Manifesto per le privatizzazioni

Alessandro De Nicola, Franco Debenedetti ed Edoardo Croci hanno elaborato per l’Adam Smith Society un Manifesto per le Privatizzazioni, pensato soprattutto per Milano ma il cui messaggio fondamentale si estende a tutti gli enti locali.

Aderire è semplicissimo, basta andare sull’home page www.adamsmith.it e con pochi click si completa l’iter. Oppure potete scrivere direttamente alla casella info@adamsmith.it.

Il Manifesto sarà’ presentato dagli autori presso la sede di Assosim in Piazza Borromeo, 1 – 20123 Milano mercoledì 11 maggio alle 18.00. Presiederà Michele Calzolari, Presidente Assosim, firmatario del Manifesto per le Privatizzazioni.

Clicca qui per scaricare il manifesto in PDF

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The Adam Smith Society

Estensori del Manifesto per le Privatizzazioni
Edoardo Croci, Franco Debenedetti, Alessandro De Nicola


Liberare le energie positive di Milano: un Manifesto per le privatizzazioni.

Milano vive un momento cruciale: nei prossimi anni la città muterà in parte il suo volto fisico grazie alle grandi operazioni di trasformazione urbana e di sviluppo dei sistemi della mobilità che si stanno sviluppando sul suo territorio e nel 2015 ospiterà l’Expo, un’occasione unica per ribadire il proprio ruolo di città più internazionale ed innovativa del paese.

Non solo, ma anche per questi motivi, riteniamo che sia giunto il momento di condurre una riflessione approfondita sulla presenza della mano pubblica nell’economia e nella società civile milanese. Per essere espliciti, noi crediamo che il comune di Milano debba intraprendere un drastico processo di privatizzazione dei propri beni, immobili e mobili, e di liberalizzazione dei servizi pubblici. Pur in presenza di diversi esempi di corretta gestione del patrimonio pubblico, lo scandalo di cattiva gestione del patrimonio immobiliare del Pio Albergo Trivulzio e degli altri enti ed istituzioni milanesi ha ancora una volta fatto da monito rispetto a cosa può succedere quando la classe politica amministra beni pubblici: l’irresponsabilità, l’interesse personale, l’incompetenza sono seri pericoli di distruzione di ricchezza.

Perché è necessario privatizzare e contemporaneamente, laddove sussiste una situazione di monopolio od oligopolio protetto da barriere all’entrata, liberalizzare?

1) Il bilancio pubblico: L’Italia è oberata da un pesante debito pubblico ed ha un livello di spesa pubblica elevatissimo (2009: 52%; 2010: 50,8%) e un peso fiscale ormai insopportabile (non dimentichiamo che le entrate dello Stato, se calcolate sul PIL “emerso”, sono prossime al 60% del suo valore). Non è detto che questo porti ad una riduzione delle spese dello Stato centrale ma, grazie al federalismo fiscale, certamente si passerà ad uno spostamento dell’onere di finanziamento dei servizi pubblici verso la periferia. E’ perciò ingiustificabile che i comuni non solo non procedano a fare economie, ma che continuino ad essere proprietari di società di diritto privato a scopo di lucro. Con i ricavati della vendita si potranno finanziare opere infrastrutturali, evitare di tassare i cittadini (o meglio, ridurre il loro peso fiscale), diminuire il proprio debito.

2) Efficienza: le nomine ai vertici delle società pubbliche sono inevitabilmente ed inequivocabilmente ispirate anche da criteri di appartenenza politica a scapito della professionalità (il che non esclude in alcuni casi la presenza di eccellenti manager alla loro guida). Le scelte aziendali possono essere influenzate da considerazioni di stampo populistico ed elettorale che poco hanno a che fare con la sana gestione dell’impresa. I sindacati interni esercitano un potere di molto superiore a quello che ci si potrebbe attendere in una logica di normali relazioni industriali. In altre parole si dà luogo ad un’inefficiente allocazione delle risorse e ad una perdita di ricchezza che influenza negativamente l’intera economia.
Le esperienze empiriche ci confermano che, soprattutto quando la privatizzazione è accompagnata da provvedimenti di liberalizzazione dei settori interessati, la vendita delle aziende pubbliche genera efficienza e creazione di ricchezza e competenze. Liberalizzazione e privatizzazione sono le condizioni per far emergere la meritocrazia e la cultura delle regole anche nel nostro paese.

3) Trasparenza: malauguratamente la soprattutto la proprietà pubblica totalitaria può generare fenomeni corruttivi in quanto i gestori delle aziende rispondono ad azionisti distanti (l’elettorato) e sono sottratti ad alcune logiche di mercato. Inoltre si crea una commistione di interessi tra lo Stato (o l’ente pubblico) regolatore e lo Stato imprenditore.
Controllati e controllori rispondono in ultima istanza allo stesso potere politico che li ha nominati.

4) Concorrenza: le imprese pubbliche, grazie alla garanzia implicita della proprietà statale,
hanno un accesso al credito, bancario e commerciale, facilitato rispetto a quelle private, alterando così i principi della libera concorrenza. Inoltre, non è un caso che, laddove la proprietà è pubblica, i regimi esistenti di monopolio tendono a perpetuarsi a protezione delle rendite di posizione delle imprese in mano allo Stato e non consentono di porre rimedio a situazioni di inefficienza e bassa qualità dei servizi.

Una proposta per Milano
Qualità ed efficienza nella gestione dei servizi pubblici rappresentano gli obiettivi
fondamentali per un’amministrazione comunale attenta ai bisogni dei cittadini e all’uso
delle risorse pubbliche.

A Milano molti servizi pubblici sono affidati ad aziende partecipate (spesso con una quota maggioritaria o totalitaria) dal Comune stesso e da altre amministrazioni pubbliche.
Con l’eccezione della Centrale del latte e delle farmacie, a Milano è di fatto mancata una politica di privatizzazioni. Tant’è vero che il Comune di Milano è fra tutti i comuni italiani quello che detiene più partecipazioni in imprese (93) e di maggior valore (2,5 miliardi di euro) – dati Civicum, 2009.

L’applicazione della “riforma Lanzillotta” ha quantomeno consentito di porre un limite numerico alla composizione dei Consigli di amministrazione, comportandone in quasi tutti i casi alla riduzione dei componenti.

Tuttavia, non vi è stata nessuna valutazione sugli effettivi risultati ottenuti dagli amministratori. Ma ancora più grave è risultata una certa inerzia rispetto al dovere di rendere competitive e ben gestite le imprese controllate dal Comune di Milano, che a confronto con le imprese private operanti negli stessi settori sul mercato europeo risultano avere costi più elevati ed un valore aggiunto inferiore.

Più grave perché i costi di tali inefficienze sono indirettamente sostenuti dai cittadini milanesi, sottraendo risorse al bilancio comunale.

In questo quadro è necessario un piano complessivo di interventi con la finalità di:

– migliorare sostanzialmente la qualità dei servizi pubblici gestiti del Comune, che rappresentano un fattore di qualità della vita e di competitività per la città e per i soggetti economici che vi operano;
– ridare efficienza alle società che gestiscono i servizi pubblici, evitando lo spreco di denaro pubblico attuale che comporta o il peggioramento dei livelli d servizio, o l’aumento delle imposte a carico dei cittadini;
– eliminare le malversazioni e l’occupazione delle posizioni aziendali da parte dei partiti, in una logica di etica del buongoverno.

A questo fine è opportuno privilegiare la gestione dei servizi pubblici da parte dei privati, cedendo secondo modalità diverse a seconda del settore, l’intera quota (il mantenimento di quote di minoranza, soprattutto con “golden share” non consente di valorizzare pienamente le società).

Naturalmente la gestione da parte di privati dei servizi pubblici non compromette il carattere pubblico delle attività, che viene garantito dalle modalità di affidamento, dai contratti di servizio e, più in generale, dalla regolamentazione di settore.

Tale piano dovrebbe prevedere alcune dismissioni prioritarie in tempi brevi, mentre in altri casi è possibile il mantenimento in mano pubblica per periodi più lunghi, a condizione di procedere ad un radicale miglioramento qualitativo dei servizi, efficientamento e sottrazione al controllo dei partiti, che richiede diversi criteri di selezione e valutazione degli amministratori sulla base delle reali competenze professionali e dei risultati e la massima trasparenza di tali processi.

Gli interventi di affidamento della gestione ai privati e/o di efficientamento dovrebbero riguardare anche altri servizi oggi gestiti internamente dal Comune o affidati ad altre società pubbliche (es. ALER per la gestione del patrimonio immobiliare).

I passi da intraprendere

Passando ad una proposta concreta che riguardi quantomeno le principali partecipazioni del Comune di Milano, la Adam Smith Society propone che entro la prossima legislatura comunale, la giunta proceda alla completa privatizzazione (intendendosi come tale la cessione della totalità delle proprie partecipazioni a soggetti privati che non siano quindi a loro volta controllati da enti o imprese pubblici, nazionali o stranieri) attraverso quotazione in Borsa o una procedura di asta pubblica delle società (in alcuni casi è ipotizzabile di favorire un’azionariato diffuso da parte dei cittadini milanesi, destinatari dei servizi erogati):

Milano Ristorazione s.p.a.

Sogemi s.p.a.

SEA s.p.a.

A2A s.p.a.

Milano Sport

Autostrade Serravalle s.p.a. (quota comunale)

oltre che l’alienazione del patrimonio immobiliare di proprietà del comune o di enti comunali, con l’esclusione del patrimonio di valore storico, monumentale e artistico.

Per A2A, il cui controllo è condiviso con il Comune di Brescia, si dovrebbe procedere ad avviare consultazioni con quest’ultimo ente locale per programmare una privatizzazione che assicuri la continuità del progetto industriale ed un’attenzione alle esigenze del territorio.

Inoltre, sempre entro la prossima legislatura, si propone di ristrutturare MM eliminando la possibilità di sussidi incrociati fra le unità di ingegneria e gestione idrica, di rendere concorrenziale l’attività di engineering e di rivedere le condizioni di affidamento dei servizi di trasporto pubblico e di gestione idrica secondo logiche di mercato in vista di creare le condizioni per una futura privatizzazione, nonché di individuare e procedere alla
vendita delle altre società minori che forniscono servizi i quali possono essere o sono già attualmente forniti da imprese private.

A tal fine la prossima giunta potrebbe velocemente formare una task force di esperti provenienti dalla società civile che entro pochi mesi –basandosi su molti studi già predisposti in passato- prepari un credibile piano per le privatizzazioni.

Si tratta di passi coraggiosi, ma a nostro parere imprescindibili per creare a Milano nuove energie, concorrenza, afflusso di risorse finanziarie e migliore gestione del patrimonio pubblico.

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