CASO PAPA: LA SIMBOLOGIA DEL POTERE

L’On. Papa, dalle informazioni emerse, sembra essere uno straordinario burino, una esemplare fattispecie di ambiziosetto volgare e senza scrupoli da commedia all’italiana. Un tipo umano non raro in politica, e purtroppo meno raro ancora nel PDL, grazie alla, chiamiamola così, beata ingenuità de nostro Presidente.

Questo detto, credo che ogni sincero liberale debba ritenere la sua carcerazione uno scandalo ed una vergogna istituzionale.

Non entro nel merito delle indagini sulla cosiddetta P4, che mi sembrano esplorare terreni,  pur paludosi,  che riguardano il costume e la sociologia più che il codice penale: se vi siano nei confronti di Papa indizi gravi di reato, e non solo di malcostume politico e grevità personale,  non saprei, ma non è questo il punto.

Il punto è che la carcerazione preventiva si giustifica, e non solo per i parlamentari, solo dove esistano pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento di prove, circostanze che mi sembra impossibile ricorrano nel caso in specie, a maggior ragione se è vero che esistono già “gravissimi indizi di colpevolezza” a carico del nostro improvvido onorevole. I magistrati sono davvero convinti che Papa, con parrucca riccioluta e barba finta, stesse per scappare in Paraguay ? O che vestito da Diabolik smagnetizzi le tonnellate di floppy disk di intercettazioni che lo riguardano ? O che ci sia qualche furbissimo che oggi si rivolgerebbe a lui in cerca di lucrosi ed illeciti favori ? Siamo seri, su.

La richiesta di arresto di Papa è dunque un atto politico, e non giudiziario, e la sconfitta di Berlusconi con la autorizzazione concessa dalla Camera è una sconfitta politica gravissima. Una sconfitta purtroppo meritata, perché la strategia difensiva di Berlusconi di fronte a certi attacchi della Magistratura è sconcertante.

Quando la Magistratura ha attaccato Berlusconi direttamente, l’effetto per lui è stato tonico: più lo inquisivano, più saliva la sua popolarità. Nel match magistrati politicizzati-Berlusconi, moltissimi italiani, ed io per primo,tifano Berlusconi. Ma nel match Magistratura-politici ladri di galline, gli italiani stanno con la Magistratura. Se a fronte di notizie o indagini che sollevano molti dubbi sul piano della dignità personale (e prescindo dagli aspetti penali) di propri esponenti, la politica si arrocca in difesa e non è invece in grado di emendare e rigenerare se stessa,  il campo libero lasciato all’invadenza della Magistratura è inevitabile.

Nel caso Papa, a fronte della evidenza di comportamenti evidentemente incompatibili con l’etica pubblica, e ancora prescindo dagli aspetti penali, il Papa stesso andava non difeso, ma sospeso immediatamente dal PDL e invitato a dimettersi dal Parlamento. Dopo di ciò, si sarebbe dovuto votare, indignandosi nel metodo e non nel merito, contro la richiesta di arresto perché immotivata e strumentale.

Il desolante risultato è  che Berlusconi è ormai diventato il difensore del Palazzo. Lui che è entrato in politica per abbatterne i bizantinismi e portarla vicino alla gente, ne sta uscendo come il proprietario del Teatrino che voleva demolire. E’ un epilogo solo apparentemente bizzarro; è successo a lui quello che Ionesco pronosticava ai giovani sessantottini francesi: finirete tutti polverosi notai.  I liberali sanno bene, grazie a Mosca, Michels e Pareto, che i riti della democrazia nascondono una realtà di lotta per il potere tra piccole oligarchie autoreferenziali, con i mezzi che la politica mette loro a disposizione, e che per questo il potere vada sempre guardato con grave sospetto. Che “la casta” dei politici faccia prevalentemente i propri interessi, e non quelli dei cittadini, può essere fonte di  sorpresa e indignazione solo per chi pensa che lo Stato sia più una soluzione che un problema, e non è il nostro caso. Ogni tanto si spera che un cavaliere bianco (o un Cavaliere e basta) venga a smentirci, ma anche i benintenzionati ci disilludono.

La democrazia populista in particolare può essere utile solo se, nel breve lasso di tempo a disposizione del demagogo, pardon, del “leader”, di turno,  la concentrazione di potere gli consente di riformare le istituzioni ed, in una ottica liberale, rafforzare il “rule of law” e l’equilibrio dei poteri invece dell’arbitrio del governo. Questo nella storia hanno fatto alcuni pochi, adattando le istituzioni agli evoluti bisogni della società civile, da Giulio Cesare a Washington a De Gaulle, e  questo purtroppo non è riuscito a Berlusconi, partito per difendere davvero l’ Italia dai comunisti ed arrivato a difendere papponi e rubagalline non dai magistrati, ma dalle pedate nel sedere che certamente si meritano.

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2 comments for “CASO PAPA: LA SIMBOLOGIA DEL POTERE

  1. giorgio castriota santa maria bella
    26 luglio 2011 at 11:12

    Ottima analisi.

  2. mauro della porta raffo
    24 luglio 2011 at 15:52

    come sempre, intelligente ed efficace nell’argomentare.
    grazie.
    MdPR

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