Dieci righe sul nucleare

Amici cari, quando si parla di energia, la fonte prima della vita industriale ed economica di un paese, non si scherza: lasciamo da parte preconcetti ideologici e chiacchiere vane, e stiamo ai fatti, ai solidi fatti.

Chi veramente può pensare che una fonte di energia primaria, per il nostro futuro, possa essere una energia che ha una storia di distruzione e di morte ? Una energia prodotta a costo di violenza all’ordinario fluire delle risorse naturali, e che un accidente della sorte, che statisticamente accadrà, un evento infausto della natura combinato con inevitabile insipienza dell’operare umano, tramuterà in inarrestabile catena di lutti ? Come possiamo essere così ciechi da mettere le leggi dell’economia prima di quelle della vita ?

In altre parole: nulla abbiamo imparato dal disastro del Vajont, che in poche ore fece duemila morti nelle nostre montagne, schiantando paesi e vallate ?  Come possiamo non chiedere lo smantellamento e la chiusura di tutte le dighe del paese, e l’eterna abiura dell’energia idroelettrica ?

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