Cosa c’entrano i controlli fiscali con un parcheggio abusivo?

Uno strano giro di vite quello annunciato dagli assessori di Milano Pier Maran (mobilità) e Marco Granelli (sicurezza): controlli fiscali a chi parcheggia sulle strisce riservate ai disabili senza averne diritto. A prima vista una decisione strappa-applausi. Chi infatti non vuole il pugno di ferro contro un comportamento antisociale del genere? E infatti chi ha redatto il codice della strada ci aveva già pensato: sanzione maggiorata rispetto al semplice divieto di sosta e due punti decurtati dalla patente. Ma evidentemente non basta.

Secondo le cifre ufficiali , nel 2010 le multe per sosta vietata sugli spazi generici per disabili sono state 10.802 (a fronte di circa 2.700 posti) e quelle sugli spazi assegnati a singoli disabili 1.134 (a fronte di circa 1.300 posti). Non è nemmeno il caso di dilungarsi sul fatto che occorra punire severamente chi commette questa odiosa infrazione. Ma i controlli fiscali che c’entrano?
Secondo i due assessori, chi è irrispettoso coi disabili potrebbe fare altre cose sbagliate, ad esempio evadere le tasse
. A noi sembra un ragionamento pericoloso, da cultura del sospetto, che in uno stato di diritto sarebbe meglio non immaginare nemmeno.

Una presunzione di colpa generalizzata per chi commette un illecito, esattamente il contrario del principio per il quale ognuno è tenuto a pagare per le colpe provate, e per tutto il resto ha il diritto di essere considerato innocente. I due assessori non se ne rendono conto, ma con il loro (retro)pensiero giustificano di fatto ogni comportamento che isola dalla comunità chi ha una macchia. Ad esempio, ogni datore di lavoro che non assume chi ha avuto a che fare con la giustizia pensando che potrebbe in futuro macchiarsi di qualche altro reato. Cultura del sospetto, appunto. Se poi vogliamo avanzare nel discorso, perché destinare a controlli fiscali chi parcheggia abusivamente sui posti per disabili e non, ad esempio, chi passa col rosso? A noi sembra ancora più pericoloso (e quindi meritevole di attenzione fiscale, se i due assessori hanno ragione) chi rischia di uccidere qualcuno.

Ma c’è di più. Maran e Granelli hanno tirato in ballo Londra. Secondo loro, nella capitale britannica questa pratica del controllo fiscale è in atto da tempo e con successo. Con una piccola indagine abbiamo scoperto che il “suggerimento” è stato dato da Beppe Severgnini, che l’ha poi anche scritto in prima pagina sul Corriere della Sera. In teoria quindi una buona fonte. Noi abbiamo provato a fare alcune verifiche, sia da soli, sia con l’Ambasciata a Roma. Le verifiche, però, non hanno portato a niente. Abbiamo scoperto tante cose interessanti, ma non quella dei controlli fiscali. Abbiamo scoperto, per esempio, che dall’aprile di quest’anno il governo britannico ha deciso di implementare i badge elettronici con richiesta e rinnovo online dei contrassegni, a fronte di un costo maggiore per chi ritiene d’averne diritto (da 2 sterline passerà a 10). Ma non abbiamo trovato nulla che dia riscontro al fatto che a Londra sguinzagliano i finanzieri contro chi commette un (pur disprezzabile) divieto di sosta sulle strisce per disabili.

Il nostro sospetto è che qualcuno abbia confuso l’espressione “fiscal controls” relativa a chi fa le multe (usata perché spesso le multe sono considerate “local taxes” nel Regno Unito) con, appunto, controlli anti-evasione fiscale.

Ma anche ammesso che a Londra lo facciano, sbaglierebbero loro.

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pubblicato su “Libertiamo” il 12/9/2011

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