Berlusconi al bivio

“Qui si parrà la tua nobilitate”, così Dante, gironzolando per l’inferno, stuzzicava lo Spirito Guida. Noi stuzzichiamo il nostro, di Spirito Guida, quel Silvio Berlusconi che ci ha trascinato nell’inferno della più orrenda campagna elettorale del dopoguerra, ben coadiuvato a Milano da una intronatissima Letizia Moratti, che ci apprestiamo a rivotare senza disperarci troppo se, come è probabile, perderà.

Roberto Perotti sul “Sole”, Pierluigi Battista sul “Corriere” e Giuliano Ferrara sul “Foglio” hanno bene spiegato in questi giorni le ragioni per le quali oggi il Cavaliere non meriterebbe di essere votato: sembra in effetti tutto preso a somigliare alla caricatura che di lui fa chi lo odia, un Berlusconi che imita il Guzzanti che imita Berlusconi.

Poiché dietro Berlusconi oggi non c’è nulla, e contro Berlusconi c’è una varia umanità in parte ripugnante in parte irrilevante, cerchiamo di pensare positivo, coltivando l’unica speranza possibile, cioè che la legnata elettorale svegli il nostro re dalla sua malia, e ce lo riporti con i piedi per terra, pronto a combattere a tutto campo per costruire una Italia diversa e liberale, e non chiuso nel suo rancore come un vecchio dedito ad ordire vendette contro i vicini molesti mentre la sua casa crolla.

L’uomo, lo diciamo in assoluta verità, merita tutta la nostra comprensione ed il nostro affetto: quanti avrebbero  resistito psicologicamente per decenni ad un assalto continuo di iene affamate di varia sottospecie, speranzose che il leone sia davvero ormai debole e ferito ? Quanti avversari da fronteggiare: la magistratura politicizzata, i poteri forti italiani ed esteri, la moglie, gli ex alleati, la malattia… se ci fosse stata anche una opposizione seria, sarebbe stato oggettivamente troppo. Il problema è che ultimamente il vero nemico di Berlusconi è lui stesso: o se ne accorge e rimedia, o il viale del tramonto sarà davvero triste, anche perché il suo tramonto sarà anche quello delle possibilità di riscatto del nostro paese.

Gli mancano due anni: può spenderli guardandosi allo specchio, come gli ultimi tre, senza nulla fare e nulla dire che realmente interessi agli italiani, lasciando mano libera ai suoi ministri, Tremonti permettendo, alcuni bravini altri meno, e consegnando ai posteri il ricordo di un Governo inodore incolore ed insapore, senza guida su una nave, pur passata la tempesta, senza rotta precisa né destinazione. Se vorrà nei decenni futuri essere ricordato per i bunga-bunga e le ridicole evocazioni dell’orco comunista, continui così, dimentico delle proprie straordinarie qualità, che attorno a lui hanno cementato, nel business ed in politica, la speranza di moltissimi, e dei giovani e degli intraprendenti in particolare.

Qui si parrà la sua nobilitate. Se è ancora il Berlusconi che abbiamo conosciuto, positivo, innovatore, solare ambizioso e spregiudicato nel fare, e non nel commentare a sproposito, in due anni può fare moltissimo: la smetta di parlare di giudici e comunisti, e dia al nostro paese ed alle sue lobby e corporazioni quella strigliata che tutti gli chiedono. L’elenco delle cose da fare non è difficile: tiri fuori il programma elettorale del 1994, ci aggiunga un federalismo serio e non le baggianate sui ministeri, e c’est tout.

Non è troppo tardi. In due anni la Thatcher e Reagan hanno rivoltato i loro paesi come calzini. Il suo risultato elettorale, dopo una campagna elettorale di rara meschinità e dabbenaggine, contro avversari certo non imbattibili, non è così negativo: molto, ma molto migliore di tutti i paralleli risultati mid-term dei governi in carica, come possono confermare Obama, la Merkel, Zapatero, Sarkozy ed il povero liberale inglese Nick Clegg. Per Berlusconi, la posta in gioco è il giudizio della storia, mica niente ma comunque affari suoi. Per noi, è il paese che consegneremo ai nostri figli, e sono affari nostri.

2 comments for “Berlusconi al bivio

  1. giorgio castriota santa maria bella
    16 giugno 2011 at 13:04

    Completamente d’accordo!

  2. 28 maggio 2011 at 19:10

    Che altro aggiungere prima di mettere anche la mia firma sotto quanto ha scritto con molto buonsenso Giambattista Rosa? Nient’altro se non ricordare l’urgenza degli interventi strutturali per una politica economica che dia speranza all’Italia di fermare il declino e la necessità che il mondo liberale trovi una casa comune per meglio incidere nelle politiche di governo del Paese.

    Vedi
    I 20 interventi strutturali per lo sviluppo dell’Economia – 12-2009
    http://www.studiliberali.it/index.php?page=soluzioni-proposte-economia

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