; le altre tre banche sono il Banco Popolare, il Monte dei Paschi di Siena e l’Ubi)  per la loro ricapitalizzazione anche se hanno avuto in questi ultimi anni comportamenti più che prudenti, non sono state coinvolte nella crisi dei mutui subprime,  nei derivati, in dissesti finanziari o in salvataggi o nazionalizzazioni., come invece è successo per  diverse banche francesi o tedesche .

Invece l’Eba ha chiesto 8,8 miliardi alla Francia e 5,18 alla Germania.

In sostanza l’Agenzia ha chiesto aumenti di capitale alle banche italiane invece che alle banche tedesche e francesi , la cui  struttura dell’attivo è molto più rischiosa delle banche italiane.

Sembra che oggi il problema n.1 sia il “debito sovrano” dell’Eurozona, i titoli di Stato,  non più i titoli tossici.

Per questo motivo l’Eba ha richiesto di aumentare dai livelli attuali la riserva di patrimonio più solido (il famoso Core Tier 1) al 9 per cento rispetto alle attività ponderate per il rischio .

Le principali banche italiane hanno già un Core Tier 1 superiore al 7 percento ed hanno superato positivamente i famosi “stress test”.  Nel calcolo del capitale necessario per arrivare al 9 per cento l’Eba ha chiesto di contabilizzare  in bilancio tutti i titoli di stato in portafoglio ai prezzi di mercato (market-to-market), anziché a quelli nominali, anche quando si tratta di titoli detenuti fino alla scadenza.  In questo modo le banche devono quantificare anche le perdite che avrebbero nei loro bilanci se vendessero ora sul mercato i titoli di stato , incrementando il capitale di conseguenza. Personalmente non credo che le banche italiane vendano i titoli in portafoglio prima della scadenza, come del resto non  hanno mai fatto.

Cosa hanno risposto i maggiori rappresentanti delle banche italiane (si veda a tal proposito la reazione inviperita del Prof. Guzzetti , presidente della Fondazione Cariplo): se dobbiamo contabilizzare anche le minusvalenze potenziali dei titoli statali, il nostro patrimonio si riduce e quindi potremmo essere costretti a vendere le obbligazioni pubbliche che i nostri istituti di credito hanno in percentuale maggiore rispetto agli istituti francesi e tedeschi. Le banche francesi e tedesche invece possono rivalutare sulla carta i loro titoli Oat e Bond coprendo così le minusvalenze reali sui titoli greci o su altri titoli del Portogallo e dell’Irlanda..

E’ chiaramente un meccanismo un po’ troppo indulgente verso quel sistema bancario estero che ha fatto incetta di titoli speculativi , se non tossici. Basta vedere le percentuali dei titoli tossici in portafoglio presso, ad esempio, la Deutsche Bank, la Bnp Paribas o la Credit Suisse.

Nella crisi finanziaria 2008-2010 la finanza è stata salvata , in tutto il mondo (con alcune poche eccezioni) dai governi , quindi con i soldi dei contribuenti.

I Paesi dell’Unione europea hanno contribuito per 1.240 miliardi di euro per salvare le banche, l’Italia con solo 4 miliardi.

A parte l’enormità della suddetta cifra, quello che è ancor più grave è che in questi tre anni (quasi quattro) non si è fatto alcuna riforma del sistema finanziario mondiale. Ad esempio , suddividere le attività degli istituti bancari in due comparti : a) la banca commerciale vera e propria , dedita alla raccolta del risparmio e ai prestiti alle varie attività economiche concrete; b) la banca d’investimenti invece che può operare e speculare liberamente sui mercati. internazionali.

Tra questi due comparti non ci deve essere alcuna commistione.

Negli Usa , negli anni ’90, esisteva  una regolamentazione in tal senso (la legge Glass Steagall), poi abolita o mai stata attuata. Questa legge andrebbe reintrodotta anche in Europa.

Invece in questi quattro anni sia l’Amministrazione Obama, sia le Autorità Europee, sia il Financial Stability Board (presidenza Draghi) non sono mai riusciti a proporre e a realizzare alcuna seria regolamentazione in materia. Qundi la speculazione continua e le banche d’affari continuano a fare il bello e il cattivo tempo come prima del 2008.

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3 comments for “IL DIRETTORIO FRANCO TEDESCO E LE BANCHE

  1. 20 febbraio 2016 at 15:00

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  2. 19 febbraio 2016 at 13:47

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  3. giorgio castriota s.m.b.
    12 novembre 2011 at 10:46

    Ottimo articolo. Sarebbe interessante sapere che cosa hanno fatto a questo proposito i nostri rappresentanti nell’Autorità Bancaria Europea. Hanno taciuto ?

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