Il fantasma dei moderati (perdenti)

(articolo pubblicato www.libertates.com)

Un fantasma si aggira nel campo degli sconfitti dopo l’ultima tornata delle elezioni locali: il Partito dei Moderati. Sarebbe questa la Cosa che il premier Berlusconi e alcuni dei suoi luogotenenti avrebbero intenzione di “rifondare”, per voltar pagina e preparare un’improbabile riscossa in vista delle elezioni politiche, previste (se non ci saranno crisi di governo) tra due anni?

Ora, il fantasma del Moderatismo è proprio la pericolosa foglia di fico dietro la quale il Popolo della Libertà potrebbe mascherare le sue debolezze programmatiche, ideali e organizzative. Infatti, il moderatismo italiano è da sempre sinonimo di immobilismo, e la più tipica esponente di un simile filone politico-culturale è stata, ai tempi della Prima Repubblica, la Democrazia Cristiana. E’ questo il modello cui il berlusconismo vorrebbe approdare nella fase tardiva del suo potere? Magari sfruttando l’appartenenza al gruppo parlamentare europeo dei Popolari? Se questo è lo strumento immaginato per il riscatto, la disfatta finale è sicura. Perché il voto a valanga in favore del centro-sinistra, soprattutto a Milano, ha rappresentato un’esigenza esattamente contraria: in perfetta logica bipolare, una richiesta di alternativa e cambiamento di fronte alle insufficienze amministrative della maggioranza. Con buona pace dei centristi alla Casini, Fini, Tabacci e soci, ridotti dal voto al ruolo marginale dell’insignificanza.

Ma quale “Partito dei Moderati”, dunque? Il Pdl deve diventare tutto il contrario, come da sempre chiedono i Comitati per le Libertà: un partito aperto e plurale, con una leadership e candidati scelti attraverso le primarie. Con un’apertura alle richieste della società civile, mediante l’abolizione del quorum nei referendum. Con un “ripartenza” del federalismo, che rovesci i rapporti fra il centro e i governi locali. Con un’abolizione degli enti inutili, cominciando dalle province. Proseguendo con i costi dei Comuni minori, che andrebbero accorpati. E in prospettiva sostituendo anche le Regioni, spesso pletoriche e accentratrici, con Contee o Cantoni (cioè dipartimenti costituiti da gruppi di quattro o cinque delle province attuali). E poi non deve mancare tutto quanto sappiamo: incentivi agli investimenti produttivi, riforma fiscale, semplificazione, liberalizzazioni. Questo, per nulla moderato, né di destra né di sinistra né di centro, dovrà essere il Pdl se vorrà riconquistare il diritto a governare.

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