Dizionario politicamente scorretto: Vizi

I liberali guardano all’uomo così com’è, non sperano di farne qualcosa di granché migliore o diverso. Savonarola, antipatico quasi quanto Travaglio, non è dei nostri.

Pur se a molti è chiaro che una società di rammolliti sarà presto una società schiava, ed il richiamo ai sani principi morali come fondamento del vivere civile vien di conseguenza, noi siamo, come il saggio confessore, piuttosto tolleranti verso i “vizi”, talora addirittura moderatamente simpatizzanti, riconoscendone spesso l’inevitabilità, ogni tanto la gradevolezza, spesso anche un certo valore sociale, come notato da R.W. Emerson: what we call sin in others, is experiment for us. Soprattutto, non sopportiamo il moralismo progressista, ultimo rifugio di una cultura nata libertaria ed oggi misera e tetra. Berlusconi condividerebbe il pensiero di Oscar Wilde, che sotto processo ed in galera per i suoi amorazzi ci finì davvero: Scandal is gossip made tedious by morality, nonché la definizione di “Puritano” data da HL Mencken: the haunting fear that someone, somewhere, maybe happy. Più discutibile la sua definizione di coscienza: the inner voice that warns us somebody may be looking. Un libertario estremo come J. Hardwick arriva a condannare qualche vizio, ma per ragioni tutte sue: don’t do drugs, because if you do drugs you will go to prison, and drugs are very expensive in prison.

Del resto, persone di nota, benché discussa, virtù come Lincoln l’avevano già notato nella gente in generale Folks who have no vices have very few virtues, ed altre di virtù meno certificata, come Churchill, lo dicevano di qualcuno in particolare He has all the virtues I dislike and none of the vices I like.

Che il sentiero della libertà non porti sempre al bene, del resto, lo aveva già chiarito Burke: The effect of liberty to individuals is that they may do  whatever they please: we ought to see what it will please them to do, before we risk congratulations. Peraltro, c’è poco da fare: lui stesso, il più conservatore dei liberali, aggiungeva: Toleration is good for all, or is good for none.

Di tutti i vizi, quello più rimproverato ai liberisti è di costruire una cultura dell’egoismo, anzi addrittura dell’avidità spietata, del “greed”. A questa sciocchezza ha risposto una volta per tutte Milton Friedman; What a kind of society isn’t structured on greed ? The problem of social organization is how to set up an arrangement under which greed will do the least harm; capitalism is that kind of system. Una giustificazione più biologica la dava già Samuel Butler: All progress is based upon a universal innate desire of the part of every organism to live beyond his income. Ma il progresso, si sa, non è più di moda, tra i progressisti. Né l’innovazione: tra i vari vizi, quello dell’amore per il “lusso” è stato in realtà il motore della crescita della qualità della vita per tutti, poiché, come ricorda Hayek, i lussi criticati ieri sono i “bisogni” reclamati domani: every advance first comes into being as a luxury of few rich people, only to become, after a time the indispensabile necessity to be granted to everyone.Luxury consumption provides industry with the stimulus to discover and introduce new things.

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