LA C.D. PRIMAVERA ARABA RISCHIA DI TRASFORMARSI NEL DOMINIO DELLA SHARI’A?

Dai moti rivoluzionari avutisi in Tunisia ed in Egitto, prima, ed in Libia poi, sembrano emergere, come molti temevano, nuove realtà statuali che hanno, su pressione di partiti islamici anche se gli stessi si dichiarano moderati, la shari’a come fonte primaria del diritto.

Il che presenta incognite da non sottovalutare.

Per cercare d’individuarle occorre, innanzi tutto, comprendere, anche se la cosa non è facile, di che si parla.

Con il termine “shari’a” (= propriamente “strada battuta verso l’acqua”) s’intende la legge sacra dell’islamismo che, come l’acqua, è essenziale per la vita, qual’è dedotta dal Corano, testo dettato da Dio a Maometto, l’ultimo dei Profeti,testo che, essendo di origine divina, è immutabile ; dalla “Sunna”, l’insieme degli “hadith” cioè i detti,i fatti ed anche i silenzi, del Profeta; dallIgma’ ovvero il consenso della comunità mussulmana (opinione formulata in modo comprensibile da un numero sufficientemente grande di persone “competenti”);dal “Qiyas” o deduzione analogica da quanto prescritto dal Corano e dalla “Sunna”. Sono questi i “quattro fondamenti” del diritto islamico.

Si tratta, in conclusione,di un “corpus” normativo di origine religiosa che come tale dovrebbe essere rispettato dalla comunità dei credenti islamici (la “Umma “ ).

Esso incide su tutti gli aspetti della vita ovvero quella religiosa, quella sociale, le attività amministrative ed anche la politica.

Risulta arduo in questa sede, stanti la molteplicità delle fonti e la sovente poca chiarezza dei testi, riassumerne le regole. Occorre anche ricordare che nel corso dei secoli accanto alle norme c.d.

canoniche sorse nei vari territori un diritto consuetudinario e e furono emanate norme c.d. di pubblico interesse oltre che decreti governativi validi per le diverse realtà territoriali.

In base alla “Shari’a” le azioni umane sono catalogabili in cinque modi diversi:

-atti obbligati cioè doveri;

-atti meritori (consigliati, raccomandati);

-atti consentiti (permessi, leciti);

-atti riprovevoli (che offendono la sensibilità morale ma che non sono punibili);

-atti vietati,illeciti (“haram”).

Dato che la normativa islamica ha un carattere religioso non c’è distinzione tra peccato e reato talché un atto illecito è peccato e, per conseguenza, reato e d è, pertanto, punito dalla legge.

I principi religiosi che costituiscono le basi della “shari’a” fanno sì che la religione viene proiettata con forza nella vita pubblica e qui risiede, a nostro avviso, la differenza fondamentale con i principi ispiratori dei sistemi legislativi occidentali dove in via teorica (perfino nei domini papali ) si opera una separazione tra lo “jus civile”, che disciplina le attività dei laici, e lo “jus canonicum” che regolamenta le questioni religiose.

La “commixtio” tra le due sfere, che sembra propria della “Shari’a”, potrebbe agevolmente tradursi, segnatamente se prendessero il potere o esercitassero sui Governi una forte influenza partiti islamici integralisti come ad es. i “Salafiti” (da “Salaf” = ritorno alle origini ), all’applicazione di norme non compatibili con i principi democratici (libertà religiosa, eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, esercizio degli altri diritti fondamentali dell’uomo etc.).

Per fare qualche esempio pratico :sarebbe consentito ad un non Mussulmano che risiedesse in uno di questi Stati sposare una Mussulmana ed educare l’eventuale prole nella propria religione?

Cosa potrebbe succedere ad un Mussulmano che abiuri? Oltre alla già praticata esclusione dalla comunità mussulmana rischierebbe un processo di tipo “Tafkir” attraverso il quale viene denunciato e, se del caso,individuato un “Khafir” cioè un miscredente con la non improbabile conseguenza di una condanna a morte?

Sarà consentita la lapidazione degli adulteri anche se la colpa sia stata accertata con un regolare processo?

Verranno inflitte le pene corporali previste dalla “Shari’a” per altri i delitti (ad es. l’amputazione della mano ai ladri; la fustigazione)?

E si potrebbe continuare con i quesiti.

In conclusione: le incognite sono molte e preoccupanti ed il timore di un’involuzione, adiuvanti la crisi economica e la poca stabilità di quei Governi, verso regimi caratterizzati da influssi teocratici non ci sembra del tutto infondato.

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