L’affaire Cesare Battisti

I rapporti anche con i paesi c.d. amici sono sempre alquanto delicati perché occorre tener conto di  molteplici, rilevanti fattori: gli interessi economici talora ingenti, il correlato bilancio dei flussi turistici, le problematiche di natura strategica (ad es. l’appartenenza ad alleanze militari o ad organizzazioni economiche multilaterali importanti), la presenza nell’uno o nell’altro paese di nuclei d’immigrati consistenti etc.
La salvaguardia di tutti questi interessi è, perciò, non agevole e talora molto difficile da perseguire.

Un interesse dovrebbe, però, essere in primis tutelato: la dignità nazionale. E questo anche a costo  di ricevere, nell’immediato, qualche nocumento per quanto attiene ad altre utilità.
Salvaguardare la dignità nazionale si rivela, peraltro, premiante nel medio-lungo periodo perché si acquisisce il rispetto delle altre nazioni e ciò riduce il rischio di essere oggetto di atti di prevaricazione da parte di altri Stati.

Ci si consenta un piccolo ma significativo esempio a sostegno di questa tesi.
Negli anni ’60 (ci sembra durante il Governo Fanfani) il nostro Ministro per gli Affari Esteri ordinò ai diplomatici e funzionari dei ministeri italiani di non partecipare alle numerosissime riunioni che quotidianamente si tenevano a vario titolo nelle sedi della Commissione delle Comunità Europee o  della Segreteria del Consiglio dei Ministri delle stesse finché non fosse stata assicurata la traduzione simultanea dall’italiano verso le altre lingue ufficiali e viceversa (allora il francese, il tedesco e l’olandese). Vi era, infatti, il tentativo, con la scusa di difficoltà nel reperire interpreti dall’italiano, di imporre nelle riunioni il francese ed il tedesco come lingue di lavoro. Il che non solo avrebbe costituito una “diminutio capitis” per il nostro paese ma anche una non trascurabile difficoltà pratica. I nostri rappresentanti avrebbero, infatti, dovuto esprimersi in un’altra lingua su argomenti di rilevante importanza ed ascoltare gli interventi altrui nelle lingue originali senza l’ausilio della traduzione con il conseguente rischio di pericolosi fraintendimenti. Da parte dell’Italia si praticò   cioè per qualche tempo quella che fu chiamata la “politica della sedia vuota”. Alla fine gli interpreti  furono trovati!

Il caso Battisti è, a nostro avviso, la lampante dimostrazione che non vi è stata da parte del nostro Governo un’azione ben congegnata volta, innanzi tutto, a salvaguardare la dignità nazionale e contemporaneamente il diritto tout court.
Il nostro paese ha subito dal Brasile, paese considerato “molto” amico, un oltraggio gravissimo di cui non sarebbero stati oggetto – ne siamo quasi certi – altri importanti paesi, ad es. Francia, Regno Unito, Spagna, in genere molto attenti  nei fori internazionali alla tutela della propria dignità e pronti a reagire anche duramente e nei vari scacchieri utili (organizzazioni internazionali, rapporti bilaterali etc.) ogni qualvolta avvertano un “vulnus” in atto o potenziale della stessa.
L’Italia, per contro, è stata, salvo rare eccezioni, sempre riluttante ad adottare comportamenti  analoghi.

Siamo, perciò, convinti che alla base dello “schiaffo” fortissimo inflittoci vi sia stato il convincimento delle autorità brasiliane e della maggioranza dei giudici della Corte Suprema  carioca che dopo qualche protesta, anche se veemente, da parte nostra alla fine l’Italia, “pro bono Pacis” avrebbe fatto buon viso a cattivo giuoco.

D’altronde  forse che i Governi italiani succedutisi negli ultimi venti anni hanno protestato “seriamente” ed adottato le opportune iniziative nelle varie sedi (cioè non in quelle meramente giurisdizionali) per cercare di ottenere l’estradizione dei numerosi terroristi ed assassini italiani delle diverse formazioni rivoluzionarie di sinistra (non c’è stato solo Cesare Battisti!) rifugiatisi in   tale periodo in Francia grazie alla c.d. dottrina Mitterand che vietava l’estradizione dal suolo francese dei rifugiati per motivi politici (dottrina quasi certamente inventata dall’allora Presidente francese per fare cosa grata ai suoi sostenitori di sinistra, segnatamente agli intellettuali  “a caviale e Champagne”, e, contemporaneamente, per  far dimenticare la sua attiva partecipazione come funzionario del Governo Petain  al rastrellamento degli Ebrei  francesi) ?

Ed ancora: perché  l’attuale Governo si è deciso a richiamare il nostro ambasciatore a Brasilia e a convocare quello brasiliano a Roma (provvedimento indicativo, secondo la prassi diplomatica internazionale, di profonda preoccupazione od irritazione) solo dopo la pronunzia della Corte Suprema Brasiliana e non qualche mese fa quando c’erano già forti  avvisaglie di un verdetto a noi avverso?
(Per inciso e modestamente l’estensore di quest’articoletto l’aveva chiesto per iscritto al Ministro Frattini  il 30  dicembre u.s. cioè quando iniziarono a diffondersi le  indiscrezioni circa la volontà del Presidente  Lula di opporsi alla concessione dell’estradizione).

Ora abbiamo raccolto i frutti di questo comportamento pusillanime. “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. “Ahi  serva Italia”!

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